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“Una panchina, una bottiglia, un sax che non risponde”, questa breve descrizione rimanda il senso ed il significato dell’intero spettacolo: la povertà materiale e sociale degli invisibili e la solitudine del non essere.
La produzione UAO Spettacoli porta in scena, in prima nazionale al Teatro Cometa Off, una rappresentazione cruda e graffiante su coloro che vivono ai margini della società, delle città, della vita. In un’ora di monologo la protagonista senza nome (elemento significativo della “trasparenza” di alcuni) parla ininterrottamente alternando confessioni, accuse, fantasticherie e rabbia. L’intero spettacolo, scritto da Carlo Picchiotti con la collaborazione di Anna Piscopo anche interprete e regista dell’opera, si scaglia contro l'ipocrisia dei benestanti, coloro che possiedono un tetto sulla testa (mentre la protagonista devo contendersi un angolo di marciapiede con altri disperati più aggressivi di lei), che non sperimentano la solitudine urbana e quell’essere invisibili che genera l’indifferenza di chi passa veloce aggirando i corpi allungati su sporchi marciapiedi “gelidi d’inverno e bollenti d’estate”. In questo diluvio di parole e pensieri emergono altre figure di abitanti della strada: Julio il rom, forte della sua aggressività e Mbake un “negro” costretto a dimostrare sempre di essere un buono, varia umanità che popola le strade e arreda con cartoni e carrelli della spesa tratti di strade eletti a propria casa. Tanti i temi affrontati nel racconto e sottolineati da un costante sottofondo musicale (il sax di Milena Angelè, non solo un suono, ma quasi un secondo personaggio che senza mai proferire parola riesce a rispondere ed a interagire con l’agitata protagonista): l’elemosina come mezzo di acquisizione di indulgenze, il gioco del “facciamo che” utilizzato per sondare la capacità di costruire bugie, la marginalità assimilata ad una disgrazia e mai ad una scelta di libertà, la perdita di tutto anche della propria identità di genere arrivando a non distinguere un uomo da una donna. E poi c’è la solitudine, quell’esperienza che accompagna e logora chi vive ai margini, un distacco emotivo dagli altri, che diventa causa e spiegazione di tanto disagio e della rabbia che la protagonista urla in faccia al pubblico in sala in alcuni momenti di dialogo diretto con gli spettatori. “BARBONƏ” è uno spettacolo che non fa sconti, politicamente scorretto e assolutamente non buonista. “Io non voglio fare pena: voglio fare paura” esprime perfettamente lo stato d’animo non solo della protagonista senza nome, ma di tutto un universo sommerso e dimenticato che ribolle, crea gerarchie tra nazionalità, scalpita e combatte per una bottiglia di vino, un gelato al cioccolato o una postazione vicino al un tubo di scarico maleodorante, ma caldo. Se l’intento della rappresentazione è quello di scuotere qualche animo e aprire un varco sul velo di ombre che racchiude l’universo del clochard, bisogna dare atto agli autori che certamente il testo e la messa in scena non lasciano indifferenti gli spettatori su questo annoso argomento. Ma si sa che il passaggio dalla presa di coscienza all’agire è lungo ed impervio.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 1 ottobre 2026. |
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Una panchina, una bottiglia, un sax che non risponde. BARBONƏ Ha perso il lavoro, la casa, il genere. Adesso sta perdendo anche il nome. di Carlo Picchiotti e Anna Piscopo regia e interpretazione Anna Piscopo sax dal vivo Milena Angelè produzione UAO Spettacoli
Dall’1 al 4 ottobre 2026 debutta al Teatro Cometa Off di Roma BARBONƏ, testo di Carlo Picchiotti e Anna Piscopo, con la regia e l’interpretazione di Anna Piscopo e il sax dal vivo di Milena Angelè. Una produzione UAO Spettacoli. Uno spettacolo che non chiede pietà: la rifiuta, la smonta, la rimanda al mittente. In scena una donna — o forse un uomo, non si capisce più, e non importa più — che passa la notte accanto a una sassofonista di strada. Le hanno rubato l’angolo di marciapiede dove dormiva da due inverni. Non ha un cartone, non ha un bicchiere, non ha un nome che qualcuno chiami. Ha una bottiglia e ha da parlare. Per un’ora racconta, provoca, bestemmia, ricorda, mente. Perché la sua è una vita che nessuno ascolta, e allora tanto vale inventarsela meglio. La schwa del titolo non è una moda. È una ferita. BARBONƏ è il racconto di chi ha smesso di appartenere: al lavoro, alla normalità, perfino al proprio genere. Quando hai freddo per dieci inverni di fila il corpo smette di fare distinzioni: diventa soltanto una cosa che trema, e una cosa che trema non ha sesso. Resta un corpo esposto a una città che consuma e poi smaltisce. Il titolo tiene insieme la perdita dell’identità sociale, di genere e di ruolo in un unico segno che non si pronuncia — come chi lo porta addosso. Tra confessione, invettiva e poesia civile, la voce in scena attraversa le contraddizioni del presente: l’ipocrisia di chi ha un tetto, la solitudine urbana, l’indifferenza addestrata con cui si scavalca un corpo per terra. Ci sono Julio il rom, che sputa in faccia a chi lo ignora da tre minuti col braccio teso. C’è Mbake, che regala il suo unico gelato a una vecchia perché deve sempre dimostrare di essere buono. C’è l’elemosina come acquisto di indulgenze, punti raccolti per un posto in Paradiso. E c’è il ricordo delle lucciole, spente una notte per sempre e sostituite dalle insegne: quelle brillano, ma non respirano. (Fonte: comunicato stampa)

Teatro Cometa Off Via Luca della Robbia 47 Roma (Testaccio) Info e prenotazioni: 06 57284637
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— www.cometaoff.it Date e orari giovedì 1 ottobre 2026, ore 21.00 venerdì 2 ottobre 2026, ore 21.00 sabato 3 ottobre 2026, ore 19.00 domenica 4 ottobre 2026, ore 17.30 Durata: 60 minuti circa, senza intervallo. Ufficio Stampa Maresa Palmacci tel. 3480803972
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