|

Arriva finalmente in Italia “Circle Mirror Transformation”, l’opera che nel 2009 confermò, dopo un esordio fulminante, il talento della giovane e pluripremiata drammaturga statunitense Annie Baker.
La vicenda si svolge all'interno di un centro comunitario nel Vermont, dove cinque estranei si riuniscono per un corso di recitazione per principianti; tra esercizi di fiducia e giochi teatrali apparentemente infantili, le loro vite private iniziano a filtrare prepotentemente nello spazio scenico. In un’epoca di sovraccarico verbale, la drammaturga statunitense sceglie la via sottile dell’economia della parola, tessendo un racconto che vive di sottintesi e pause gravide di senso. Se nel teatro post-cechoviano il linguaggio è spesso il luogo dell'incomunicabilità — un soliloquio in cui gli individui parlano "accanto" all'altro senza mai scalfirne la solitudine — nell’opera di Baker il paradigma si sposta: il silenzio si fa atto comunicativo primario, lo spazio cavo attraverso cui le identità progressivamente si disvelano. In questa pièce, il vuoto non è assenza, ma azione drammaturgica. Laddove la struttura episodica delle lezioni sembrerebbe frammentare il respiro narrativo, è proprio la sottrazione del dialogo a generare una tensione sotterranea che culmina in piccole, ma dirompenti, epifanie personali. Lo spettatore assiste così a un paradosso: è attraverso la finzione teatrale e il peso dei silenzi che i personaggi riescono, infine, a trovarsi. La parola, quando emerge da quel vuoto, non è più rumore di fondo, ma un ponte faticoso e autentico tra esistenze distanti. Questo processo di svelamento si compie attraverso un paradosso tipicamente teatrale: la dissimulazione come unica via verso l'autenticità. I cinque protagonisti, protetti dallo "scudo" del gioco scenico, finiscono per abbassare le difese proprie della loro vita quotidiana nel Vermont. Se nella realtà sociale la parola è spesso usata per nascondersi o per aderire a ruoli prestabiliti, qui l'esercizio e la finzione dichiarata agiscono come un bisturi. Interpretando "l'altro", i personaggi lasciano inavvertitamente filtrare frammenti della propria biografia che nel mondo esterno resterebbero sepolti; la maschera teatrale non serve dunque a celare, ma a liberare l'identità dalla fatica di dover apparire integra. La verità emerge proprio nelle crepe della simulazione — un’esitazione di troppo, un corpo che "tradisce" l'emozione mentre si finge di essere un oggetto inanimato — trasformando il corso di recitazione in un rito di disvelamento psicologico. La regia di Valerio Binasco, forte della precisa traduzione di Monica Capuani e Cristina Spina, governa magistralmente questi ritmi sospesi. Le dinamiche tra i cinque protagonisti evolvono in modo organico e spesso doloroso, assecondate dal sapiente disegno luci di Alessandro Verrazzi, capace di aprire squarci di significato proprio nei momenti di stasi, rendendo visibile l’invisibile. A sorreggere il dispositivo è un cast d’eccellenza, compatto e privo di cedimenti. Se Binasco convince nel ruolo di James, a svettare è una splendida Alessia Giuliani: la sua Theresa possiede una mobilità emotiva e un’asperità tali da renderla il baricentro magnetico della messa in scena, capace di dare corpo e voce anche a ciò che resta ostinatamente taciuto. Meritevole di menzione è anche l'interpretazione di Andrea Di Casa, sempre in bilico tra fragilità emotiva e aggressività repressa. Nel complesso, l'operazione si rivela preziosa e necessaria: non solo per il merito di aver colmato un vuoto distributivo portando in Italia una delle voci più lucide della drammaturgia contemporanea, ma per la capacità di restituire al pubblico un teatro che non ha paura del tempo e della sottrazione.
La presente recensione è riferita allo spettacolo del 9 aprile 2026
|
|

Circle Mirror Transformation di Annie Baker
traduzione Monica Capuani, Cristina Spina regia Valerio Binasco con Valerio Binasco, Pamela Villoresi, Alessia Giuliani, Andrea Di Casa, Maria Trenta scene Guido Fiorato costumi Alessio Rosati luci Alessandro Verazzi suono Filippo Conti video Simone Rosset
Teatro Stabile di Torino, Teatro di Roma
Cinque sconosciuti si ritrovano in una anonima sala di provincia per un corso di teatro: Circle Mirror Transformation di Annie Baker racconta con leggerezza e profondità come il teatro possa diventare un’occasione di incontro e cambiamento. In scena, sei settimane di esercizi teatrali mettono alla prova delle persone qualunque, che poco alla volta si rivelano attraverso piccoli gesti, esitazioni e silenzi. La scrittura di Baker, una delle voci più originali della drammaturgia americana e vincitrice del Pulitzer, sa trasformare l’ordinario in racconto teatrale, facendo emergere il bisogno universale di legami, riconoscimento e ascolto. Lo spettacolo alterna momenti comici e teneri a riflessioni più intime: un’opera sorprendente e intensamente vera, che riflette sul teatro, la vita e il tempo che ci attraversa. (fonte: comunicato stampa)

Teatro Carignano
Piazza Carignano, 6, 10123 Torino Tel: 011 5169411
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
ORARIO SPETTACOLI: martedì, giovedì e sabato ore 19.30 mercoledì e venerdì ore 20.45 domenica ore 16:00
|