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L’universo di James Joyce, con le sue anse sintattiche e le rifrazioni interiori, trova una nuova, vibrante dimora presso la Sala Futura di Catania. Lo spettacolo Ape Regina - Una giornata per Molly Bloom si sostanzia non come una semplice trasposizione scenica dell'ultimo capitolo dell’Ulisse, bensì come un’esegesi carnale e onirica del femmineo, distillata attraverso una recitazione di palpabile densità emotiva.
Il palcoscenico si tinge di un’onirica tonalità british green, un tappeto cromatico che funge da perimetro simbolico per l’esistenza claustrofobica di Molly Bloom. In questo allestimento, la dialettica tra fedeltà mitologica e ribellione carnale si consuma in una messinscena dove ogni oggetto è un correlativo oggettivo della psiche. La scenografia non è mero sfondo, ma proiezione di una "bolla ipertrofica" fatta di convenzioni sociali e domestiche. Spiccano elementi dal forte impatto simbolico: le scarpe da tip tap, strumenti di una danza enucleante, rappresentano il battito cardiaco di un desiderio che scalpita per evadere dalla fissità del quotidiano, il cane Argo, ridotto a un simulacro immobile è una figura che ricalca la staticità vitrea di una bambola, emblema di una fedeltà cristallizzata e ormai priva di linfa, il verde britannico diviene una scelta visiva che evoca tanto l’ambiente anglosassone quanto una sorta di giardino mentale recintato, entro cui la protagonista consuma la sua battaglia interiore. La regia, curata con acume dalla stessa interprete, sviscerante la natura parodistica del personaggio rispetto al modello omerico. Se la Penelope di Itaca tesse la tela per preservare la propria castità, questa Molly Bloom distrugge ogni trama di pudore. La divergenza dall'archetipo si fa carne e la stanca attesa di Leopold viene sostituita dalla presenza prorompente di Hugh "Blazes" Boyland. Il tradimento non è qui inteso come mera colpa, ma come atto di autodeterminazione, un grido di libertà contro la narrazione patriarcale dell'attesa. L’abilità della demiurga risiede nel trasfigurare il celebre monologo joyceano in un'azione scenica dinamica. La gestione dello spazio riflette la volontà di rompere gli argini del lecito: Molly si muove tra gli arredi come una creatura in cattività che, attraverso l'ironia e la sessualità, rivendica il proprio dirimpente diritto all'evasione. Lo spettacolo scardina la visione della donna come accessorio del viaggio altrui. In questa pièce, il pianeta Bloom smette di essere un satellite di Ulisse per diventare il sole attorno a cui ruota l'Elio sistema del desiderio, consegnando agli astanti una caratterizzazione di accattivante modernità, dove il "Sì" finale risuona come una definitiva, orgogliosa accettazione della propria complessa natura umana.
La presente recensione si riferisce alla rappresentazione dell'11 aprile 2026 |
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Ape regina - Una giornata per Molly Bloom
ispirato all’Ulisse di Joice scrittura Giorgia Cerruti con Giorgia Cerruti spettacolo di Piccola Compagnia della Magnolia produzione Cubo Teatro
Scritto, diretto e interpretato da Giorgia Cerruti (regia condivisa con Davide Giglio), lo spettacolo costruisce il ritratto di Molly Bloom come una moderna Penelope: un’ex attrice, un tempo bambina prodigio, oggi alle prese con il tentativo di ricostruire sé stessa, tra memoria e desiderio, tra slancio vitale e zone d’ombra. In un arco temporale concentrato – una sola giornata, dalla mattina alla sera – Molly si racconta e si attraversa, lasciando emergere un’identità che si esprime attraverso il corpo prima ancora che attraverso la parola. Una presenza scenica che si fa materia viva: eccessiva, fragile, ironica, a tratti perturbante, capace di oscillare tra registri opposti, al di sopra di ogni pudore. “Ape regina” si configura come un esperimento di scrittura e di linguaggio al femminile, liberato da strutture convenzionali e attraversato da una tensione continua tra opposti: vita e morte, presenza e assenza, memoria e futuro. La scena diventa così uno spazio intimo e simbolico, una stanza carica di passato e possibilità, in cui il personaggio tenta un confronto radicale con sé stessa. Nel percorso evocativo dello spettacolo affiorano suggestioni legate all’immaginario cinematografico: dalle figure intense e ironiche di Bette Davis, agli echi malinconici di Norma Desmond, fino alla forza asciutta di Joan Crawford. Rimandi che contribuiscono a costruire una figura iconica e stratificata, sospesa tra teatro e cinema, tra mito e contemporaneità. Al centro, la tensione verso una libertà assoluta: un “sì” incondizionato alla vita, che passa attraverso il corpo, il desiderio e la parola, in un dialogo continuo tra interiorità e rappresentazione. In questa prospettiva, l’arte diventa spazio di relazione tra vivi e morti, tra presenza e assenza, fino a configurarsi come possibilità di trascendenza (fonte: comunicato stampa).

Teatro Stabile - Sala Futura Via Macallè, 3 95124 Catania Tel.095 7310856 E-mail:
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ORARIO SPETTACOLI:
venerdì, sabato ore 20:45 domenica ore 18:00
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