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L'operazione condotta dal sagace concertatore, con la complicità drammaturgica di Roberto Alinghieri, trascende la mera riproposizione vernacolare per addentrarsi nei territori di una vera e propria antropologia ligure. La tradizione goviana viene qui spogliata del bozzetto caricaturale per essere restituita alla sua essenza filosofica: l'ontologia del "mugugno". In questa cornice, la celebre parsimonia genovese non è più un semplice vizio capitale, bensì un’ascesi laica, un esercizio di resistenza etica contro la vacuità del moderno. Il celebre pigmalione abita la maschera dell’armatore Giovanni Bevilacqua con un distacco stoico, trasformando il sarcasmo in una forma superiore di dignità. È l'elogio di una scuola che insegna come il silenzio sia la sintassi del pensiero e la sottrazione l’unica, autentica eleganza. Il ritorno di Solenghi a questa drammaturgia appare come il compimento di una parabola artistica straordinaria, iniziata nel lontano 1970 con il debutto allo Stabile di Genova. Se il rigore di quella scuola ne ha forgiato la disciplina, è stata la successiva rivoluzione del Trio — condotta con gli indimenticabili Anna Marchesini e Massimo Lopez — a elevarlo a maestro dell'ironia colta. Sostenuto da una produzione di prestigio (Teatro Sociale di Camogli, Nazionale di Genova e Gli Scarti) e dalla visione scenografica di Davide Livermore, Solenghi dirige un cast in cui spiccano Barbara Moselli e Mauro Pirovano, orchestrando una sinfonia di tempi comici perfetti che onora la memoria di Gilberto Govi senza mai restarne prigioniero. È tuttavia nella chiosa finale, nel momento del congedo a sipario calato, che lo spettacolo raggiunge la sua apoteosi. Il demiurgo si rivolge alla platea milanese con un’eleganza che evoca, senza mai scimmiottare, l'aplomb televisivo e teatrale di giganti quali Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, unito alla signorile padronanza del mezzo propria di un Pippo Baudo. In questo saluto, pervaso da una nostalgia asciutta e aristocratica, aleggia il tributo silenzioso ai compagni di viaggio del Trio e a una stagione dello spettacolo italiano dove il garbo era sostanza. Solenghi non cerca l'applauso facile, ma lo ottiene grazie a una meticolosità ritmica quasi millesimale nella scansione delle pause e per la dignità con cui custodisce il passato. È l'atto finale di un maestro che sa che il grande teatro è, prima di tutto, una questione di memoria condivisa e di ineccepibile stile. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 9 maggio 2026. |
Colpi di timone La commedia è ambientata nel 1940, nello studio del Capitano Bevilacqua, piccolo armatore genovese di 55 anni scapolo, onesto, schietto e leale. Un galantuomo partito dal nulla e che si è creato una piccola flotta di navi mercantili composta da velieri e bastimenti a vapore. Grazie alla sua esperienza è anche Sindaco della Provveditoria Ligure. Durante una gita con alcuni suoi amici, approfittando di una delle sue navi di ritorno a Genova, si prodiga per un po’ al timone ma una improvvisa e impetuosa serie di ondate si infrangono sul veliero, ripercuotendosi al timone che colpisce al petto il Capitano. Dopo alcuni giorni, continuando ad accusare fastidio e in alcune occasioni anche acuti dolori, decide di farsi fare una lastra e il responso è tragico: gli rimangono pochi mesi di vita. Da questo momento il Capitano Bevilacqua decide di non prestare più attenzione alla misura delle proprie parole e da persona schietta e sincera quale è sempre stato, non avendo più nulla da perdere, si prende alcune soddisfazioni dicendo in faccia alle persone con cui ha a che fare quello che pensa, portando alla luce tutti gli imbrogli di cui è a conoscenza e iniziando proprio dai dirigenti della Provveditoria Ligure. Gli interessati colpiti dallo scandalo svelato dal vecchio armatore, che si rifiuta di firmare il disonesto bilancio della Provveditoria, scoppia, arrivando perfino a dover accettare una sfida a duello con il Commendator Precordi, spinto soprattutto dalle affermazioni del Capitano Bevilacqua, svelate durante l’assemblea con i soci della Provveditoria, in merito al fatto accertato che il commendatore, amministratore delegato della società, è tradito dalla moglie e quindi è ladro e cornuto. La situazione per il Capitano si capovolge, quando si scopre che c’è stato uno scambio nelle lastre fra la sua e quella di un signore dal nome simile al suo. E questo errore viene a galla grazie alla testardaggine della fedele segretaria del Capitano e del vicino Professor Brunelli, che dissipa ogni dubbio circa la sua buona salute (fonte: comunicato stampa).
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