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Una storia d’amore, di passione, di arte e di dolore, vissuta all’ombra di una delle più cruente rivoluzioni del secolo scorso.
Un grande tavolo, arricchito con una lunga tovaglia bianca, riempie un palco altrimenti totalmente disadorno. Ai due estremi siedono i protagonisti della storia: Frida Kahlo e Diego Rivera, impeccabili padroni di casa in un immaginario ricevimento nel quale, avventurandosi in un gioco di società, agli ospiti viene proposto di porre domande ai due artisti che si impegnano, nelle risposte, a dire la (loro) verità. Ne deriva un racconto di eventi, storie, drammi e arte che i due protagonisti, litigando, spalleggiandosi, accusandosi reciprocamente di tradimenti, offrono agli “ospiti” in sala: il diario di una passione travolgente che non è terminata neanche dopo il divorzio, né è stata scalfita dai continui tradimenti, l’esaltazione dell’arte per esorcizzare la sofferenza, i colori del Messico e le lotte politiche, il famigerato “incidente” che tanto ha inciso sull’esistenza della famosa pittrice. “Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego Rivera”: questa frase della Kahlo, fortemente significativa, ricorda l’uomo più crudele che le ha rubato il cuore e l’anima ed il grave incidente sullo scuolabus, avvenuto nel 1925, che la costrinse a subire ben 32 operazioni ed a restare immobile per un anno, dal quale non si riprese mai completamente e che fu fonte di ispirazione, soprattutto per i suoi celebri autoritratti creati guardandosi riflessa in uno specchio dalla sua forzata posizione sdraiata nel letto. “La colomba e l’elefante” (soprannomi attribuiti ai due artisti ispirati dalle loro fattezze fisiche) è uno spettacolo dinamico nel quale sono le domande, estratte a caso da un vaso, che danno lo spunto per i racconti, non c’è quindi una sequenza logica o temporale, ma si assiste ad un groviglio di riflessioni estemporanee a volte tristi, altre ironiche, che intrecciano la passione per la pittura con la rivoluzione messicana, i colori delle case con le vicissitudini amorose, generando momenti di grande introspezione accanto a quasi comiche scenette nelle quali i due grandi pittori si azzuffano e si coccolano. Ad emergere in questa narrazione (merito di un testo molto ben strutturato) è soprattutto la grande forza di una donna minuta che non si è fatta fermare dalle avversità, talmente libera da esporre il suo martoriato corpo nelle tele, un’icona di resistenza, di lotta, un modello ispiratore per altre donne perché siano capaci di essere libere e di vivere anche in maniera anticonvenzionale senza timore di mostrare il dolore fisico e psicologico. Spettacolo intenso ed emozionante, arricchito dalla proiezione delle immagini dei capolavori di Frida Kahlo. Assolutamente da apprezzare la scelta dell’abito indossato dalla protagonista: una quasi irriconoscibile Debora Caprioglio veste letteralmente i panni della famosa pittrice quasi riproponendone le fattezze e la gestualità, a tratti teatrale, nonostante l’andatura claudicante e la rigidità del busto per la dolorante schiena. Sornione ed accattivante Roberto D’alessandro (regista e coautore del testo), un Diego Rivera un po’ opportunista ed impulsivo, corpulento ed irriverente, ma allo stesso tempo profondamente umano. Peccato dover rilevare qualche inciampo nella recitazione, ma forse anche due attori “navigati” in una prima nazionale subiscono la pressione dell’emozione.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 2 luglio 2026.
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DEBORA CAPRIOGLIO in LA COLOMBA E L’ ELEFANTE una visita a casa di Frida Kahlo e Diego Rivera pièce in un atto di ROBERTO D’ALESSANDRO e Federico Valdi diretto da ROBERTO D’ ALESSANDRO in scena nei panni di Diego Rivera
Ci troviamo nella grande casa dipinta di blu, Casa Azul nel quartiere Coyoacán a Città del Messico, il teatro ha lo straordinario potere di trasportarci con l’immaginazione ovunque ci serva di essere, quindi eccoci nella Casa Azul, Frida Kahlo e Diego Rivera hanno vissuto qui insieme per tantissimi anni. I due stanno dando un ricevimento, e Diego accoglie il pubblico in sala come se lo facesse entrare nel salone di casa. Quando tutti gli “ospiti” si saranno accomodati, entrerà Frida. Dopo una breve presentazione e un discorso di benvenuti, la coppia decide di fare il gioco della verità e di rispondere ad una serie di domande fatte dagli ospiti, domande anche molto indiscrete e Frida e Diego risponderanno a quelle domande, litigando, spalleggiandosi, senza mai sottrarsi alla verità. E così scopriremo che Frida Kahlo e Diego Rivera, soprannominati l’elefante e la colomba per le loro fattezze fisiche (Diego Rivera era corpulento e di grande statura, mentre Frida era minuta e delicata), hanno intrecciato biografie e arte senza risparmiarsi, impastandole a ideali di giustizia, lotte politiche e genio. A far loro da sfondo, come quinta irrinunciabile della loro storia, un Messico attraversato da una delle più grandi rivoluzioni del ‘900. (fonte: comunicato stampa)

Teatro Tor Bella Monaca Via Bruno Cirino 5 Roma
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