|

Un “gigante del palcoscenico”, questo è il primo pensiero che viene in mente dopo aver assistito ad “Ottanta… voglia di stare con voi” di Enrico Montesano.
L’ultimo comico italiano “morente”, come si è autodefinito scherzando sulla sua età: 80 anni, sessanta dei quali trascorsi da grande protagonista in teatro, cinema e tv. L’esperienza attoriale di una vita consente al Nostro di punzecchiare e tenere in pugno il pubblico con grande scioltezza. Tutti i presenti, infatti, dietro sua imbeccata (“questa fa molto ridere, ma non ve la posso raccontare perché in questi tempi si viene messi alla gogna se si è politicamente scorretti”), lo incitano a sbizzarrirsi con una serie di barzellette, che sbeffeggiano anziani, suore, preti e persone sovrappeso. Lo show solitario viene ogni tanto interrotto dal maggiordomo (impersonato con garbo da Ottavio Buonomo), che invita il mattatore a dare un equilibrio alla performance, suggerendogli di alternare l’alto ed il basso, la battuta fulminante ed il momento di cultura. Così Montesano ha la possibilità di sfoderare anche le sue qualità di artista drammatico, declamando versi di Guido Ceronetti (un estratto* ecologista dal libro “La carta è stanca”) o brani di Erri De Luca, oppure, spiegando cosa intende Ernst Jünger quando usa la definizione di ‘Anarca’.

La serata si dipana in un racconto autobiografico vivace, appassionato e senza soluzione di continuità, che incrocia la carriera dell’attore con i mutamenti sociali, economici e politici della nostra Italia. Si parte dai primi anni passati a fare il presentatore ed imitatore durante le feste di piazza organizzate in onore del Santo patrono di turno (esilarante la rappresentazione del movimento traballante della statua portata in processione – un fantasioso “Sant’Urologo”). Si passa al racconto delle prime (dis)avventure sentimentali ed è così che apprendiamo come, cercando di approcciare fisicamente una ragazza, fosse facile rimanere incastrati tra cambio e freno a mano nelle vecchie “Fiat 600”. Si ripercorrono gli anni dei varietà televisivi (Dove sta Zazà, Mazzabubù, Quantunque Io e la conduzione con Anna Oxa di Fantastico del 1988). Così il Nostro regala agli spettatori due dei suoi personaggi più amati, in primis la “romantica donna inglese”, che in modo “molto pittoresco” narra le sue vacanze romane trascorse tra buche che si allargano sempre più e i “mortacci tua” ascoltati per le strade della capitale. E poi, a seguire, “Torquato il pensionato”, che non sa proprio come spendere i sei euro di aumento l’anno concessi dallo Stato (ironica frecciata sulle condizioni della assistenza sociale in Italia).

Montesano rompe per l’ennesima volta la quarta parete scendendo addirittura in platea ad interrogare il pubblico sul significato di alcune espressioni inglesi che sono entrate nel nostro linguaggio comune (privacy, range…) e che, giorno dopo giorno, ci stanno facendo perdere la buona abitudine di padroneggiare l’italiano. Lodevole, quindi, l’invito a sfruttare la ricchezza della nostra lingua (che spesso ha cinque o sei termini precisi per indicare qualcosa, quando, invece, l’inglese ne possiede solo uno) affinché non si perdano le nostre radici più profonde. Non poteva mancare lo sfoggio delle capacità imitative e lo sfottò alla politica; il grande Enrico, semplicemente incassando la testa tra le spalle e camminando quasi pattinando, ci restituisce l’immagine del presidente Mattarella, o cambiando voce e accenti ci fa “vedere” in azione Antonio Di Pietro, Matteo Renzi o Romano Prodi. Magistrale. L’attore romano chiude la serata cantando il brano “Buon appetito” e saluta il pubblico inchinandosi e raccogliendo un lungo e meritato applauso. Per quasi due ore ci ha donato un’atmosfera di allegria e sana leggerezza, e ci ha fatto dimenticare l’angoscia dei “TG a schizzo” (per citare lo stesso Montesano), che in pochi minuti ci mostrano cinque o sei tragedie mondiali: incendi in Patagonia, terremoti in Birmania o altri fatti distanti da noi e sui quali poco o nulla possiamo fare, ma che sono solo notizie in grado di trasmettere una sensazione di inquietudine e a dare la percezione di essere in uno stato di crisi perenne. Per questo motivo si esce dal teatro con la netta convinzione che solo un “gigante del palcoscenico” può farci tornare a vivere le nostre giornate con il sorriso ed il buonumore. Ciao Enrico, anche noi abbiamo tanta voglia di restare con te…
------
Si approfitta di questa pagina, per ringraziare i fratelli Di Giorgio, gestori del Teatro Orfeo di Taranto, che ancora una volta hanno regalato alla città di Taranto un momento di grande teatro, senza dimenticare la cortesia dell’ufficio stampa curato da Alessandra Macchitella.

Link alla gallery fotografica (foto di "Eric" G. Laterza)
|
|

"Ottanta... voglia di stare con voi" di Enrico Montesano
con: Enrico Montesano Ottavio Buonomo
Link alla gallery fotografica
Enrico Montesano celebra oggi il traguardo degli 80 anni. Per festeggiare questo importante anniversario, ha annunciato la sua nuova tournée teatrale con lo spettacolo inedito: "Ottanta.. voglia di stare con voi". Uno spettacolo-viaggio emozionante e divertente in questi ottant'anni, dove si intrecciano le vicende personali del protagonista con quelle pubbliche. Un viaggio tra il "com'era e il com'è"! Il tutto nello stile inconfondibile di Montesano, che mescola ironia, riflessioni personali e la sua straordinaria capacità di coinvolgere il pubblico. "Ottanta... voglia di stare con voi" non sarà una celebrazione degli ottant'anni di vita, ma un'occasione per brindare alla passione per il teatro e per il pubblico che lo ha sempre sostenuto. ----- *estratto da “La carta è stanca. Una scelta” di Guido Ceronetti, Adelphi 1976: “Un albero senza Dei, senza fate, senza significati trascendenti, è già un albero morto. Contro la passione distruttiva dell’uomo dissacrato non ha difesa. Se c’è, in un cortile, un cedro del Libano più vecchio delle Piramidi che impaccia la sosta delle vetture di undici avvocati, nove commercianti, tre dentisti, un fotografo, una pediatra, lo si taglia subito. Ma se al cedro del Libano è legata la credenza che, tagliandolo, tutto il casamento crolla, perché morrebbe con l’albero il genio protettore del luogo, un rispettoso terrore impedirà il taglio; sbarrato da Psiche, il cortile resterebbe vuoto. Ai piedi dell’albero, velata, una prostituta sacra raccoglie monete dai balconi". Guido Ceronetti
------
TEATRO ORFEO via Pitagora, 80 cap 74123 Taranto mail:
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
tel. 099 453 3590 - 329 077 9521 |