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Una anziana copia, una vita vissuta insieme, la triste realtà dell’indigenza ed una giornata di battibecchi al mare da ricordare come epilogo o forse come un nuovo inizio.
Una spiaggia calabrese, un rabberciato ombrellone, due sedie, una borsa con quanto necessario. Marisa e Ferdinando Lagonia trascorrono una giornata al mare: lei è un continuo parlare, chiedere, ricordare, lanciare e riprendere maledizioni; lui tace, risponde con gesti o monosillabi, mostrando una mimica che non ha bisogno di parole, rassegnato quasi ai continui richiami della moglie, ma neanche troppo dispiaciuto per le incessanti richieste di accudimento. Tra una nuotata, le parole crociate, una imitazione di Gianni Morandi e tanti ricordi, la coppia trascorre le ore battibeccando, rivangando drammi e gelosie e svelando, man mano, i loro drammi e le dure prove a cui la vita li ha condannati: l’immobilità di Marisa, la morte della figlia, la perdita del lavoro di Ferdinando, lo sfratto. E mentre il profilo del triste passato della coppia si fa strada nella narrazione, il ritratto dei due protagonisti si modifica, da goffi ed umoristici diventano umani, non più macchiette comiche, ma persone che ritrovano nella reciproca compagnia e cura il senso del rimanere insieme anche dopo tanti anni di matrimonio, una complicità che non richiede più parole, basta uno sguardo per capirsi, un gesto per scatenare una risata, un ammiccamento per rispolverare antiche gelosie. “Le vacanze dei signori Lagonia” racconta con cruda tenerezza una storia di emarginazione, come purtroppo ce ne sono tante altre. Lo spettacolo è uno spaccato di vita (nel quale, almeno in alcuni momenti, chiunque potrebbe ritrovarsi) denso di semplicità e sentimento, disarmante nell’evidenziare l’intimità tra i due coniugi e la capacità, dopo tanti anni vissuti insieme, di accettarsi per quello che si è, compresi difetti e manie. La drammaturgia compone un affiatato mix tra sciocchezze del quotidiano ed umorismo surreale. Il sentimento dominante è sempre la dolcezza nel raccontare un granitico matrimonio che non si lascia scalfire da nulla: né dalle avversità della vita, tantomeno dalle piccole scaramucce quotidiane che i coniugi Lagonia quasi alimentano per sfuggire all’appiattimento dell’abitudine. La regia di Francesco Lagi coniuga perfettamente la comicità col dramma, creando un azzeccato connubio tra teatro d’attore e cabaret. Discorsi logorroici e calibrati silenzi non consentono allo spettatore momenti di distrazione e dove non bastano le parole, interviene la musica a creare la giusta atmosfera, quasi costringendo il pubblico in sala ad entrare nella relazione della coppia, ridendo, anche se amaramente, dei loro gesti consuetudinari, dei discorsi astrusi, degli elementi demenziali e di quell’unione indissolubile nonostante l’erosione del tempo. Francesco Colella (Marisa) e Giovanni Ludeno (Ferdinando) sono bravissimi. Impossibile non rimanere coinvolti nella loro interpretazione di due personaggi così diversi, eppure perfettamente complementari. La Marisa di Colella (lungi dall'essere una caricatura del femminile), parla continuamente in un simpatico accento calabrese, è debordante in tutto (nel peso e nei discorsi), un flusso continuo di parole che non consente mai un momento di interruzione alla straripante comunicazione col marito che punzecchia, ossessione, rimprovera e assilla con le sue continue richieste dettate anche dall’immobilità. Il Ferdinando di Ludeno parla pochissimo eppure attraverso una eccezionale mimica racconta il suo stato d’animo, l’umore, i pensieri e soprattutto l’attaccamento alla donna della quale accetta, con serafica rassegnazione, ogni capriccio. Ne “Le vacanze dei signori Lagonia” risate e dramma sono perfettamente calibrate ed in grado di suscitare nel pubblico la più genuina ilarità accanto ad una velata malinconia. Molto bello il ritratto del matrimonio che viene proposto: il volersi realmente bene e rimanere uniti qualunque cosa accada. E quando la pièce si avvicina alla fine la conclusione non è affatto scontata, i Lagonia riescono ancora, in un ultimo sussulto, a stupire gli spettatori ed a regalare un’ultima emozione.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione dell'8 maggio 2026. |
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LE VACANZE DEI SIGNORI LAGONIA Drammaturgia Francesco Colella e Francesco Lagi Regia Francesco Lagi con Francesco Colella e Giovanni Ludeno Scenografia Salvo Ingala Costumi Sara Fanelli Disegno Suono Giuseppe D’Amato Disegno luci Martin Emanuel Palma Organizzazione Regina Piperno Produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi Uno spettacolo di Teatrodilina
Su una spiaggia ci sono due anziani signori, marito e moglie, sono i signori Lagonìa. Guardano le onde che si arrotolano nel mare mentre si srotolano i loro pensieri. In questa giornata c’è il tempo per una maledizione e una nuotatina a largo, per il ricordo di una bimba e per quello di una dieta finita già di lunedì, c’è un gabbiano che muore d’infarto e una nuvola a forma di coniglio, c’è una canzone di Gianni Morandi e la fine del mondo, c’è una barca che li può portare via. C’è l’epica di un matrimonio durato quarant’anni e questo giorno qua, che non è un giorno qualsiasi della loro vita. (Fonte: comunicato stampa)

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