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Libertà creativa dell'artista e responsabilità di poter decidere le sorti di nazioni in guerra quasi come se i conflitti fossero delle fiction a cui trovare un finale gradito allo spettatore.
Gli studi sulla comunicazione ci ricordano da decenni che la realtà dipende dalla narrazione che se ne dà ed il potere insiste nelle mani di chi può gestire e manipolare tale comunicazione veicolando messaggi “adeguati” allo scopo da raggiungere. Questo principio, almeno in parte, lo ritroviamo chiaramente espresso in questa rappresentazione. Lo spettacolo “Lieto fine”, ambientato in un bunker, creando un'atmosfera claustrofobica propone la surreale storia di tre donne di spettacolo (una regista, una sceneggiatrice e una stagista) impegnate in una "missione impossibile": trovare una adeguata ed accettabile conclusione ad un conflitto che si trascina da decenni evitando così di giungere ad una guerra globale. Giocando sull'analogia tra la "stanza dei bottoni" (potere politico) e la "writing room" (creazione artistica), il testo si pone in un vagheggiato equilibrio tra il realismo della guerra e il paradosso immaginario, proponendo l'interessante metafora (specie in questo periodo di conflitti), anche se un po’ sfruttata, del ricorso alla creatività artistica quando la razionalità non riesce a districarsi dai grovigli creati dall’uomo. Accanto a questo accostamento vero/immaginato nasce un’altra intrigante similitudine: i problemi irrisolti nella famiglia delle due protagoniste (la scenografa e la regista). Se le due donne non sono in grado di sanare i loro antichi contrasti possono essere capaci di partorire un’idea che possa portare alla pace nel mondo? L’interazione forzata tra le tre protagoniste, interpretate con intensità dalle attrici Patrizia Bernardini, Anna Cianca e Vittoria Vitiello, dona vivacità al testo che, seppure di grande originalità e spessore, tende ad essere eccessivamente didascalico, i concetti sono spiegati quasi come in una lezione scolastica e l’aspetto emotivo passa leggermente in secondo piano riuscendo a far cogliere solo parzialmente al pubblico in sala la drammaticità dell’evento rappresentato sul palco ed il possibile imminente disastro globale. Anche la scelta di far bombardare una scuola e far uccidere oltre cinquecento bambini non riesce ad arrivare allo spettatore con tutta la sua gravità: sacrificare tante vite innocenti per un “bene superiore” appare certamente come una scelta sofferta dalle protagoniste, ma quasi subito passa nel dimenticatoio perché la trama già scivola velocemente verso altre soluzioni (non meno drammatiche). "Lieto fine” ha il merito di riconoscere la grande forza ed importanza del cinema e dell’invenzione narrativa in generale, attribuendogli capacità quasi salvifiche e la sua elezione a potenziali salvatrici del mondo di tre donne cresciute alla scuola della cinematografia e dotate di grande intuito e creatività, ne è la prova. In questo viaggio alla ricerca della salvezza la regia di Christian Angeli accompagna lo spettatore verso una conclusione che non vuole fornire facili soluzioni o trovare conforto in un possibile aldilà di redenzione, ma piuttosto porre interrogativi sul momento che stiamo vivendo, sui disastri che le guerre producono e sul fallimento della diplomazia, proponendo in un estremo atto di contestazione, un ultimo anelito di resistenza affidato alla creatività.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 9 maggio 2026. |
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LIETO FINE Testo di Franca De Angelis Regia di Christian Angeli Con Patrizia Bernardini Anna Cianca Vittoria Vitiello Disegno luci: Massimiliano Maggi Progetto sonoro: Leonardo Califano e Matteo Chiccoli Scenografia: Marco Cecchini Costumi: Benedetta Nicoletti Aiuto regia: Martina Sergi Assistenti alla regia, tecnici luci: Leonardo Califano, Matteo Chiccoli Assistente scenografo: Roberta Pizzulli Locandina: Elena Bianco Foto di scena: Leonardo Califano
Dopo decenni di guerra con il paese confinante, un governo allo stremo decide di giocare un’ultima paradossale carta per giungere a una soluzione: richiamare i creativi del cinema e affidare loro la patata bollente di cercare una via per porre fine al conflitto. Due mature sorelle - una regista e una sceneggiatrice che condividono un passato di gelosie e rancori - e una giovane stagista piena di speranze, si ritrovano così in un bunker provvisto del fatidico bottone rosso, a decidere delle sorti del mondo. Lieto fine gioca sull’analogia tra la stanza dei bottoni e una writing room: il luogo del potere assoluto e quello della creazione collettiva si sovrappongono, lanciando una riflessione su come ogni decisione politica sia anche una scelta narrativa, e su come ogni narrazione possa avere conseguenze reali. Chi ha il diritto di immaginare il finale? Possiamo aspirare alla pace tra popoli, quando non riusciamo neppure a ottenerla in famiglia? E soprattutto: esiste ancora un lieto fine possibile? Ispirato all’attuale momento storico caratterizzato da un clima di guerra a pezzi, Lieto fine è al tempo stesso un omaggio al cinema e alla creatività che, grazie alla capacità di immaginare alternative, può aprire spiragli quando tutto sembra già scritto, e ricorda che l’atto creativo resta uno degli ultimi, autentici gesti di resistenza. (Fonte: comunicato stampa)

Teatro Trastevere via Jacopa de' Settesoli 3 Roma prenotazioni 06 5814004 - 328 3546847
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