Il Manoscritto
Roma, Teatro Trastevere dal 17 al 19 aprile 2026

Opera di alta qualità e di grande interesse, da apprezzare per la sua capacità di affrontare temi psicologici ed esistenziali, sfumando i confini tra reale e allucinazione.

Lo spettacolo propone il racconto, in bilico tra consapevolezza e percezione, di un viaggio attraverso il deserto americano per consegnare un pacco, contenente un manoscritto, che l’eccentrico autore vieta assolutamente al corriere di aprire e che, nel corso del trasferimento da un luogo all’altro, sembra prendere vita propria. Durante la sosta notturna in un motel sperduto nel nulla, la vicenda prende una piega particolare, si arricchisce di suoni, immagini, alterazioni della coscienza e realtà trasformata, per una esperienza vissuta dal protagonista, e dal pubblico in sala, di totale immersione in un mondo onirico e surreale.
La rappresentazione, nata dalla penna di Baret Magarian (autore di respiro internazionale, riconosciuto come una delle voci più sorprendenti della narrativa contemporanea) e reduce da un grande successo di pubblico e critica a Parigi, colpisce gli spettatori per la forti emozioni che sprigiona, alcune disturbanti, altre celebrative. Un testo complesso e ricchissimo di espressioni, poesia e linguaggi che il protagonista e regista dell’opera Roberto Zibetti (rinomato attore di cinema e televisione di comprovata esperienza) anima con voce e corpo, materializzando l’intricato groviglio emotivo e psichico della storia.
Di particolare rilevanza risulta la messa in scena de “Il manoscritto” nella quale l’immersività è un assoluto punto di forza. Con un sapiente ed innovativo mix di musica e proiezioni visive, il pubblico in sala diventa complice e non solo spettatore, del dualismo che il protagonista vive tra reale ed onirico in un complesso e disordinato incontro con la propria coscienza che consente l’emersione delle emozioni più crude e devastatrici. Accanto agli accorgimenti visivi gioca un ruolo fondamentale la colonna sonora curata da Paolo Ballarini e le musiche elettroniche del duo Marras/Tortora, capaci di creare, insieme alle luci Antoine De Giuli e le proiezioni di Robert Hulland uno spazio scenico avvolgente e coinvolgente, dove anche solo una strana seduta che troneggia sul palco è sufficiente per ricreare lo scorrere del tempo durante il lungo e solitario viaggio nel deserto americano.
L’opera rappresenta una compiuta sintesi tra la poetica di Magarian costantemente in equilibrio tra il thriller psicologico e la messa in luce delle contraddizioni dell’uomo contemporaneo e dei suoi conflitti interiori, e la performance di Zibetti (sul palco a piedi nudi e con minimalisti pantaloni e maglia neri) che offre agli spettatori non una semplice recitazione (anche se con caratteristiche viranti verso il cinematografico), ma una totale immersione nel personaggio del quale evidenzia, con una fisicità ed espressività portate all’estremo, i tormenti e le sensazioni più profonde, quasi delle possessioni, mostrando un talento versatile e camaleontico in grado di spaziare tra i più diversi registri recitativi.
Spettacolo complesso nella sua struttura, da assaporare e metabolizzare con un approccio mentale aperto all’innovazione ed a tutte le modalità in cui questa si può manifestare.


 

Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 17 aprile 2026.

Il Manoscritto
di Baret Magarian
Interpretazione e regia di Roberto Zibetti
Suono: Paolo Ballarini
Luci: Antoine De Giuli
Proiezioni: Robert Hulland
Assistenti alla regia: Manuel Lucarno
Musica elettronica: Marras/Tortora

Un uomo viene incaricato di consegnare un importante pacco contenente il manoscritto di un eccentrico autore… non gli è permesso di aprirlo… strada facendo, decide di trascorrere la notte in un motel nel deserto… la notte inverte tutte le sue percezioni… e il pacco sembra prendere vita…
Una messa in scena immersiva fatta di suoni e immagini ci porta nel cuore di un incontro inaspettato: quello di una persona con la propria coscienza, che gli si presenta sotto forma di emozioni crude e disturbanti.
La colonna sonora di Paolo Ballarini, attraverso una raffinata selezione di suoni, evoca con concretezza quasi cinematografica, prima il viaggio nel deserto americano e poi un’alienata dimensione, dove amore e morte si affrontano in un crescendo dai colori forti e toccanti.
Le immagini proiettate sulla scena, elaborate dall’artista digitale inglese Robert Hulland portano lo spettatore in una zona di allucinata e poetica sospensione.
(Fonte: comunicato stampa)

Teatro Trastevere
Via Jacopa de’ Settesoli, 3
Roma
Prenotazioni:
06-5814004 / 328-3546847
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https://www.teatrotrastevere.it/

 


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