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Due Serve, una Signora e tanto rancore, disprezzo e desiderio di potere e riscatto. Sentimenti forti che si frantumano e diluiscono in preparativi estenuanti per la realizzazione di un rituale noir che sembra non arrivare mai.
Dopo il successo milanese del 2024, Le serve capolavoro di Jean Genet, ispirato a un reale fatto di cronaca risalente agli anni Trenta, approda allo Spazio Diamante di Roma in tutta la sua complessità, con una messinscena che rimanda ad una esperienza intensa ed intrigante, nella quale la realtà si mescola con la finzione ed il desiderio di potere si manifesta nelle sua dimensione più macroscopica. Il testo, per la traduzione di Monica Capuani, ci racconta la rivolta di due serve Claire (Beatrice Vecchione) e Solange (Matilde Vigna) contro la padrona Madame (Eva Robin’s), che tra fantasticherie omicidiarie e giochi di ruolo alternano adorazione, erotismo, servilismo e desiderio distruttivo, in un crescendo di patos dove il perfetto congegno teatrale proposto dalla regista Veronica Cruciani non consente allo spettatore cali di tensione emotiva.
Originale e di sicuro impatto la prima scena della rappresentazione, quando le due cameriere si presentano sul palco in un abbigliamento contemporaneo e interagiscono col pubblico in sala, per poi gettarsi in un vorticoso cambio di abito sottolineato da assordante e frenetica musica di sottofondo. Risultato: l’immersione nella scena e nel racconto, in un impeccabile meccanismo che inserisce il teatro nel teatro con un costante ribaltamento tra essere ed apparire, realtà e fantasia, tutto sottolineato, tra l’altro, da cartelli, o meglio, come spiegato dalla Cruciani, “riflessioni di regia”, nelle quali sono annotate considerazioni che trasversalmente attraversano la scena, accompagnando lo spettacolo: “Proteggimi da ciò che desidero”, “Nel deserto del reale”, “Saremo libere” . Molto intensa l’interpretazione delle due cameriere da parte delle giovani attrici cresciute alla Scuola dello Stabile di Torino, Beatrice Vecchione e Matilde Vigna, abili nella rappresentazione degli eccessi emotivi esperiti dalle due frustrate serve e in grado di cambiare fulmineamente registro e mimica, in un vorticoso groviglio tra dramma e commedia. Nel ruolo di Madame Eva Robin’s, icona pop del transgender, che incarna il suo personaggio evidenziandone il potere, sia astratto che materiale, con naturalezza ed arroganza; un personaggio cinico ed ambiguo, messo in evidenza, in questa versione dell’opera, con un mix di esaltazione (l’entrate in scena accomodata su uno pseudo trono e spinta da una delle cameriere) e squallida frivolezza. Un personaggio completamente “costruito”, forse proprio in aderenza all’ideale che Genet, autore dell’opera, voleva attribuire alla protagonista. Spettacolo di livello, ben strutturato ed armonizzato nelle sue varie componenti: le originali scenografie, la musica incalzante e l’evidente coesione tra le interpreti, concorrono, unitamente alla regia, a proporre una rappresentazione di pregio artistico.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 12 marzo 2026. |
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EVA ROBIN’S | BEATRICE VECCHIONE | MATILDE VIGNA LE SERVE di Jean Genet
traduzione Monica Capuani scene Paola Villani costumi Erika Carretta drammaturgia sonora John Cascone disegno luci Théo Longuemare movement coach Marta Ciappina assistente alla regia Ilaria Costa REGIA E ADATTAMENTO VERONICA CRUCIANI produzione CMC - Nidodiragno Emilia Romagna Teatro ERT - Teatro Nazionale Teatro Stabile di Bolzano
Capolavoro di Jean Genet, liberamente ispirato a un fatto di cronaca che scosse l’opinione pubblica francese negli anni Trenta, Le serve è un perfetto congegno di teatro nel teatro che mette a nudo la menzogna della scena, “uno straordinario esempio di continuo ribaltamento tra essere e apparire, tra immaginario e realtà”, nelle parole di Jean-Paul Sartre.La storia scritta da Genet è quella di due cameriere che allo stesso tempo amano e odiano la loro padrona, Madame. Le serve hanno denunciato il suo amante con delle lettere anonime. Venendo a sapere che l’amante sarà rilasciato per mancanza di prove, e che il loro tradimento sarà scoperto, tentano di assassinare Madame, falliscono, vogliono uccidersi a vicenda; una di esse si dà la morte. Genet presenta le due sorelle, Solange e Clare, nella loro vita quotidiana, nell’alternarsi fra fantasia e realtà, fra gioco del delirio e delirio reale. A turno le due cameriere recitano la parte di Madame, esprimendo così il loro desiderio di essere “La Signora” ed ognuna di loro, a turno, interpreta la parte dell’altra cameriera, cambiando lentamente atteggiamento, dall’adorazione al servilismo, dagli insulti alla violenza. La rivolta delle serve contro la padrona – spiega la regista Veronica Cruciani che cura anche l’adattamento con la traduzione di Monica Capuani – non è un gesto sociale, un’azione rivoluzionaria, è un rituale. Questo rituale è l’incarnazione della frustrazione, l’azione di uccidere l’oggetto amato ed invidiato non potrà essere portata a compimento nella vita di tutti i giorni, viene ripetuta all’infinito come un gioco. Tuttavia questo gioco non raggiunge mai il suo apice, la messa in scena che le due sorelle compiono viene continuamente interrotta dall’arrivo della padrona. Secondo Sartre questo fallimento è inconsciamente insito nel cerimoniale stesso che le serve mettono in scena; il tempo sprecato nei preliminari non porterà al compimento del rituale. Anzi questo rituale diventa un atto assurdo, è il desiderio di compiere un’azione che non potrà mai superare la distanza che separa il sogno dalla realtà. Una fallimentare ripetizione magica, il riflesso deformato del mondo dei padroni, che le serve adorano, imitano, disprezzano. Il ruolo di Madame è affidato a Eva Robin’s, icona pop del transgender dall’originale percorso teatrale (ha recitato, fra gli altri, Cocteau e Beckett ed è stata candidata all’Ubu per Tutto su mia madre). A interpretare le bonnes, due giovani attrici cresciute alla Scuola dello Stabile di Torino: Beatrice Vecchione – già diretta da Malosti, Martone e Muscato – e Matilde Vigna, Premio Ubu come Migliore attrice Under 35 e finalista 2022 per il Miglior nuovo testo italiano. Veronica Cruciani (Premio della Critica e Hystrio), ambienta la vicenda in una città contemporanea, valorizzando dunque i temi, attualissimi, del potere e del genere. Il ruolo di Madame è affidato a Eva Robin’s, icona pop del transgender dall’originale percorso teatrale. A interpretare le bonnes, due giovani attrici cresciute alla Scuola dello Stabile di Torino: Beatrice Vecchione – già diretta da Malosti, Martone e Muscato – e Matilde Vigna, Premio Ubu 2019 come Migliore attrice under 35 e finalista 2022 per il Miglior nuovo testo italiano. (Fonte: comunicato stampa)

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