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Pinocchio, il burattino che vuole essere un bambino, normale, libero, ma che tutti vogliono controllare, guidare, salvare, manipolare… Pinocchio, la trasgressione come strumento di passaggio, motore di crescita… Pinocchio, il coraggio dell’avventura, dell’inseguire i sogni, dell’immaginare la libertà….
Ma quanti Pinocchio esistono? Quanti burattini vivono attorno a noi, ognuno con la propria diversità, ognuno con il proprio filo? E quante Fate Turchine servono per rincorrere ed accompagnare tutte queste peculiarità nella loro corsa per contrastare e sfatare il destino, per cercare il proprio desiderio? Quante Fate Turchine mentono per poter sopravvivere e fare vivere? E quante volte deve essere messo a tacere Il Grillo Parlante – la nostra coscienza - per riuscire ad oltrepassare le regole, incrinare i codici morali e rompere il grigiore di una quotidianità aliena e carceriera? Schiacciato e oppresso simbolicamente dal peso enorme della routine e del preconcetto, il cri-cri che appare e scopare sul palco diventa un invito a liberarci di ciò che limita e ci costringe dentro una ingessata normalità. Da una parte spinge ad uscire, a cercare il proprio posto nel mondo, dall’altro ricorda la necessità di lasciare spazio a forme più libere e autentiche di espressione di sé. Pinocchio – che cos’è una persona?, presentato questa sera al Teatro Menotti, nasce prima di tutto come esperienza di pedagogia sociale: il progetto riunisce partecipanti con percorsi e condizioni diverse — tra cui ragazzi con sindrome di Down, autismo, Williams e Asperger — che il regista Davide Iodice ha sempre accostato simbolicamente alla figura del burattino di Collodi. Sul palco, insieme a loro, ci sono anche familiari e figure che li affiancano nella vita quotidiana, parte di uno spettacolo che non ha nulla di terapeutico ma piuttosto il desiderio di essere riconosciuti e di conquistare il proprio spazio. Ne nasce un dialogo continuo tra fantasia e realtà, capace di toccare profondamente lo spettatore anche se a tratti rischia di suscitare buonismo laddove forse servirebbe più rabbia; se tocchi solo il cuore e non anche l’intelletto è difficile che le cose diventino normali, rimanendo solo eccezione. L’impianto scenico è costruito quasi esclusivamente attraverso luci e costumi, con l’inserimento sporadico di pochi oggetti che però risultano sempre incisivi nel rafforzare gesti e parole: dal meraviglioso teatrino dei burattini-persone fino al toccante letto funebre della fata, attorno a cui prende forma un doloroso corteo. È un’immagine che rilancia e amplifica l’interrogativo che attraversa tutta la rappresentazione come una minaccia sospesa: e poi cosa accadrà? Che cosa verrà dopo… e dopo ancora… quando resteremo soli? Che Pinocchio diventeremo, che persone saremo? È una domanda che tocca da vicino soprattutto i genitori, perché mette in crisi il desiderio di prevedere e proteggere il futuro. Alla fine, però, il lavoro di Iodice sembra suggerire una risposta: la possibilità di trasformazione nasce dalla capacità di immaginare come normale ciò che appare diverso e da lì costruire nuove possibilità di esistenza e allo stesso tempo dal non lasciare che la normalità porti all’anonimato mascherando quella diversità che distingue dagli altri. Più che uno spettacolo, un evento, una “installazione artistica”, una “performance” dove il confine tra palco e platea non si impone e non si vede. Commovente.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 5 marzo 2026
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PINOCCHIO: CHE COS'E' UNA PERSONA
Ideazione, drammaturgia, regia, scene e luci: Davide Iodice
Con: Giorgio Albero Gaetano Balzano, Danilo Blaquier, Federico Caccese, Stefano Cocifoglia, Giuseppe De Cesare, Simona De Cesare, Patrizia De Rosa, Gianluca De Stefano, Paola Delli Paoli, Chiara Alina Di Sarno, Aliù Fofana, Cynthia Fiumanò, Ciro Esposito, Marino Mazzei, Serena Mazzei, Giuseppina Oliva, Ariele Pone, Tommaso Renzuto Iodice, Giovanna Silvestri, Jurij Tognaccini, Renato Tognaccini
Compagnia: Scuola Elementare del Teatro APS Produzione: Interno 5, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale Partner: Teatro Trianon Viviani, Forgat Odv Training e studi sul movimento: Chiara Alborino, Lia Gusein-Zadé Equipe pedagogica e collaborazione al processo creativo: Monica Palomby, Eleonora Ricciardi Tutor: Danilo Blaquier, Veronica D’Elia, Mara Merullo Cura del processo laboratoriale: Scuola Elementare del Teatro Aps Versi: Giovanna Silvestri Realizzazione scene: Ivan Gordiano Borrelli Cura dei costumi: Daniela Salernitano con Federica Ferreri Tecnico audio: Luigi Di Martino Tecnico luci: Simone Picardi Direttrice di produzione: Hilenia De Falco Foto: Renato Esposito Ufficio stampa: Elena Lamberti Si ringraziano: Gabriele D’Elia, Tonia Persico, Ilaria Scarano
Uno spettacolo corale potente e commovente, nato all’interno della Scuola Elementare del Teatro – Conservatorio Popolare delle Arti Sceniche. Un laboratorio permanente in cui ragazze e ragazzi con sindrome di Down, autismo, Asperger, sindrome di Williams, ma anche giovani in uscita dal carcere e adulti, genitori e amici, condividono un’esperienza artistica e umana capace di trasformare la fragilità in espressione viva e creativa. Pinocchio è il fratello simbolico di tutti i “diversi”, di tutti coloro che abitano la complessità della crescita e dell’identità. È il burattino che non si adatta al mondo e che, come spiega Iodice, “incarna tutte le caratteristiche di un’adolescenza incomprensibile e incompresa, nel cui tormento si specchia una società di adulti in rovina”. Ma cosa significa diventare persona? “E dopo?” chiede Pinocchio a Geppetto nella pancia della balena, e questa domanda attraversa tutta l’opera come un grido sottile e potente, che interpella non solo le famiglie, ma la società tutta. Attraverso improvvisazioni, testimonianze, simboli e invenzioni visive – come i nasi che i ragazzi indossano per raccontare le bugie altrui, o il Grillo parlante che cammina sotto il peso di una croce fatta di libri – la scena si anima di una forza corale che alterna commozione, ironia e vitalità. Non c’è pietismo, ma la volontà di affermare che anche chi vive “fuori dall’ordinario” ha diritto alla gioia, alla bellezza, alla condivisione. Un teatro che è rito collettivo, gesto politico e poetico, nel quale le differenze non vengono “normalizzate” ma rese visibili, accettate, amate. Applausi sentiti e sinceri accompagnano la fine dello spettacolo, specchio di un cammino possibile in cui il teatro non rappresenta la realtà, ma la trasforma, la abbraccia e la fa risuonare in ogni spettatore.
(fonte comunicato stampa)

Teatro Menotti Filippo Perego
Via Ciro Menotti 11, Milano Tel: 02 82873611
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ORARIO SPETTACOLI: da giovedì a sabato ore 20:00 domenica ore 16:30
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