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L’apparato scenotecnico si rivela di una precisione geometrica e di una meticolosità ingegneristica. Le scene storiche di Achille Lualdi e Ugo Bellio, magistralmente restaurate e integrate da Franco Citterio, non fungono da semplice sfondo, ma da veri e propri catalizzatori spaziali. Di straordinario interesse critico è l’uso del trompe-l'œil e della prospettiva scientifica, qui intesi non come espedienti puramente decorativi, ma come vere e proprie tecniche di movimento della scena. Attraverso linee di fuga calibrate millimetricamente sull'orizzonte visivo della marionetta, l'illusione ottica genera una profondità dinamica: l'occhio dello spettatore percepisce uno spostamento e un'ampiezza spaziale che dilatano artificialmente i confini fisici del palcoscenico, conferendo alle transizioni un respiro quasi architettonico. ![]() I dodici quadri si susseguono così con un ritmo cinematico ante-litteram, dove la transizione da un’ambientazione all'altra (dal battello a vapore al traforo del Cenisio) avviene con fluidità sinfonica. I costumi, realizzati dalla Sartoria della Compagnia su disegni filologici di Alfredo Edel, Luigi Bartezago e Caramba, sono capolavori di microscopica sartoria d'arte: la rifrazione delle luci sui tessuti e l'accuratezza dei dettagli materici amplificano la statura epica dei piccoli attori di legno. Il nucleo pulsante dello spettacolo risiede nella straordinaria perizia del corpo docenti-marionettisti (Citterio, Corbella, Cosulich, Coviello, Di Marco, Marcolegio, Schiavolin, Sette). Muovere una marionetta nell’ Excelsior non significa semplicemente impartire un moto, ma tradurre la complessa partitura coreografica di Manzotti in una grammatica di fili, bilancini e contrappesi. Il virtuosismo tecnico si palesa nella gestione delle masse e nei passi a due: le marionette sfidano la gravità con una grazia ieratica, dove l'antropomorfismo del movimento tocca vertici di assoluto lirismo. L'espressione drammatica, priva della mimica facciale anatomica, è interamente demandata alla postura, all’inclinazione del capo, all’estensione geometrica degli arti. La partitura musicale di Marenco, asse portante della narrazione, trova un perfetto contrappunto nella vocalità profonda e carismatica di Lisa Mazzotti, la cui voce recitante funge da collante epico e narrativo, conferendo solennità al testo. La regia di Eugenio Monti Colla, ripresa con assoluto rigore da Franco Citterio e Giovanni Schiavolin, ha il merito di preservare l’ingenuità visionaria della Belle Époque senza cedere al kitsch. Sebbene lo spettacolo sia formalmente consigliato a partire dai 10 anni per la fruibilità della sua componente fantastica e per il dinamismo visivo, esso si rivolge primariamente a uno spettatore capace di decodificare la complessità semiotica del teatro di figura. Questa produzione (Associazione Grupporiani, Comune di Milano, Regione Lombardia) si conferma un monumento vivo della tradizione teatrale italiana: un microcosmo perfetto in cui la materia inanimata si fa portatrice dello spirito di un’epoca, celebrando l'unione indissolubile tra arte, scienza e storia. La presente recensione è riferita alla rappresentazione del 24 giugno 2026. |
In scena al Teatro alla Scala nel 1881, il “gran ballo” Excelsior è ideato da Luigi Manzotti, con musiche di Romualdo Marenco, per celebrare il progresso, la scienza e il trionfo della Luce contro l’Oscurantismo, attraverso undici quadri che esaltano le opere e le invenzioni di quel periodo: dal battello a vapore al piroscafo, dal canale di Suez al traforo del Moncenisio. Uno spettacolo grandioso, simbolo dell’ottimismo positivista, che ebbe da subito un enorme successo: nel 1895 – a quattordici anni dal debutto – entra già nel repertorio delle “teste di legno” della Carlo Colla & Figli, portando così, anche al pubblico popolare, un’opera simbolo di modernità. «Non è per spirito di imitazione – commentò Eugenio Monti Colla – per gusto dell’ironia o, peggio ancora, per desiderio di scimmiottamento satirico che il mondo delle marionette punta ai grandi balli scaligeri, e al ballo Excelsior in particolare. È piuttosto un sostituirsi all’uomo là dove la creatura umana diviene goffa, banale, priva di veridicità, tutta protesa com’è a propagandare folli ideali di fratellanza fra i popoli, di progresso scientifico e di concordia universale. La marionetta può affermare tutto questo senza precipitare nella caducità degli eventi e nella terribile realtà di imprese imperialistiche e di sanguinosi conflitti mondiali.»
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