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Il berretto a sonagli ha un testo che mostra la sua età, nel senso che mai potrebbe verificarsi nel modo in cui è raccontato, ai giorni nostri. Il meccanismo teatrale inventato da Pirandello prende le mosse da una ipotesi di reato (l’adulterio) del tutto inattuale. La moglie del Ciampa mai potrebbe essere rinchiusa in casa a doppia chiave, con il solo permesso di affacciarsi (ma con modestia) alla finestra. E così pure mai, oggi, un uomo commetterebbe un doppio omicidio per salvare il proprio onore, la propria faccia, il proprio pupo dall’onta delle corna. Piuttosto commetterebbe un femminicidio per frustrazione. Ecco, dunque, che i meccanismi principali alla base dell’azione teatrale vera e propria sono vanificati, depotenziati e noi, per comprendere ciò che accade nel cuore dei personaggi in scena, siamo costretti ad applicare la lente storica, accettarli come emotivamente plausibili con un atto di volontà, e andare avanti. In questa operazione, però, siamo depistati da una serie di falsi indizi: abbigliamento più o meno moderno (la protagonista Beatrice e la Saracena hanno i pantaloni) con vaghi accenni appena più retrò per le altre donne. Divagazioni demoniache e saffiche per rendere più moderna la Saracena e più comprensibile la sua presa su Beatrice. Una scenografia algida e straniante, con allusioni magrittiane, esteticamente bellissima (come pure le luci e la musica), ma dissonante con l’idea stessa di emozione. In questa atmosfera i personaggi minori perdono spessore e motivazione. La moglie del Ciampa è una perfetta marionetta; questo è accettabile. Ma gli altri, indipendentemente dalla bravura degli attori, sono dei meri esecutori di una trama a cui viene negato alcun significato attuale: che importanza può avere l’anacronistico buon nome di famiglia? A noi, abituati a scandali e divorzi eccellenti spiattellati sui social, fa l’effetto di un relitto, una curiosità da mercatino dell’usato. La chiave comica è persa, ma ci può stare, in fondo; neanche Pirandello ci credeva troppo. Che resta dunque? La gelosia, sempre attuale, della furiosa Beatrice, una autentica Erinni inarrestabile interpretata da una eccezionale Stefania Medri, che riesce a tirare fuori dalle sue corde vocali un “beee…” nato nelle profondità delle viscere, un vomito nero contro i suoi nemici. Non per niente Pirandello aveva originariamente pensato a Beatrice come protagonista, e solo nella traduzione in italiano Ciampa è diventato più importante. E poi c’è lui, il Ciampa, un piccolo impiegato reso ancora più piccolo da Silvio Orlando; un travet che ha trovato il suo scopo nella vita: sua moglie. Molto più autentico quando esibisce gli squarci aperti da Beatrice nella sua integrità emotiva, quando il sangue che mostra è quello del cuore, non quello sulla fronte. Meno incisivo invece quando argomenta con Beatrice, quando cerca di ricondurla alla ragione, nella prima parte dello spettacolo. Lì sembra scivolare via. Ma non si può scivolare sui concetti, perché indipendentemente da qualunque epoca, situazione, motivazione, l’appello del Ciampa a cercare una comunicazione autentica e il suo monito sulle conseguenze ineluttabili di ogni azione estrema sono sempre attuali. Insomma, la corda civile, la corda seria e la corda pazza esistono ancora oggi e, in modo ben diverso, funzionano ancora. Ma Andrea Baracco non è riuscito a spiegarci come. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 14 aprile 2026 |
IL BERRETTO A SONAGLI con Silvio Orlando
Al suo primo Pirandello a teatro, Silvio Orlando, già applaudito dal pubblico del Piccolo in Si nota all’imbrunire, regia di Lucia Calamaro, sfiora con delicatezza e intelligenza tutte le ambigue e complesse sfumature della tragica umanità di Ciampa nel Berretto a sonagli, diretto da Andrea Baracco.
Cinque anni dopo aver scritto la novella La Verità, Luigi Pirandello la trasforma nei due atti de Il berretto a sonagli, la cui versione siciliana confezionata per Angelo Musco debutta nel 1917 al Teatro Nazionale di Roma. In una delle lettere indirizzate a Musco che metteva in dubbio le qualità della commedia e del suo protagonista, Ciampa, Pirandello dice di come questo sia un personaggio “strapieno di tragica umanità, non vivo ma arcivivo”.
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