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In questa esegesi, il desiderio non è una tensione verso un oggetto riparatore, ma una "mancanza a essere" che non può trovare pace nella saturazione dei consumi contemporanei. Se l'uomo di oggi è prigioniero di un godimento autistico e immediato, mediato dagli schermi e dalla velocità, l’Agostino di Recalcati propone la "confessione" come l'unica via per soggettivare il dolore. Non si tratta di mondarsi dai peccati per ripulire la coscienza, ma di tradurre in parola il "non sapere" che ci costituisce. La psicoanalisi incontra qui la teologia nella dimensione dell'altro: per entrambi, il soggetto esiste solo in quanto invocazione, in quanto parola rivolta a un interlocutore che lo precede e lo fonda. L’analisi del celebre episodio del furto delle pere diviene il cardine per comprendere il disagio della civiltà attuale. Recalcati vi legge il "godimento del male", un atto gratuito che non mira al possesso del frutto, ma alla sfida pura verso il limite. È il paradosso della libertà umana: il desiderio di trasgredire la legge non per odio verso la norma, ma per il brivido di sentirsi onnipotenti. In un'epoca che ha rimosso il senso del limite e della castrazione simbolica, questo passaggio agostiniano illumina la spinta distruttiva che abita il cuore dell'uomo moderno, il quale, nel tentativo di farsi dio di se stesso, finisce per sprofondare nella noia o nell'angoscia. Inserendo il pensiero di Sigmund Freud in questa trama speculativa, il saggista rintraccia in Agostino il precursore della grande rivoluzione del 1900. Se per Freud l'inconscio è il "continente oscuro" che agisce a nostra insaputa, per Agostino è quella memoria che contiene ciò che non sappiamo di sapere. Lo psicoanalista milanese sottolinea come l’intuizione freudiana della psiche come stratificazione archeologica trovi il suo calco perfetto nelle pagine delle Confessioni, dove il passato non è mai morto, ma continua a pulsare sotto la superficie del presente. Prima di giungere alla conclusione, Recalcati richiama la sua celebre interpretazione de L'interpretazione dei sogni, raccordandola al testo agostiniano: come il sogno per Freud non è un semplice scarto della mente ma il "testo" dove il desiderio si scrive in codice, così per il monaco mistico la vita interiore è un rebus che attende di essere decifrato. Recalcati cita il cuore dell'opera freudiana per ricordare che il desiderio non è mai trasparente a se stesso; esso ha bisogno di un lavoro di scavo, di una "traduzione" che trasformi il grido mutuo dell'angoscia in parola significante. In questo senso, il sogno freudiano e la preghiera agostiniana diventano due facce della stessa medaglia: entrambi sono tentativi del soggetto di dialogare con quella parte di sé che gli sfugge, cercando una verità che non sia solo razionale, ma profondamente incarnata. Questa saldatura tra la clinica del vuoto contemporanea e la spiritualità antica permette a Recalcati di affermare che non esiste cura dell'anima senza l'accettazione del proprio enigma. L'attualità di questo approccio risiede proprio nel rifiuto di una psicanalisi ridotta a tecnica di adattamento: Agostino e Freud, riletti oggi, ci dicono che l'uomo è sano non quando risolve i suoi conflitti, ma quando impara ad abitarli con dignità, riconoscendo nel desiderio la bussola che, pur non garantendo la meta, dà senso al cammino. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 20 aprile 2026. |
Le confessioni di Sant'Agostino ![]() Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo, 14 20135 Milano Tel:02 59995206 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. |









