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Nel cuore pulsante di Catania, la commedia molièriana ritrova la sua linfa più autentica, inserendosi in quel solco del Classicismo francese del Grand Siècle e dove l'imperativo oraziano del placere et docere si fa carne, satira e sublime intrattenimento sotto l'egida ideale del Re Sole. Molière, d'altronde, permane l'indiscusso demiurgo del teatro occidentale, avendo operato una rivoluzione copernicana strutturata sulla codificazione della commedia di carattere e di costume. Egli seppe superare magistralmente le vecchie farse e gli schemi ormai rigidi della Commedia dell'Arte italiana, poiché le sue partiture drammaturgiche non si adagiano sul mero brio degli equivoci, ma si elevano attraverso un'acuta analisi psicologica dei personaggi e una spietata critica della società del tempo. Attraverso la satira sociale e la denuncia dell'ipocrisia, l'autore ha brandito la risata come un'arma affilatissima per stigmatizzare i vizi umani e le storture del Seicento, fustigando i finti devoti ne Il Tartufo, l'attaccamento morboso al denaro ne L'avaro, la supponenza dei medici ciarlatani ne Il malato immaginario o l'ossessione per l'apparenza e il vuoto intellettualismo ne Le intellettuali. Il realismo e la complessità dei suoi protagonisti, pur esasperati talvolta sino alla caricatura, emergono così come figure profondamente umane, sfaccettate e tragicamente attuali, capaci di parlare all'uomo di ogni epoca. ![]() La firma registica di Luca Verdone si riverbera sulla scena con la forza di un'affezione di lungo corso per la terra catanese, traducendosi in una concertazione estetica di raro pregio. Lungi dal cedere alle lusinghe di un vuoto minimalismo contemporaneo, Verdone rivendica con fiera e colta ostinazione il primato del filologico e del fastoso, dove crinoline vaporose, parrucche e posticci non sono meri orpelli, bensì correlati oggettivi di un'epoca e feticci di un'apparenza che la regia sa valorizzare ed esaltare con sapiente ironia. Le scene di Giacomo Andrico e i costumi di Thiago Marcondes dialogano magnificamente con questo impianto, sostenuti dalle architetture sonore di Alessio Vlad e dal disegno luci di Gaetano La Mela. La compagnia del Teatro Stabile di Catania offre una prova attoriale maiuscola, in cui Agostino Zumbo, Evelyn Famà, Carmela Buffa Calleo, Rita Fuoco Salonia, Luca Iacono, Marcello Montalto, Liborio Natali e Pietro Casano si muovono con millimetrica precisione e vibrante intensità, restituendo al pubblico la complessa tridimensionalità dei tipi molièriani, esaltati dalla forbita traduzione di Luca Micheletti. ![]() Unica dolente nota in un simile trionfo d'arte risiede, purtroppo, proprio nella pur suggestiva scelta della sede. L'imponente rappresentazione ha dovuto infatti subire i limiti di una logistica non nativamente teatrale, poiché l'ampio cortile esterno del palazzo ha manifestato un vistoso deficit nella propagazione d'onda e nella visibilità prospettica, traducendosi in un sensibile depauperamento della resa acustica e in una faticosa fruizione ottica da parte degli spettatori. Si tratta di un vulnus strutturale che tuttavia non inficia lo spessore artistico di un'operazione culturale di altissimo magistero. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 17 giugno 2026. |
La scuola delle mogli traduzione Luca Micheletti regia Luca Verdone scene Giacomo Andrico costumi Thiago Marcondes musiche Alessio Vlad luci Gaetano La Mela con Agostino Zumbo, Evelyn Famà, Carmela Buffa Calleo, Rita Fuoco Salonia, Luca Iacono, Marcello Montalto, Liborio Natali, Pietro Casano Produzione Teatro Stabile di Catania. È stata “La scuola delle mogli” di Molière, nella traduzione di Luca Micheletti e con la regia di Luca Verdone, a chiudere la stagione 2025/2026 “Il potere dei sogni” del Teatro Stabile di Catania. La nuova produzione del Teatro Stabile di Catania affronta uno dei testi più celebri di Molière, una commedia ancora oggi sorprendentemente attuale, dove il desiderio di controllo, l’apparenza e le convenzioni sociali si intrecciano con i sentimenti e la libertà individuale. In scena Agostino Zumbo, Evelyn Famà, Carmela Buffa Calleo, Rita Fuoco Salonia, Luca Iacono, Marcello Montalto, Liborio Natali e Pietro Casano. Al centro della vicenda c’è Arnolfo, uomo convinto di poter educare Agnese affinché diventi la moglie ideale, lontana da tentazioni e autonomia. Ma il sentimento amoroso finirà per incrinare le sue certezze, dando vita a un meccanismo teatrale ironico, pungente e profondamente umano. Nelle note di regia, Luca Verdone sottolinea come il lavoro nasca dall’esigenza di restituire al testo “fluidità e dinamismo del gioco scenico”, mantenendo vivo lo spirito originario di Molière attraverso una messinscena che fonde la tradizione della commedia francese con i richiami alla commedia dell’arte italiana. “L’azione si fonde con le parole in un armonico e fluido ‘divenire scenico’. Non ho voluto abbandonare i modi e i colori del tempo di Molière”, scrive il regista. Lo spettacolo si avvale delle scene di Giacomo Andrico, dei costumi di Thiago Marcondes, delle musiche di Alessio Vlad e delle luci di Gaetano La Mela. Con questa nuova produzione si conclude il cartellone “Il potere dei sogni”, stagione che ha accompagnato il pubblico del Teatro Stabile di Catania attraverso grandi classici, drammaturgia contemporanea e nuove produzioni (fonte: comunicato stampa).
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