Teste di legno
Milano, Teatro Gerolamo, dal 19 al 22 marzo 2026

All’interno di una prospettiva di teatro di figura che si pone insieme come archivio vivente e dispositivo critico, "Teste di legno" della Compagnia marionettistica Carlo Colla & Figli si profila come un raffinato esercizio di archeologia scenica e di auto-riflessività del mestiere teatrale. Ospitato nello spazio raccolto e storicamente emblematico del Teatro Gerolamo, lo spettacolo espone con rara trasparenza il proprio meccanismo costitutivo: marionettisti a vista, fili corti deliberatamente dichiarati, sagome dipinte e figure lignee che emergono non come illusione nascosta ma come dichiarazione esplicita di poetica.
Il dato artigianale non è semplice premessa tecnica, bensì fondamento concettuale. Il marionettista si presenta come artefice totale, insieme costruttore e animatore, che plasma materia inerte per trasformarla in linguaggio scenico. La marionetta, in tale prospettiva, non è oggetto ma soggetto in potenza: un "attore delegato" che vive in una condizione di scarto prospettico rispetto al suo animatore, in una dinamica di parallasse che costituisce il vero motore semantico dello spettacolo. Ne deriva una drammaturgia che non racconta soltanto storie, ma interroga il principio stesso della rappresentazione. Il vastissimo patrimonio iconografico e performativo custodito nei depositi della Compagnia marionettistica Carlo Colla & Figli — oltre tremila figure catalogabili per cicli narrativi, tipologie e provenienze letterarie — costituisce il serbatoio da cui lo spettacolo attinge. Tale archivio non è evocato come semplice curiosità museale, ma come organismo narrativo potenziale, in cui coesistono e si stratificano universi fiabeschi eterogenei. L'ordito scenico si articola infatti come un attraversamento consapevole di sei nuclei narrativi principali, ciascuno traslato in immagine non nella sua integrità canonica, bensì attraverso segni emblematici e figure-soglia che ne condensano l’immaginario: nel segmento piratesco emerge la matrice avventurosa di L’isola del tesoro, richiamata attraverso la figura del capitano pirata e della mappa del tesoro come dispositivo di desiderio e tradimento, in cui la rotta marittima diventa metafora della brama e della perdita di orientamento etico; il mondo collodiano di Pinocchio si manifesta non tanto nella linearità della vicenda, quanto nella dialettica tra burattino e coscienza, tra smarrimento e formazione mancata, con la marionetta stessa che riflette su di sé come creatura incompiuta e costantemente esposta alla manipolazione; la dimensione incantatoria de La bella addormentata nel bosco affiora attraverso la figura della principessa sospesa nel tempo e dell’incantesimo che immobilizza il corso della storia, traslando la fiaba in una sospensione scenica che diviene metafora dell’attesa e dell’inattività del potere; il repertorio delle fiabe popolari europee introduce presenze archetipiche — re, fate e creature del bosco — che funzionano come operatori simbolici di equilibrio e squilibrio narrativo, regolando l’ordine fragile tra armonia e perturbazione; il mondo delle narrazioni fantastiche per l’infanzia si declina in figure di viandanti, animali parlanti e aiutanti magici, che assumono funzione di contrappunto leggero rispetto alle derive più oscure del racconto, mantenendo aperto il registro della meraviglia; infine, l’universo avventuroso e moraleggiante della narrativa ottocentesca e premoderna si condensa in personaggi-tipologia — eroi imperfetti, antagonisti caricaturali, sovrani simbolici — che agiscono come vettori di una parabola etica continuamente in tensione.
In questa costellazione, la parabola principale si innesta su un materiale storico e quasi archeologico: la traccia del film perduto Il sogno folle (1916), realizzato con le marionette della Compagnia e oggi sopravvissuto unicamente attraverso figurini, documenti e cronache giornalistiche. Tale lacerto diventa il principio generativo di una riscrittura compositiva che assume il carattere di reinvenzione filologica e, al tempo stesso, di speculazione poetica. Il costrutto diegetico si attiva nella dimensione notturna del retroscena: a fine giornata, le marionette — deposte nei loro armadi come presenze sospese — si rianimano dando luogo a una comunità autonoma di personaggi provenienti dai diversi universi fiabeschi. In tale assemblea si produce la frattura drammatica: Re Barbarus, figura sovrana e ipertrofica, entra in possesso di un frammento di giornale d’epoca che menziona la "Grande Guerra", e da tale reperto storico, decontestualizzato e mitizzato, trae l’innesco di un delirio espansionistico che trasforma la trama in parabola di potere assoluto. È in questo quadro che lo spettacolo articola la propria riflessione più radicale: le idee, private di verifica e misura, si autonomizzano e invadono la scena fino a produrre deformazioni cognitive e corporee, secondo un principio che richiama direttamente le tipologie critiche elaborate da Bertolt Brecht, in particolare la tensione tra forma e contenuto, tra rappresentazione e distorsione ideologica. Le "teste" del titolo diventano così metafora plastica di una crescita smisurata dell’ideale che, una volta collassato, rivela la propria inconsistenza strutturale. L’esito non è tuttavia caotico: la struttura testuale prevede un ritorno all’ordine scenico con il sopraggiungere del mattino. Il marionettista riassume il controllo del dispositivo, ricollocando ogni figura nella dimensione dell’inanimato, ristabilendo la gerarchia originaria tra artefice e creatura. Anche Re Barbarus, depotenziato, viene ricondotto alla sua condizione originaria di oggetto teatrale, avvolto nuovamente nei fili che ne determinano il destino. L’attualità del testo del 1916, in tale prospettiva, si impone con evidenza quasi perturbante, configurandosi come una meditazione indiretta ma lucidissima sui meccanismi di ogni potere forte e sulle sue derive mitologiche. La struttura dello spettacolo si organizza infine secondo un principio modulare che alterna registri tematici e figurativi: da un lato la sfera della leggerezza — spensieratezza, amore, armonia — dall’altro il campo delle ombre — tirannia, oppressione, megalomania. Tale dialettica si traduce in una composizione coreografica di grande precisione, in cui marionette e sagome cartonate danno vita a una vera e propria partitura visiva, insieme ironica e inquieta, che restituisce i tratti ambivalenti dell’umano e del suo rapporto con il mondo naturale e politico, in un equilibrio precario che sembra poter sopravvivere soltanto se, come suggerisce la scena, rimane sostenuto da un prezioso e salvifico crinale lirico.

La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 21 marzo 2026

Teste di legno

Compagnia marionettistica Carlo Colla & figli

da un’idea di Eugenio Monti Colla
testo, scene, sculture e luci Franco Citterio
costumi Cecilia Di Marco e Maria Grazia Citterio
registrazioni estratte dagli spettacoli del repertorio della compagnia
musica Danilo Lorenzini
voce narrante Carlo Decio
trascrizione musicale Daniele Sozzani Sesperati
esec. dal vivo gio 19 e ven 20: Daniele Sozzani Desperati, pianoforte
Daniele Moretto,
tromba esec. dal vivo sab 21 e dom 22: Daniele Sozzani Desperati, pianoforte
Luca Volonté, sax soprano
marionettisti:
Franco Citterio,
Maria Grazia Citterio,
Piero Corbella,
Cecilia Di Marco,
Paolo Sette,
Giovanni Schiavolin.
Regia Franco Citterio e Giovanni Schiavolin.
Prod. Associazione Grupporiani
Comune di Milano-Teatro Convenzionato
Regione Lombardia-Soggetto di rilevanza regionale.


Teste di legno è uno spettacolo con personaggi animati da marionettisti a vista che utilizzano eccezionalmente marionette mosse a fili corti e sagome dipinte.
Il marionettista è un artigiano che costruisce gli oggetti che utilizza come strumento espressivo per narrare storie, racconti e trame che portano lo spettatore in luoghi, epoche e dimensioni apparentemente lontane dalla propria realtà ma che, sorprendentemente, risultano esserne lo specchio o il riflesso. Ed è proprio la capacità evocativa della marionetta, il piccolo attore che prende vita in una forma differente e in parallasse rispetto a quella del suo animatore, a divenire soggetto di una spettacolazione dove proprio questo antico mestiere e questo strumento assumono la funzione di tematica narrativa.
Nei depositi della Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli, giacciono appesi, apparentemente inermi, più di tremila personaggi dalle caratteristiche e dalle fattezze disparate, al punto che a volte ci si domanda in quale strana trama possano coesistere. Attingendo proprio a questo vasto patrimonio, lo spettacolo propone un viaggio trasversale fra le tematiche del consueto repertorio ma che, in questo caso, si sviluppa parallelamente su dimensioni differenti: quella della sfera artigianale del mestiere dell’animatore, fatta di creazione ed espressione, e quella della vita dei personaggi di legno che ci si immagina possano esistere in una relazione riflessa che appartiene solo a loro e al mondo della fantasia.
La parabola drammaturgica dello spettacolo si ispira alla trama del film (introvabile) Il sogno folle girato con le marionette della Compagnia Carlo Colla & Figli nel 1916 del quale ci sono pervenute solo le marionette e materiali documentari (articoli di giornale e canovaccio).
Le marionette, al termine della giornata, abbandonate nei loro armadi, prendono vita autonoma. Personaggi del mondo delle fiabe, della narrativa per ragazzi o di racconti fantastici si presentano ma, ad un tratto, il più terribile di loro, Re Barbarus, trovando un ritaglio di un (ora antico) giornale abbandonato dagli umani che parla di una “Grande Guerra”, viene folgorato dal folle sogno di conquistare il mondo. In Teste di legno le idee prendono il sopravvento sulla realtà, gli ideali si gonfiano al punto da generare teste grosse per poi sgonfiarsi e rivelarsi come teste piatte (riferimento a Teste tonde e teste a punta, Bertolt Brecht, 1931/34). Ma non tutto andrà per il verso giusto, visto che, al primo chiarore del mattino, al ritorno del marionettista, tutto viene riposto in ordine ed anche Re Barbarus tornerà a essere una semplice marionetta avvolta nel groviglio dei propri fili. L’attualità della trama del 1916 è incredibilmente e drammaticamente attuale risultando una sorta di denuncia a ogni potere forte. 
In un percorso modulare vengono affrontati il tema della spensieratezza, della semplicità, dell’amore e dell’armonia, in contrappunto a quello delle ombre, della tirannia, dell’oppressione e della megalomania, diventando spunto tematico e coreografico per una sorta di danza di marionette e sagome (cartonaggi), parodia dei sentimenti, dei pregi e dei difetti umani, nonché del rapporto fra l’uomo e il proprio pianeta, che, si spera, possa essere sempre “appeso a un filo di poesia”. (Fonte: comunicato stampa).



Teatro Gerolamo

Piazza Cesare Beccaria n° 8,
20122 Milano
Tel: 02/45388221

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ORARIO SPETTACOLI:

domenica ore 16:00


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