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L’antico emiciclo lapideo aretuseo accoglie, per la sessantunesima stagione delle rappresentazioni classiche, I Persiani di Eschilo con la regia di Alex Ollé. L'allestimento si avvale della traduzione di Walter Lapini per strutturare un'operazione intellettuale che analizza la contemporaneità attraverso il filtro parzialmente veritiero del mito storico. La scelta del testo appare necessaria: Eschilo, che della vittoria ellenica sul totalitarismo d'oriente fu non solo testimone ma anche combattente in prima linea, compie nel 472 a.C. un'azione di sbalorditiva onestà intellettuale. Pochi anni dopo la cruciale battaglia navale di Salamina (480 a.C.), il drammaturgo non celebra il trionfo della propria fazione, bensì l'abisso della sconfitta altrui, trasferendo lo sguardo all'interno della reggia di Susa per esplorare le conseguenze universali della hibris.
La cifra visiva dello spettacolo si gioca su un contrasto formale di rigorosa precisione geometrica. Da un lato, lo spazio scenico viene investito da una tavolozza di colori sgargianti, dove il rosso del potere, il giallo dell’oro imperiale, il verde e il blu dell’espansione territoriale amplificano l’opulenza della corte prima del disastro. Dall'altro, questa epifania cromatica si scontra con la rifrazione tecnologica dei media, poiché la trasmissione degli eventi su schermo vira verso un bianco e nero seppia, un effetto d'archivio che storicizza il dramma in tempo reale. In questo iato visivo si inserisce la veridicità parziale del racconto eschileo, che rievoca le vicende storiche della seconda guerra persiana, svoltasi tra il 480 a.C. e il 478 a.C., trasformandola in un documentario interiore sul crollo di un impero. In questa destrutturazione del potere, la figura materna si erge a baricentro narrativo e drammaturgico. Atossa non rappresenta soltanto l'origine biologica del sovrano, ma è la custode della memoria dinastica, l'anello di congiunzione tra la passata gloria imperiale e l'imminente catastrofe. Sul piano dell'intreccio, il suo ruolo è nodale: raccoglie i presagi, evoca lo spettro del passato e riceve il peso della disfatta di Salamina prima ancora che il figlio faccia ritorno. Questa centralità si traduce in un'interpretazione attoriale di rara densità da parte di Anna Bonaiuto, capace di restituire la transizione traumatica dalla ieraticità della regina allo smarrimento della madre. La sua recitazione evita ogni retorica del patetismo, lavorando per sottrazione e restituendo la cruda lucidità di una donna che vede sgretolarsi il proprio mondo e il proprio sangue sotto il peso di un'eredità insostenibile.
 Tale eredità trova la sua scaturigine e il suo culmine drammatico nella centralità assoluta della figura di Dario. Interpretato sagacemente da Alessio Boni, attore di razza dalla presenza scenica monumentale, il defunto re si manifesta come un'entità sfocata ma pervasiva, un'ombra metafisica che grava incessantemente sulle esistenze dei consanguinei. La moglie e il figlio rimangono schiacciati dalla personalità esondante di un monarca il cui ricordo funge da termine di paragone irraggiungibile. Evocato dall'Ade, l'idolo regio si materializza in un monologo rievocativo denso di pathos e solennità d'accenti. È in questo frangente che lo spettro esplicita il nucleo etico del dramma: persino nell'intrinseca disumanità della guerra, l'uomo ha il dovere imperativo di evitare la disumanizzazione degli intenti, preservando il senso del limite e non ignorando i severi segnali divini. La recitazione di Massimo Nicolini restituisce, di rimando, un Serse intrappolato nella tracotanza, un re giovane e fallimentare proprio perché cieco di fronte a tali ammonimenti, sterile emulo della grandezza paterna. Bloccato in una competizione edipica e storica con l'antecessore, Serse si orienta verso decisioni avventate e prive di lungimiranza strategica, mentre la delusione degli anziani del gran consiglio fa da specchio all'impotenza della classe dirigente dinanzi alla cecità del sovrano.
 A fare da contrappunto alla catastrofe interviene la figura del messaggero, interpretato da Giuseppe Sartori, che delinea il profilo della perpetua fedeltà all'interno di una schiera di irriducibili sostenitori del regime. Accanto a lui si staglia il coro coordinato da Marco Maria Casazza, che si impone come un vero e proprio personaggio autonomo, una coscienza collettiva dotata di corpo e voce polifonica. Non più semplice commentatore statico delle sventure regali, il coro agisce come un contrappunto psicanalitico, un'eco non celata dei rimossi e delle colpe della nazione.
In tale architettura si innesta, intermodulato lungo l'intera partitura drammatica, il cortocircuito temporale attivato da tre fulminee incursioni testimoniali che ancorano il mito alla cronaca contemporanea: il presidio di carne di Simonetta Cartia (Testimone/Madre) dialoga a distanza con lo strazio di Atossa, mentre i viatici verbali di Virginia Giannone (Testimone/Giovane donna) e Gabriele Antonio Esposito (Testimone/Soldato) suturano l'antico trauma di Salamina alle ferite geopolitiche dell'oggi. Il riverbero attuale del classico si compie così interamente, dimostrando come il capolavoro eschileo continui a interpellare le coscienze moderne sui disastri dell'imperialismo e della cecità bellica, sigillando la validità di una messinscena destinata a replicare al Teatro Grande di Pompei.
Trova così compimento la lezione universale di Eschilo, il quale, avendo vissuto e combattuto in prima linea le sorti della seconda guerra persiana, scelse di congelare nel canone tragico non il vanto della fazione ateniese, ma l'anatomia del dolore dei vinti, consegnando ai secoli la memoria di quel conflitto (480–478 a.C.) come eterno monito contro l'arroganza dei destini umani.
La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 13 giugno 2026.
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I Persiani di Eschilo
Regia Alex Ollé Collaboratore alla regia: Ramon Simo Vines Traduzione: Walter Lapini Scene: Alfons Flores Costumi: Lluc Castells Musiche: Josep Sanou Disegno luci: Marco Filibeck Video: Joan Rodon Responsabili del coro: Elena Polic Greco, Simonetta Cartia Assistente scenografo: Sarah Bernardy Assistente ai costumi: Aleix Garcia Assistente volontaria: Ludovica Garofani Direttore di scena: Giuseppe Coniglio
Cast e personaggi Atossa: Anna Bonaiuto Messaggero: Giuseppe Sartori Ombra di Dario: Alessio Boni Serse: Massimo Nicolini Capo coro: Marco Maria Casazza
Gli Oppositori Oppositore 1 (Politico): Francesco Migliaccio Oppositore 2 (Politico): Elena Polic Greco Oppositore 3 (Militare): Antonello Cossia Oppositore 4/ Generale-Militare: Fabrizio Bordignon Oppositore 5 (Politico): Michele Cipriani
I Sostenitori Sostenitore 1 (Politico): Francesco Biscione Sostenitore 2 (Politico): Rosario Tedesco Sostenitore 3 (Politico): Nicola Bortolotti Sostenitore 4 (Militare): Stefano Quatrosi Sostenitore 5/ Generale-Militare: Giovanni Nardoni Sostenitore 6 (Militare): Rosario Campisi
I Testimoni Testimone/ Madre: Simonetta Cartia Testimone/ Giovane donna: Virginia Giannone (cover: Margherita Cinardi) Testimone/ Soldato: Gabriele Antonio Esposito
Accademia d’Arte del Dramma Antico (Sezione "Giusto Monaco") Assistenti Messaggero: Lorenzo Patella, Tommaso Quadrella.
Coro Donne Arianna Angioli Carla Bongiovanni (cameriera) Margherita Cinardi Alessandra Giovannetti Gaia Lerda Giulia Maroni Maria Rita Sofia Di Stasio (segretario politici) Francesca Totti (segretario militari)
Coro Uomini Samuele Cannoni Samuele Ingrosso Salvatore Mancuso Riccardo Massone Lorenzo Patella Tommaso Quadrella Daniele Sardelli (cameriere) Adriano Spera
La visione di un regista pluripremiato, tra i fondatori della Fura dels Baus, per un testo di grandissima attualità. Debutterà il 13 giugno al Teatro Greco di Siracusa, I Persiani di Eschilo con la regia di Alex Ollé, appena premiato con gli Oscar della lirica spagnoli, e la traduzione di Walter Lapini. Lo spettacolo vedrà il debutto a Siracusa di Alessio Boni e i ritorni di Giuseppe Sartori, Anna Bonaiuto e Massimo Nicolini.
I Persiani di Eschilo sarà la terza produzione a debuttare nella 61. Stagione di rappresentazioni classiche. Una stagione che sta già facendo registrare numeri da record: tra biglietti venduti e prenotati, alla data del 15 maggio sono oltre 171 mila le presenze al Teatro Greco, con 32.506 presenze in più rispetto alla stessa data dello scorso anno. Lo spettacolo diretto da Ollé resterà in scena fino al 28 giugno per poi essere allestito al Teatro Grande di Pompei, dal 10 al 12 luglio. In scena Anna Bonaiuto è Atossa, Giuseppe Sartori il messaggero, Alessio Boni l’Ombra di Dario, Massimo Nicolini Serse, Marco Maria Casazza il capo del coro formato da Francesco Biscione, Fabrizio Bordignon, Nicola Bortolotti, Rosario Campisi, Francesco Migliaccio, Giovanni Nardoni, Antonello Cossia, Stefano Quatrosi, Michele Cipriani, Rosario Tedesco, Elena Polic Greco, Simonetta Cartia. Le scene sono di Alfons Flores, i costumi di Lluc Castells, le musiche di Josep Sanou, la collaborazione alla regia di Ramon Simo Vines, il disegno luci di Marco Filibeck, la direzione del coro di Elena Polic Greco e Simonetta Cartia. "Mettere in scena oggi I Persiani significa restituire vitalità a un classico che continua a parlare al presente, affrontando temi come tensioni politiche, conflitti armati e ferite collettive – sono le parole del regista -. La rilettura contemporanea non tradisce Eschilo, ma ne amplifica la risonanza, rendendo il linguaggio e le immagini accessibili al pubblico odierno, in modo che gli interrogativi posti da Eschilo quasi 2500 anni fa continuino a interpellare la nostra conscience. La tragedia viene interpretata come riflessione sull’illusione del potere perpetuo, incarnata da Atossa e Serse, desiderosi di prolungare l’egemonia imperiale di Dario. Questa tensione rivela come la volontà di rimanere sul trono, di proiettarsi oltre i limiti del proprio tempo, contenga il germe della rovina". La 61. Stagione al Teatro Greco di Siracusa ha il sostegno di Eni Spa, di BAPS - Banca Agricola Popolare di Sicilia Banca Partner, della Fondazione Oltre e di Ortea Palace Hotel Sicily, Autograph Collection. Si ringraziano Urban Vision, Aeroporti di Roma e le tante aziende e i privati cittadini che anche quest’anno, in veste di mecenati e donatori, hanno voluto sostenere le attività dell’INDA (fonte: comunicato stampa).


Teatro Greco di Siracusa Parco Archeologico Neapolis
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