Le confessioni di San'Agostino
Il recital di Alessandro Prezioni
Milano, Teatro Franco Parenti, 26 aprile 2026

Sotto i riflettori del palcoscenico, nell'istante in cui le prime vibrazioni elettroniche di Paky De Maio squarciano il silenzio, avviene una metamorfosi che va ben oltre la suggestione scenica. La presenza di Alessandro Preziosi lascia spazio alla fioritura della sua natura più autentica di interprete totale: un artista che, pur nel fulgore della sua celebrità televisiva e cinematografica, rivela le radici profonde di una solida tradizione teatrale, capace di abitare l'abisso con rara maestria. In questo recital delle "Confessioni", l’attore si fa ponte carnale tra il fango della terra e l'azzurro dell'eterno, non limitandosi a interpretare il pensatore d’Ippona, ma incarnandone il cor inquietum.
L’adattamento di Tommaso Mattei scava nel cuore filosofico dell’opera: la vertigine del tempo. L’aspro indagatore dell'anima si interroga su cosa siano passato, presente e futuro, arrivando a intuire che il tempo non è una misura esterna, ma una distensio animi, una dilatazione della coscienza che cerca di afferrare l'eternità mentre è prigioniero dello spazio. Dio non è un'astrazione, ma una presenza che si interseca con la carne, un nodo che lega il finito all'infinito in uno scontro tra il "qui" e il "sempre" dove la voce dell'attore diventa lo strumento di una ricerca smodata e quasi violenta. Il viaggio di questo intellettuale affamato di verità si snoda attraverso tappe cruciali dove l’incontro con Cicerone e la lettura dell’Ortensio agiscono come una rivelazione fulminante, accendendo il desiderio per la sapienza immortale, per poi scivolare nel passaggio per Teocrito, in un contrappunto struggente tra la bellezza della natura e l'asprezza della ricerca interiore. È in questo procedere che emerge l'Agostino uomo, il peccatore, il cercatore di senso prima ancora che l'ascesa al sacro lo cristallizzasse nel dogma. È questo il motivo per cui le sue pagine restano le più amate anche dagli atei: Agostino è tangibile, i suoi dubbi sono i nostri, la sua lussuria e i suoi errori lo rendono raggiungibile, un uomo che ancora reca su di sé il sentore delle umane erranze e del desiderio inappagato. Qui risiede l’equilibrio magnetico dello spettacolo. Alessandro Preziosi non rinnega il carisma che lo ha reso un'icona del grande pubblico — dai fasti di "Elisa di Rivombrosa" fino alla nuova avventura di "Sandokan" — ma lo mette al servizio di un fregio artistico di eccezionale spessore. La sua formazione, radicata nello studio dei grandi tragici e nelle regie di Molière e Shakespeare, traspare in ogni fibra: l'attore utilizza il proprio magnetismo come catalizzatore per rendere la complessità metafisica un'emozione condivisa e democratica. In lui, il binomio tomento ed estasi trova una sintesi perfetta. Preziosi si fa tramite del transito tra l'opera millenaria e la sensibilità moderna, dimostrando che l'isitinto di trascendenza non è un esercizio per pochi eletti, ma una necessità bruciante che abita ogni uomo, credente o meno. "Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato!"
Nella penombra del teatro, il grido del neofita della verità attraverso la voce del monologhista ci ricorda che il sacro non è lontano dalle nostre debolezze, ma ne è, forse, la forma più alta di compimento.


La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 26 aprile 2026.

Le confessini di Sant'Agostino
Recital di Alessandro Preziosi

musiche elettroniche originali Paky De Maio
traduzione e adattamento Tommaso Mattei
produzione Pato s.r.l.


In questo atteso recital di Alessandro Preziosi, l’attore dà corpo e voce a un Agostino immerso nei suoi pensieri più intimi, offrendo un’interpretazione magistrale che coniuga rigore e spontaneità.
L’adattamento curato da Tommaso Mattei attraversa i momenti salienti dell’opera fino alla struggente Epifania della conversione, in un flusso ritmico capace di tenere il pubblico sospeso tra parola e silenzio, tra ragione e sentimento.
La partitura elettronica originale di Paky De Maio non si limita ad accompagnare la parola, ma la attraversa e la penetra, dando vita a un ambiente sonoro immersivo che riflette l’interiorità del protagonista. Il suono diventa tempo, memoria, visione e attesa, trasformando il palco in uno spazio psichico ed emozionale in cui passato, presente e futuro si fondono in un’unica tensione drammatica.
Il recital si articola in dodici azioni sceniche cadenzate secondo le celebri categorie temporali espresse da Agostino: “I tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Questi tre tempi sono nella mia anima e non li vedo altrove. Il presente del passato, che è la memoria; il presente del presente, che è la visione; il presente del futuro, che è l’attesa”. Questa struttura diventa la spina dorsale della messa in scena, essenziale ma dinamica, scandendo le tappe del viaggio interiore di Agostino: la memoria, con l’infanzia e la giovinezza dissoluta; la visione, con la crisi e il confronto con la verità; l’attesa, con il desiderio di una vita trasformata (fonte: comunicato stampa).



Teatro Franco Parenti

Via Pier Lombardo, 14
20135 Milano
Tel:02 59995206
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domenica 26 aprile ore 20:00


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