Gli innamorati
Messina, Teatro Vittorio Emanuele, dal 31 marzo al 2 aprile 2026

La presente messinscena de Gli innamorati si colloca entro un calibrato scarto rispetto all’originario congegno riformatore goldoniano, evidenziando un gap consapevole tra la tensione innovativa settecentesca e la pratica odierna del rivisitare, quasi a misurare la distanza — storica ed estetica — che separa l’urgenza della riforma dalla sua attuale rielaborazione scenica. In tal senso, il lavoro di adattamento e regia di Roberto Valerio si confronta con una drammaturgia che segna il passaggio dal teatro dell’arte, fondato su maschere e improvvisazione, a una scrittura pienamente strutturata, in cui la definizione psicologica dei personaggi si intreccia a un impianto dialogico di sottile esattezza.
La fattura scenica articola la vicenda, ambientata in una Milano settecentesca evocata con misurata compostezza, come un meccanismo di tensioni affettive minuziosamente orchestrato, nel quale la gelosia — autentico flagello dei cuori amanti — agisce da principio generatore e da forza disgregante. La regia opta per una linea di rigorosa leggibilità, evitando sovraccarichi interpretativi e affidandosi alla nuda evidenza del testo, la cui modernità affiora proprio nella reiterazione degli slittamenti emotivi e nell’instabilità dei rapporti. Per ciò che attiene all’apparato scenografico e costumistico ideato da Guido Fiorato, esso si attesta su una misurata calibratura formale e una puntuale esecuzione, senza tuttavia eccedere in compiacimenti ornamentali di carattere autoreferenziale. Gli ambienti, pur nella loro dichiarata essenzialità, si configurano come quadro funzionale all'azione, capaci di seguire le modulazioni del dettato drammaturgico e di restituire, con controllata discrezione, l’impressione di un interno borghese sospeso tra rappresentazione e verosimiglianza. Sul versante attorale, la compagnia offre una prova complessivamente composta, orientata a una resa chiara delle dinamiche relazionali. Claudio Casadio e Loredana Giordano incarnano con equilibrio le figure di riferimento, mentre Valentina Carli e Leone Tarchiani restituiscono con efficace nervosismo la fragilità dei giovani amanti, sospesi fra impeto e ripiegamento. Il resto del cast contribuisce a delineare un intreccio corale nel quale il conflitto si articola tra leggerezza comica e accenti più sfumati, talora prossimi a una malinconia trattenuta. Eppure, nella sua indubbia correttezza formale, la fattura scenica sembra talvolta arrestarsi sulla soglia di una più audace interrogazione del testo, preferendo la via della compostezza a quella del rischio. Nonostante ciò, emerge con chiarezza la persistente vitalità della scrittura goldoniana: una materia teatrale duttile, capace di attraversare epoche e sensibilità senza smarrire la propria incisività. Le passioni minute, le gelosie sproporzionate, gli slanci e i ripiegamenti continuano a risuonare con sorprendente immediatezza. In definitiva, la pièce conferma, anche nella sua misurata adesione, la qualità proteiforme della commedia goldoniana, la sua attitudine a riflettersi in forme sempre nuove, mantenendo intatta la propria riconoscibilità. Un teatro che, pur segnato dal tempo, continua a offrire alla scena contemporanea uno specchio mobile e inesauribile delle inquietudini umane.


La presente recensione è riferita alla rappresentazione del 31 marzo 2026.

Gli innamorati
di Carlo Goldoni

adattamento e regia Roberto Valerio
con
Claudio Casadio,
Loredana Giordano,
Valentina Carli,
Leone Tarchiani
Maria Lauria,
Lorenzo Carpinelli,
Damiano Spitaleri,
Alberto Gandolfo
scene e costumi Guido Fiorato
musiche Paolo Coletta
assistente scene e costumi Anna Varaldo
una coproduzione Centro di Produzione Accademia
Perduta/Romagna Teatri, La Contrada Teatro Stabile di Trieste
e La Pirandelliana

Un amore dietro al quale si celano contraddizioni e tensioni, così come contraddittori sono i personaggi, alcuni caratterizzati da personalità razionali e “borghesi”, altri più istintivi e impulsivi, contrapposti nei loro atteggiamenti e nel loro modo di affrontare la vita.Gli Innamorati è una storia d’amore universale, sfaccettata e attualissima, i cui protagonisti sono più vicini alla nostra contemporaneità di quanto si possa pensare.
Così Carlo Goldoni introduce la sua commedia al lettore, e in questa breve frase c’è davvero tutto il succo dell’opera. Due giovani innamorati (Eugenia e Fulgenzio) ci mostrano come un amore dolce, limpido e senza inganni si possa trasformare senza alcun motivo in folle gelosia: da qui nascono una serie di ripicche, furibonde liti, alternate a dolci riappacificazioni e languidi desideri.
Esiste un tema più universale e contemporaneo di questo?
Chi di noi non ha sofferto, penato per amore rendendosi anche ridicolo agli occhi degli altri? Quale altro sentimento scuote e dilania le nostre anime quanto l’amore folle?
Diventa allora necessario rimettere in scena questo capolavoro goldoniano che ci rammenta quanto ancora oggi ci sia di sciocco, buffo, nei nostri comportamenti durante un innamoramento; ma anche quanto si possa essere fragili, indifesi e alla mercè delle onde del cuore.
Goldoni non si accontenta di raccontare in modo semplice la vicenda, al contrario ci presenta una magnifica galleria di personaggi intorno ai due giovani amanti che consigliano, rimproverano, ingarbugliano ancor di più la vicenda. Il campione assoluto nel creare scompiglio e nel creare strade drammaturgiche aggrovigliate, è Fabrizio (lo zio di Eugenia), magnifica maschera di chiacchierone, bonario bugiardo che esalta e magnifica tutte le persone che lo circondano provocando ilarità degli altri personaggi e di riflesso del pubblico. Roberto ValerioCon una scenografia contemporanea e costumi moderni, nasce uno spettacolo asciutto, diretto, senza fronzoli, che mescola leggerezza, risate, momenti di grande commedia a cupe atmosfere per poter rappresentar un amore più violento di tutti gli altri; uno spettacolo in cui trionfa il Teatro e la magnifica macchina teatrale inventata dal più grande drammaturgo italiano, capace con un testo scritto nel 1759, di parlare ancora oggi alle persone sedute in platea (fonte: comunicato stampa).



Teatro Vittorio Emanuele

Via G. Garibaldi 
98122 Messina
Tel. 090 2408836

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