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Il fermento di una Roma scossa dai tumulti del ’68 ed un tranquillo laboratorio artigianale gestito da due attempati parenti, sono le due potenti contrapposizioni proposte ed analizzate nella divertente commedia in scena al Teatro de' Servi.
Nel contesto di una città in fermento e di una generazione di giovani in perenne sommossa, Agostino e Teresa, non più giovanissimi fratello e sorella, preoccupati dall’onda rivoluzionaria del ’68, decidono di chiudere la loro attività di artigiani della carta e trasferirsi in “buco di paese” nella campagna laziale. L’arrivo del nipote Remo (figlio di una mai accettata sorellastra), giovane che incarna perfettamente lo spirito ribelle del tempo, sconvolge la vita ed i piani dei due fratelli, calandoli improvvisamente nella realtà fatta di lotte studentesche, azioni politiche e notti al Piper con le canzoni di Patty Pravo. “Carta straccia” si propone come uno spettacolo perfetto per coloro che amano le storie dove le piccole e poco consistenti vicende personali si vanno ad intrecciare con i grandi stravolgimenti della storia e della società. La scrittura di Mario Gelardi e la disincantata direzione di Pino Strabioli, consentono di trasportare il pubblico in un’epoca di forti contrasti, quegli stessi contrasti che, nel piccolo, si ritrovano sulla scena. L’opera, che vede protagonista lo stesso regista Pino Strabioli con a fianco in scena una esilarante Sabina Knaflitz e l’imponente Mauro de Fusco, non si propone come mera rappresentazione drammaturgica, ma appare (almeno per i non più giovanissimi) come un deja vu, un salto indietro nel tempo rimarcato oltre che dai dialoghi, dagli abiti, dalle musiche, e da una scenografia assolutamente vintage. Interessante la messa in scena pensata per la rappresentazione: due mondi apparentemente distanti che si incontrano e scontrano sovrapponendo alla lentezza e meticolosità della vita di Agostino e Teresa, figure fermamente ancorate al passato, la frizzantezza e sfrontatezza di Remo, rumoroso, fisicamente possente, orientato al futuro e moralmente discutibile. L’interpretazione dei tre protagonisti coincide perfettamente con i personaggi: fragile e frustrata Teresa (Sabina Knaflitz), timoroso, ma caparbio Agostino (Pino Strabioli), spaccone e sicuro di se Remo ( Mauro de Fusco). Assolutamente a sorpresa il finale, capace di regalare agli spettatori in sala un momento di suspense oltre ad una grande verità: per quanto si cerchi di tenere fuori dalla propria vita una realtà che ci intimorisce, questa troverà comunque una strada per entrare.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 15 maggio 2026. |
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Stefano Francioni Produzioni presenta CARTA STRACCIA di Mario Gelardi regia di Pino Strabioli idea scenica di Alessandro Gassmann con Pino Strabioli, Sabrina Knaflitz, Mauro de Fusco
I protagonisti Teresa e Agostino, sono due fratelli immersi nel loro laboratorio di carta artigianale, molto lontani dagli accadimenti rivoluzionari del 1968 che cambieranno nel profondo il volto del mondo. Teresa e Agostino saranno sorpresi dal giovane Remo, un nipote inaspettato il cui arrivo cela un personale segreto, destabilizzante come la Rivoluzione che avanza. È il 1968 e Roma vibra a tempo di musica, cinema, moda, proteste studentesche. Le donne chiedono a gran voce un radicale cambiamento. Patty Pravo è la regina del Piper. È l’inizio di una rivoluzione che muterà il volto della storia. In un piccolo laboratorio di carta artigianale lavorano Teresa e Agostino, due fratelli che a malincuore, sono costretti a convivere. Il loro mondo è lì, tra quelle quattro mura, a riparo da quella rivoluzione che sembra così distante dalla loro vita che scorre tranquilla. Talmente tranquilla che anche la loro attività ormai sembra un ricordo del passato, tanto da convincerli a chiudere bottega e ritornare al paese natio, dove il padre aveva lasciato loro una casa in eredità. Carta Straccia, inizia proprio da qui; dall’ultimo giorno di apertura del loro piccolo laboratorio di carta artigianale, quando un periodo della loro vita sembra essere terminato e un altro, ancora più tranquillo, pare stia per iniziare. Ma le strade della vita sono imprevedibili e in quell’anno di svolta tutto sembra possibile. “La svolta” si presenta sotto le sembianze di Remo, nipote mai conosciuto, figlio di una sorellastra quasi dimenticata. Remo sembra il personaggio di un romanzo di Palazzeschi, Remo è come il ’68: una vera rivoluzione per le vite dei due fratelli. Agostino e Teresa decidono di non lasciare più Roma e di accogliere quel nipote gioioso e solare che, col passare dei giorni, sembra quasi dominare le loro vite. Tra gelosie e ripicche i due fratelli iniziano a rendersi conto che quel bellissimo ragazzo nasconde un segreto, un segreto che invano cercano di scoprire. È la storia italiana di quei giorni che irromperà nella vita dei due; la rivoluzione, tenuta fuori dalla finestra, è in realtà entrata dalla porta principale. (Fonte: comunicato stampa)

Teatro de’ Servi Via del Mortaro, 22 Roma 06.6795130.
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