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Ciò che ne scatursce è una dissertazione interessante nel corso della quale vengono inizialmente analizzati pensieri, gesta e comportamenti di alcuni personaggi famosi assurti a vario titolo all'interesse dell'opinione pubblica. Più un dialogo con i presenti che una rappresentazione in senso stretto, l'opera non rappresenta soltanto l'occasione di riportare dettagliatamente le gesta di personaggi quali Michail Gorbačëv, Marcello Mastroianni, Věra Čáslavská, Lutz Long, ma anche di evocare in forma estemporanea i lasciti di Milan Kundera, Ugo Foscolo, Hernest Hemingway, Enzo Biagi, Harold Pinter, Philip Roth, Tommie Smith e John Carlos, Alvaro Alvisi ed Edoardo De FIlippo. Quanto sopra, fino la momento in cui l'interesse si sposta dal personaggio alla persona, segnatamente anonima e silenziosa: non è più attenzionato il gesto straordinario dell'uomo non comune, ma l'esistenza quotidiana dell'uomo semplice, un mite prima falegname, poi tabaccaio, padre, marito e lavoratore instancabile. Si susseguono pertanto ricordi commossi di una vita passata fatta di gesti e consuetudini ormai desuete ma ancora vive e pulsanti nel substrato. "Miti" è una condivisione ed un'evocazione al tempo stesso, in grado di tratteggiare il profilo di un uomo straordinario, nella sua ordinaria quotidianità, sottraendolo all'oblio cui, giocoforza, egli sarebbe stato condannato se il suo novello biografo non fosse diventato attore. Concludendo, il comunicato stampa dice il vero: alla fine, rimane nell'aria il ricordo di un viaggio che ci ha fatto sorridere, riflettere e commuovere. Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 14 marzo 2025. |
MITI
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