Interplay
Roma, Teatro di Documenti, dal 4 al 7 giugno 2026

Due uomini profondamente diversi che si incontrano, si scontrano e si raccontano per cercare di capire e codificare qualcosa che non ha confini: il genio musicale.

La particolarissima location del Teatro di Documenti ospita fino a domenica 7 giugno l’avvincente, e al contempo tragica, storia di Charlie Parker geniale innovatore della musica jazz ed inventore del genere be-bop, uno stile nato a New York nei primi anni '40, caratterizzato da ritmi frenetici, improvvisazioni complesse e virtuosismi estremi, che ha segnato il passaggio dal jazz orchestrale da ballo al jazz moderno incentrato sull'ascolto.
Negli ultimi anni della sua breve vita (l’artista si è spento all’età di 35 anni a causa dell’abuso di alcool e droghe) Charlie Parker venne “perseguitato” dal giornalista Bruno Werner, critico musicale, ansioso di scriverne la biografia, ma soprattutto di comprendere e descrivere la sua genialità musicale. Lo spettacolo prende vita da questo avvincente scontro psicologico tra il genio privo di regole e compresso in un vissuto patologico e la mente razionale dello scrittore che cerca di comprendere e di ingabbiare in logiche disquisizioni l’essenza della creazione artistica del grande musicista. Ma, come sottolinea Ennio Coltorti, regista ed interprete dell’opera, “il progetto di Bruno di arrivare a spiegare il metodo, la tecnica, i segreti dell’eccezionalità interpretativa del grande sassofonista, si infrangerà contro il caos emotivo e mentale di Charlie”.
Lo spettacolo, nato da un testo di Alma Daddario, propone una interessante riflessione sulla figura di Charlie “Bird” Parker: personaggio non soltanto rivoluzionario, capace di scombussolare l’industria discografica statunitense del tempo, ma anche genio “maledetto” in grado di portare sul palco attraverso l’intensità dei suoi ritmi ed i tempi musicali velocissimi (da qui il soprannome di Bird) la dissennata vita vissuta, la rabbia dei ghetti neri, la voglia di riscatto di un popolo, una avidità del vivere che Parker ripropone nella musica, ma anche nell’eccesso di cibo, eroina, alcool e sesso e nelle sue fantastiche visioni di fantasmi interiori.
Ennio Coltorti, in coppia con Massimo Napoli, danno vita ad un serrato scontro dialettico nel quale il caos emotivo del musicista ed il rigore scientifico del giornalista concorrono a ricostruire un’epoca, un traguardo musicale, lo stile di vita americano degli anni quaranta del novecento, quasi come se allo spettatore fosse offerto un documentario immersivo e multisensoriale capace di rievocare avvenimenti e suscitare emozioni. Un testo che, a differenza del libro che Bruno Werner effettivamente scrisse su Charlie Parker, non edulcora la realtà, ma anzi, ne mette in risalto il lato più oscuro senza il timore di sminuire le grandi gesta di Bird, ma anzi esaltandone gli aspetti maggiormente travagliati (tra cui la morte della figlia bambina) che contribuirono allo sviluppo della sua genialità. La maledizione delle grandi menti è latente nello spettacolo, non una generica follia, ma la sensibilità esasperata di un artista che cerca di raggiungere una perfezione che è impossibile da definire e soprattutto da delimitare.
La regia di Coltorti dona allo spettacolo il valore aggiunto della musica e della proiezione di immagini storiche. Accanto, e come sottofondo ai profondi dialoghi, famosissimi brani jazz allietano il pubblico e contribuiscono alla costruzione di una atmosfera surreale ed anacronistica. Un’eterea figura femminile dietro una tenda, quasi un fantasma o la rievocazione di un mito, si profila a scandire le pause tra il concitato parlare dei due protagonisti cantando indimenticabili brani che hanno fatto la storia del jazz. La stupenda voce di Elena Barbati, accompagnata dal vivo da Federico Pappalardo alla tastiera, regala al pubblico momenti intensi e, forte del grande apprezzamento ricevuto, chiude la rappresentazione con due canzoni eseguite con virtuosismi vocali di grande eccellenza: “How hightthe Moon” e “All of me” .
Una serata che anche i non appassionati di musica jazz non possono non apprezzare.

 

 

Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 4 giugno 2026.

INTERPLAY
Charlie Parker, le ali del jazz
di Alma Daddario
Con la collaborazione del Museo del Saxofono di Fiumicino
con
Ennio Coltorti e Massimo Napoli
e la partecipazione di Elena Barbati
al pianoforte Federico Pappalardo
Regia
Ennio Coltorti
Drammaturgia musicale - Pietro Sergio
Luci, fonica, voce off - Davide Marchese

L’arte non sempre può essere codificata, spiegata, analizzata in termini razionali. È così per la poesia, la pittura, la musica. Questa è la storia di Charlie Parker e dell’ossessione dell’uomo che lo avrebbe seguito fino alla morte per carpire il suo segreto.

Nell’ultima fase della sua vita, durata troppo poco grazie agli eccessi e all’abuso di alcool e droghe, Charlie Parker, genio innovatore, inventore del genere be-bop, venne affiancato da un giornalista, critico musicale, che non gli avrebbe dato tregua, inseguendolo ovunque per strappargli confidenze e segreti, con lo scopo di scrivere una biografia da best seller…ma l’arte in realtà non può essere codificata, costretta dentro schemi razionali, e il genio ha un dono, che può scatenare l’invidia di chi, non riuscendo a creare, indossa l’abito del critico che tenta di spiegare l’inspiegabile. Grandi artisti hanno elargito questo dono magnifico e inspiegabile all’umanità, che non sempre in vita li ha apprezzati. Come Oscar Wilde, come Van Gogh, come Mozart, come Charlie Parker.
(Fonte: comunicato stampa)

Teatro di Documenti
Via Nicola Zabaglia, 42
Roma
info: 06 45548578 e 328 8475891
oppure scrivendo a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
Giovedì, Venerdì e Sabato ore 20.45
Domenica ore 18.00

 


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