Le false confidenze
Roma, Teatro Argentina, dal 14 aprile al 3 maggio 2026

Spettacolo leggero, ritmato, umoristico, moderno anche se l’opera risale al settecento, capace di mettere in mostra, attraverso un gioco psicologico, il lato umano dei controversi personaggi.

Come ricorda Arturo Cirillo, regista ed interprete della rappresentazione, “Le false confidenze è un testo che rasenta la perfezione, a volte capita che nella drammaturgia di un autore ci sia un’opera che abbia un raro e felice equilibrio. Un testo in cui tutti i personaggi hanno una loro identità e importanza, in cui il tema, oltre la trama, è particolarmente messo a fuoco ed esposto con grande coerenza, con la lucidità con cui si dimostra un teorema”. Effettivamente Pierre de Marivaux, autore del testo scritto nel 1737, mostra nell’opera tutto il suo stile raffinato nell’analisi dei risvolti psicologici legati alla nascita di un amore ed i contrasti che questo sentimento può generare rispetto alle convenzioni sociali, sottigliezze letterarie che fanno si che “Le false confidenze” sia considerata il manifesto del cosiddetto stile “marivaudage”.
Ritenuta una delle opere più riuscite di Pierre de Marivaux, capace di coniugare l’ironia alla profondità psicologica, al centro della trama de “Le false confidenze” c’è Dorante (interpretato da un delicato ed emotivo Giacomo Vigentini) giovane di buona famiglia, ma privo di mezzi di sostentamento che si fa assumere, con la complicità dello scaltro domestico Dubois (Arturo Cirillo) come segretario dalla facoltosa vedova Araminta (una superba Elena Sofia Ricci). Accanto a loro un nutrito ed eccellente cast che interpreta personaggi caratteristici: Rosario Giglio come Signor Remy, Orietta Notari nei panni della ambiziosa Signora Argante, Francesco Petruzzelli come l’acrobatico Arlecchino, Giulia Trippetta simpaticissima Marton e Giacinto Palmarini come il Conte.
Anticipando temi estremamente contemporanei quali la manipolazione emotiva ed il raggiro psicologico finalizzato ad uno scopo non troppo corretto, l’opera, specchio dello spirito del teatro illuminista francese, appare tuttora attuale. Merito della regia di Arturo Cirillo che muovendosi accuratamente ed evitando letture troppo didattiche, consente al primigenio spirito della commedia di emergere in tutta la sua preponderanza, giocando con il linguaggio, le suggestioni, i tempi recitativi, l’umorismo e due elementi sorprendenti: l’allestimento scenico di Dario Gessati innovativo e funzionale, che attraverso il movimento di una pedana girevelo (unico elemento sul palco) ricompone anche visivamente l’ambiguità della storia; e l’uso molto efficace delle colonne sonore, a cura di Federico Mezzana, fortemente emotive, capaci di contribuire efficacemente al generarsi della tensione emotiva che caratterizza lo spettacolo. Di grande impatto anche i costumi di Anna Missaglia che hanno il merito di affiancare alla creatività ed alla ricchezza sartoriale, l’indeterminatezza temporale: le loro linee non ricordano uno specifico momento storico, consentendo alla rappresentazione di spaziare nel tempo e rendendola adatta ad ogni età. Ne deriva uno spettacolo che pur mantenendo la sua fedeltà e coerenza al testo originale riesce ad essere contemporaneo, evidenziando una grande capacità di analisi e sintesi delle grandi opere del passato senza porre in essere elementi disturbanti o snaturanti l'iniziale drammaturgia.
"Le false confidenze", forte degli affiatati e bravissimi interpreti, arricchito dalla ragia di Arturo Cirillo e caratterizzato da intervalli musicali estemporanei, ma assolutamente ben inseriti nel contesto narrativo, dimostra come le critiche storiche contro Marivaux ed al suo estetismo verbale possano essere abbondantemente superate realizzando uno spettacolo di grande sottigliezza, con una eccellente recitazione (che richiama senza creare caricature lo stile ampolloso del settecento) per mostrare una dissacrante indagine psicologica che scava nei sentimenti umani.

 

 

Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 21 aprile 2026.

Le false confidenze
di Marivaux
traduzione e regia Arturo Cirillo
con
Elena Sofia Ricci (Araminta)
Giacomo Vigentini (Dorante)
Rosario Giglio (Signor Remy)
Orietta Notari (La Signora Argante)
Francesco Petruzzelli (Arlecchino)
Arturo Cirillo (Dubois),
Giulia Trippetta (Marton)
Giacinto Palmarini (Il Conte)
scene Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
disegno luci Pasquale Mari
suono Federico Mezzana
assistente alla regia Mario Scandale
assistente scenografo Stefano Pes
costumista collaboratrice Anna Missaglia
foto di Manuela Giusto
produzione Teatro di Roma
Teatro Nazionale, Marche Teatro, Teatro Stabile di Catania

Le false confidenze è un testo che rasenta la perfezione, a volte capita che nella drammaturgia di un autore ci sia un’opera che abbia un raro e felice equilibrio. Un testo in cui tutti i personaggi hanno una loro identità e importanza, in cui il tema, oltre la trama, è particolarmente messo a fuoco ed esposto con grande coerenza, con la lucidità con cui si dimostra un teorema. Con Molière ho avuto questa impressione lavorando su La scuola delle mogli, con Marivaux con Le false confidenze. Molière è grottesco e viscerale, e sottende spesso un discorso su la malattia, Marivaux è invece abitato da sentimenti molto interiorizzati, che coinvolgono il cuore quanto la testa. Le false confidenze (dove già il titolo è un ossimoro) è un modernissimo trattato psicoanalitico sul tema dell’innamoramento, in cui non vi è malattia né esasperazione, ma un gioco sottile e ambiguo tra il falso (le confidenze) e il vero (il cuore), in cui può accadere d’incominciare ad innamorarsi senza accorgersene. I personaggi sono legati tra loro da legami piuttosto ambigui, e la consegna di un ritratto è forse il vero snodo della vicenda. Che cos’è un ritratto? Non è la persona in sé ma la sua rappresentazione, lo sguardo del pittore sul modello, una creazione che aspira ad essere verosimile pur essendo inesorabilmente falsa. Siamo più sinceri quando sappiamo di stare mentendo, o quando invece non vogliamo, o non riusciamo, a riconoscere la verità dentro di noi? Questo sembra chiederci Marivaux, usando i mezzi del teatro. Un giovane inganna una vedova, per avere il suo cuore e le sue ricchezze, ma in fondo ne è sinceramente innamorato. Un servo mette su un tranello mosso dal gusto un po’ sadico di far crollare una austera e molto razionale signora, montando un confronto amoroso del quale vorrebbe in fondo essere uno dei protagonisti e non solo il burattinaio. Poi vi è una signora in vedovanza che non vuole riconoscere quanto ancora la vita ha da offrirle, e quanto dovrà compromettersi sotto l’influsso dell’amore. Ma tutti i personaggi di questa meravigliosa, e davvero contemporanea commedia, si muovono tra il loro sé e la propria rappresentazione: come in un ritratto, per l’appunto. (Artuto Cirillo)
(Fonte: comunicato stampa)


Teatro Argentina
Largo di Torre Argentina, 52
Roma RM
06 6840 00314


Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.