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Un personaggio immaginario nato dalla fusione di due testi sacri della drammaturgia internazionale: Falstaff, un uomo che gioca con la vita degli altri per non perdere la propria partita con la morte.
La riscrittura contemporanea ispirata a Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare e al Don Giovanni di Molière, propone in questo “Falstaff-L'arte di farla franca" una rappresentazione dove la capacità oratoria del protagonista consente di spaziare in ragionamenti astrusi, ma che “non fanno una piega”, di sfruttare intelligenza e carisma per burlarsi del prossimo e convivere con la mancanza cronica di denaro riuscendo sempre a scampare le conseguenze degli improvvidi gesti. Falstaff (interpretato da un camaleontico Emilio Solfrizzi) è un personaggio privo di scrupoli, che si fa burla della vita, della morale e dell’onore, muovendosi agevolmente tra vari personaggi che aleggiano attorno a lui: pedine in un gioco perverso che però, alla fine, presenta il conto al narciso protagonista, costringendolo a confrontarsi col tempo che scorre inesorabile e con la sua fine. In questo movimentato groviglio di varie figure (mariti traditi, poveri ingenui beffati, infidi servitori) spiccano due personaggi femminili: Margaret e Alice (Chiara Ferri e Marika De Chiara), che ricalcando le gesta delle Comari di Shakespeariana memoria, usano l’artificio del ridicolo per smascherare il vanitoso Falstaff. Come evidenziato dal regista ed autore dell’opera Davide Sacco, “Il mio Falstaff è un uomo che combatte la morte restando in movimento. Beve, parla, corre, inganna, seduce perché fermarsi significherebbe ascoltare il silenzio. E nel silenzio, Falstaff, non sa stare. Tutto nello spettacolo nasce da questa urgenza: non fermarsi mai” ed effettivamente, quello che risalta nella rappresentazione è il continuo movimento della vicenda, dei personaggi, della scenografia. Quest’ultima, in particolare, composta da una pedana ruotante che ricostruisce i diversi ambienti in cui lo spettacolo si dipana, rimanda al pubblico un effetto di moto circolare che non è solo materiale, ma anche simbolico: Falstaff che gira intorno a se stesso senza mai raggiungere nessuna meta. Parole come armi affilate, donne intelligenti che non cadono nelle trappole seduttive del protagonista, fantasmi che tornano dal passato sotto forma di un mendicante che trova dimora accanto alle sfolgoranti luci di un locale notturno e la coscienza che non dimentica ed al momento opportuno presenta il conto. Tanti dettagli che la precisa regia unisce e coordina senza mai perderne il controllo. Davide Sacco non lascia spazio a distrazioni o cali di tensione emotiva, concedendo ampio spazio alle risate che arrivano fragorose dalla sala ed anzi, consentendo addirittura all’affiatato cast di incorporare qualche eccessivo rumore derivante dal genuino divertimento dimostrato dagli spettatori. Emilio Solfrizzi, carismatico e frizzante, padroneggia la scena interpretando la complessa figura di Sir John Falstaff facendone emergere non soltanto lo sprezzante uomo, ma anche la sua anima ed i suoi tormenti che, fondendosi con la spavalderia e l’arroganza derivante da un incontrollato senso di superiorità, creano un personaggio istrionico capace, nonostante le sua nefaste azioni, di risultare accattivante, ironico (travolgente la comicità in alcune scene) fino a sfiorare il sarcasmo. La sua vivace interpretazione richiama quasi movenze da commedia classica senza mai scadere nel rischio di offrire una caricatura del personaggio interpretato, merito anche di una attenta alternanza di diversi registri interpretativi che conferiscono al suo Falstaff un che di attuale, se non addirittura contemporaneo. Insieme a Solfrizzi i diversi attori sul palco, tra cui un enigmatico Giorgio Borghetti, si alternano nello spazio scenico costruito “a giorno” dove nulla può essere nascosto o dissimulato, nel quale i personaggi si incontrano, si studiano, si confrontano in una realtà dissimulata. Spettacolo intelligente, in grado di calibrare le giuste dosi di poesia, profonde considerazioni sul genere umano, comicità e dramma, elogio alla parola ed al suo utilizzo. Leggermente ambiguo il finale che, perdendo la leggerezza dello spettacolo, trasporta lo spettatore in una dimensione priva di confini definiti nella quale il personaggio Falstaff si trasforma, trovando, forse, quella libertà tanto proclamata, ma probabilmente mai davvero raggiunta.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 7 maggio 2026. |
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FALSTAFF-L’arte di farla franca una riscrittura contemporanea firmata da Davide Sacco e interpretata da Emilio Solfrizzi affiancato da Giorgio Borghetti La produzione, curata dalla Compagnia Molière PERSONAGGI Falstaff: Emilio Solfrizzi Barbone/commendatore: Giorgio Borghetti Pistol: Matteo Mauriello Nym/Marito: Cristiano Dessì Creditore/Marito: Ivan Olivieri Margaret: Claudia Ferri Alice: Marika De Chiara delegato di produzione MANUELA DE BAGGIS segretaria di produzione LORENA COSIMI assistente regia CARLA LANZETTA assistenti scenografi ALESSANDRO BALLESTRI e ALFIO BELFIORE direttore di scena MICHELE BIFARI elettricista EMILIO BARONE fonico DARIO SALVAGNINI sarta FRANCESCA TOMASI grafica ANTONELLA PIZZETTI sartoria LABORATORIO DONADIO COSTUMI scenotecnica TRAART srl service FONOMASTER trasporti TRASPORTIAMO SRL ufficio stampa SISI COMMUNICATION
Forse Falstaff è questo: un uomo che ha sbagliato tutto, ma lo ha fatto vivendo. E in un mondo che spesso sopravvive soltanto, forse è già una colpa sufficiente. O forse, segretamente, è una forma di libertà. Sinossi Falstaff – L’arte di farla franca è una riscrittura contemporanea liberamente tratta da Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare e dal Don Giovanni di Molière, due grandi archetipi teatrali che qui si fondono in un’unica figura: quella dell’uomo che vive di parola, seduzione e menzogna, convinto di poter sfuggire per sempre alle conseguenze delle proprie azioni. Sir John Falstaff è un affabulatore instancabile, un seduttore fuori tempo massimo, un debitore cronico che ha trasformato l’inganno in stile di vita. Gestore di un locale sull’orlo del fallimento, Falstaff attraversa il mondo con la stessa arroganza vitale del Don Giovanni molièriano e la vitalità sfrontata del personaggio shakespeariano: ride della morale, dell’onore, del destino e perfino della morte, confidando nella propria capacità di “farla franca”. Attorno a lui si muove una galleria di personaggi grotteschi e realistici insieme: servi complici e traditori, creditori manipolabili, mariti ossessionati dal possesso, e soprattutto due donne, Margaret e Alice, che incarnano l’intelligenza e la lucidità delle Comari di Shakespeare. Saranno proprio loro, come nelle Allegre comari di Windsor, a smascherare Falstaff, usando l’arma più temibile contro chi vive di vanità: il ridicolo. Come il Don Giovanni di Molière, Falstaff gioca su più tavoli contemporaneamente, intrecciando seduzioni, affari e menzogne, finché il passato non torna a reclamare il conto sotto forma di fantasmi, presagi e figure che sembrano emergere dall’aldilà. La commedia si tinge allora di ombre più profonde: dietro la risata affiora la paura, dietro la spavalderia la solitudine. Tra comicità feroce e improvvise aperture poetiche, Falstaff – L’arte di farla franca racconta la parabola di un uomo che ha sfidato la vita come un gioco, fino a scoprire che l’unica posta che non può essere vinta è il tempo. Una commedia sul potere della parola, sull’inganno come linguaggio del mondo e sull’illusione, tipicamente umana, di poter vivere senza mai pagare il prezzo delle proprie scelte. (Fonte: comunicato stampa)

TEATRO QUIRINO Via Delle Vergini, 7 00187 Roma info e prenotazioni Tel. 06.6794585
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