Il berretto a sonagli
Torino, Teatro Carignano, dal 28 aprile al 10 maggio 2026


"Il berretto a sonagli" di Luigi Pirandello rappresenta senz'altro uno dei vertici della produzione drammaturgica del grande autore siciliano, riuscendo a condensare in una vicenda quasi banale nella sua estrema semplicità le consuete indagini sui concetti di identità e ruolo sociale.

Autentico cuore del dramma è il contrapporsi tra la figura di Ciampa, lo scrivano tradito che spiega la psicologia umana tramite la celebre metafora delle tre corde, e il personaggio di Beatrice — impersonata da una valida Stefania Medri, capace di metterne in luce tanto la caparbietà quanto i dubbi e i tentennamenti — la quale, mossa da una gelosia incontenibile che è anche e soprattutto rigetto del ruolo muliebre e passivo assegnatole, incarna il fallimento della "corda civile": decidendo di spezzare deliberatamente le convenzioni e di denunciare il tradimento del marito, la donna ignora le conseguenze distruttive del far emergere la verità nuda; una verità che, una volta rivelata, non libera l'individuo ma lo condanna al dramma o all'ostracismo. Lo scrivano, opponendosi a tale scelta, rivendica non tanto l'onore ferito, quanto il diritto al "pupo", ovvero alla maschera pubblica che permette di salvare la faccia di fronte agli altri, garantendo quella stabilità sociale che la verità finirebbe per polverizzare.
In un gioco crudele dove il vero non è un valore ma una minaccia, l'ordine può essere ripristinato solo attraverso l'istituzionalizzazione della follia: l'unico espediente che consente di far scattare la "corda pazza" senza distruggere definitivamente il delicato equilibrio delle convenzioni. Si trasforma così una commedia dalle tinte popolari in una tragedia dell'assurdo, dove il riso si mescola all'amarezza di constatare come la società sia un enorme teatro in cui tutti siamo pronti a soffocare la nostra, e soprattutto l’altrui, autenticità pur di non essere esclusi dal consesso umano.
Mattatore della rappresentazione è un Silvio Orlando in stato di grazia, che mette in scena un Ciampa dai tratti comici ma mai grotteschi, goffo e dolente come una maschera tragica. Nella lucida analisi dell'ingiustizia che regola il mondo, il protagonista è sì un vinto, ma mantiene sempre una sua sofferta dignità e lo spessore di un personaggio a tutto tondo, capace di trasformare il proprio servilismo in una forma superiore di consapevolezza. Se tutto il cast si segnala per l'ottima prestazione, a stupire in positivo è poi Michele Eburnea, incredibilmente a suo agio nei panni del frivolo e anaffettivo Fifi Labella, incarnazione di una realtà che vive solo sulla superficie delle cose e che funge da specchio opaco alla profondità del dolore di Ciampa.
Il dispositivo scenico approntato da Roberto Crea predilige una scenografia essenziale, dominata cromaticamente da un candore che cozza contro il carattere sordido delle vicende rappresentate. Questa scelta cromatica appare decisamente azzeccata: il bianco assoluto sottrae il dramma al suo contesto regionale per proiettarlo in una dimensione quasi archetipica, sottolineando la natura profondamente umana e universale del conflitto nella poetica pirandelliana. Le luci di Simone De Angelis, per nulla soffuse, illuminano lo spazio senza lasciare zone d’ombra, ponendosi in un felice contrasto concettuale con la ferma volontà della famiglia di occultare lo scandalo sotto il tappeto della rispettabilità borghese.
In questo contesto, la regia di Andrea Baracco si dimostra abile nello stilizzare la messa in scena per esaltarne la dimensione simbolica; Baracco dirige una giostra di personaggi che si muovono come automi (o come pupi, per l’appunto) in una gabbia asettica, restituendo tutta la spietata attualità del pensiero pirandelliano.
Le uniche perplessità riguardano la revisione linguistica ad opera di Letizia Russo e dello stesso Andrea Baracco, operazione che sempre più affligge il teatro di prosa nel presumibile intento di promuoverne la conoscenza anche a un pubblico disabituato; un proposito lodevole, ma che rischia di tradursi in una semplificazione che toglie al testo parte di quella viscerale ruvidità verbale necessaria a sostenere l'urto della "corda pazza".


La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 7 maggio 2026



Il berretto a sonagli

di Luigi Pirandello

regia Andrea Baracco
con Silvio Orlando
e con Francesca Botti, Michele Eburnea, Francesca Farcomeni, Davide Lorino, Annabella Marotta, Stefania Medri e Marta Nuti
revisione linguistica Letizia Russo e Andrea Baracco
scena Roberto Crea
costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Simone De Angelis
sound designer Giacomo Vezzani

Cardellino Srl
Teatro Stabile Dell’umbria
Teatro Stabile Di Bolzano
Direzione Generale Maria Laura Rondanini

Silvio Orlando è Ciampa, figura tragica e grottesca, cuore pulsante de Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello. Nato da una novella e adattato poi per la scena nel 1917, il testo abbandona il delitto e si concentra sullo scandalo, sulla verità che sfugge e sulla follia come rifugio. Ciampa è un uomo che cammina sul filo, cerca la quiete ma viene spinto allo scontro. Il salotto borghese diventa un ring, dove le parole sono fendenti e il riso muta presto in angoscia. Orlando, in un ruolo intenso e vibrante, dà vita a un personaggio umile e profondo, che si difende con parole taglienti, oscillando tra comicità amara e dolore lirico. Un Pirandello vivo, moderno, necessario. Con Orlando sono in scena Stefania Medri, Marta Nuti, Michele Eburnea, Davide Lorino, Francesca Farcomeni, Francesca Botti, Annabella Marotta.
(fonte: comunicato stampa)



Teatro Carignano

Piazza Carignano, 6,
10123 Torino
Tel: 011 5169411
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