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Arte e cultura contro burocrazia e corruzione, contraddizioni e sovrapposizioni affrontate attraverso un registro comico che ne evidenzia l’opportunismo e le possibilità. Una ironica, ma anche amara, riflessione sulla realtà quotidiana.
Uno spazio ristretto nel quale si è costretti a passare un fine settimana, 4 personaggi tanto diversi tra loro, un incontro casuale ed una narrazione fatta di ostilità e confronti nella quale ognuno, a suo modo, rivendica le proprie ragioni e le scelte di vita compiute. Atmosfere tese e due universi a confronto: quello creativo e culturale che cerca in ogni modo di sopravvivere (Marisa e Carlo i due attori sotto sfrato) e quello burocratico e politicizzato dove fondamentale è l’apparire (l’assessore alla cultura Zerbini e il suo portavoce Marra). “Bastava Leggere”, seppure proponendosi come satira politica, forse anche un po’ scontata, ha la capacità di esplorare dinamiche psicologiche superando la mera apparenza. Marisa e Carlo rappresentano quella parte di persone che seguono una vocazione anche se sconsigliate da tutti, che credono in ciò che possono realizzare ed al valore, soprattutto culturale, costruito dalle proprie azioni. La loro contrapposizione all’assessore ed al suo portavoce nasce dalla loro integrità artistica e dal rifiuto (almeno all’inizio) di negoziare o scendere a compromessi con persone ritenute, forse con un po’ di forzata arroganza, incapaci ed inadeguate per il ruolo che ricoprono. Ottavia Bianchi, autrice del testo, ed interprete di Marisa, partendo nella scrittura del testo da una condizione evidentemente conosciuta (quella dei teatranti), amplia lo scenario descrittivo inserendo temi molto più vasti che spaziano dalla disoccupazione, alla rinuncia alla maternità, dalla manipolazione delle notizie alla strumentalizzazione degli avvenimenti da parte della politica. Attraverso dialoghi pungenti lo spettacolo sancisce l’importanza della cultura che non deve essere beneficio di pochi eletti e la necessità, nostro malgrado, di convivere ed a volte accettare, compromessi. Interessanti le caratterizzazioni dei quattro protagonisti. Marisa e Carlo (Ottavia Bianchi e Giorgio Latini) rappresentano le coppie non più giovanissime che si vedono costrette a rivedere o rimpiangere le scelte compiute e la loro visione della società quando la cruda realtà si palesa in tutta la sua durezza. Di grande attualità la figura del portavoce Michele Marra (Luca Mascolo), ex bambino prodigio buttatosi in politica, ma ancora attratto dal palcoscenico: esempio di una generazione priva di ideali, servile ad una politica nella quale non crede, gay dichiarato, trasformista all’occorrenza. Centrale il ruolo dell’ignorante assessore alla cultura Zerbini, un paradosso interpretato con grandissima capacità e tanta simpatia da Gianni Ferreri, conosciuto attore di fiction televisive. La pièce, con modalità semplice e diretta si interroga sull’attuale società dove tutto è velocissimo, in vendita e parzialmente privo di morale ed etica. In questo scenario non proprio edificante, l’arte, forse, diventa l’unica ancora di salvezza, anche se lo spettacolo non offre soluzioni, né appigli per rimanere a galla in questa “società liquida” di Baumiana memoria.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 14 marzo 2026. |
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BASTAVA LEGGERE Di Ottavia Bianchi Con Ottavia Bianchi Gianni Ferreri Giorgio Latini Luca Mascolo Regia Giorgio Latini
Un sabato di un inverno qualunque di questi anni ingrati, in un teatro di provincia. Una coppia di teatranti in crisi, Marisa e Carlo, apparentemente fermi all’ultimo giro di boa della loro carriera e forse anche del loro matrimonio, si ritrovano rinchiusi per un intero fine settimana in un teatro destinato a chiudere. Con loro due sgraditi ospiti inattesi: l’assessore alla cultura di un paese incaricato di sequestrare loro lo spazio e il suo tirapiedi addetto alla comunicazione. Questi ultimi, introdottisi di soppiatto nel teatro, rimangono, loro malgrado, faccia a faccia con i due attori. Nell’impossibilità di lasciare lo stabile fino al lunedì seguente, giorno dello sgombero, saranno costretti a dividere gli spazi per due giorni e due notti tra ostilità, infuocate discussioni, minacce e tentativi di corruzione. I due mondi, quello degli artisti e quello dei burocrati, sembrano apparentemente lontanissimi ma le maglie della realtà del nostro tempo sono sfilacciate a tal punto da mischiare le carte fino a mostrare gli aspetti più miserevoli dell’animo umano, lasciandone in bella mostra il lato più comico. Nella nostra società, devota solo all’apparire e alla vacuità del successo, c’è ancora qualcosa di incorruttibile, esiste qualcuno sulla faccia della terra che non ambisca ad essere comprato al prezzo più alto? Oppure il concetto di arte è solo un luogo comune, romantico e superato, buono solo per esaltare chi in realtà ha già fatto il suo prezzo? (Fonte: comunicato stampa)

Altrove Teatro Studio Via Giorgio Scalia, 53 Roma 00136 (METRO CIPRO)
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