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“La pietra si fa dura come la realtà, in mano a questi vandali e pagani […] Questo è il giorno che verrà, oggi è il giorno che verrà”. I più maturi tra i miei lettori riconosceranno queste parole come versi della canzone Il tempo delle cattedrali, dal musical Notre Dame de Paris, che a quasi 25 anni dalla prima rappresentazione italiana torna a girare il Bel Paese. Prima tappa: il teatro Arcimboldi di Milano.
La storia si ambienta nella Parigi del 1482, come racconta il poeta Gringoire (Gianmarco Schiaretti): in città c’è tensione tra due fazioni, il popolo della Corte dei Miracoli, i rom, con capo Clopin (Alessio Spini), e i veri parigini (o almeno, così se la raccontano loro), tra cui l’arcidiacono Frollo (Vittorio Matteucci) e il suo capitano delle guardie Febo (Graziano Galatone), intenti ad eradicare la presenza dei primi. Tra i rom, completamente ignara a queste tensioni, c’è la bella Esmeralda (Elhaida Dani), sorella di Clopin, oggetto delle mire di amore non solo di arcidiacono e cavaliere, nonostante il loro astio verso la sua gente (e il fidanzamento di Febo con Fiordaliso, interpretata da Camilla Rinaldi), ma anche del campanaro, gobbo e repellente alla vista, Quasimodo (Angelo Del Vecchio). Così, come la tensione tra i due gruppi sale a livelli pericolosi, tutta Parigi è avvolta in un ciclo di violenza e passione, mentre Notre Dame e i suoi gargoyle dall’alto osservano e giudicano le crudeltà e bontà di cui sono capaci i figli di Dio. Da amante dei musical di Broadway e giovane che mai aveva visto questa pièce, non sapevo cosa aspettarmi. La sorpresa di trovarmi davanti a uno spettacolo esclusivamente composto di numeri musicali affastellati uno dopo l’altro è stata dunque forte: si passa dalla dichiarazione di sofferenza della popolazione rom parigina a una di amore passionale, senza dialoghi parlati a fare da ponte, un’impresa rara, che riassume in sé tradizione d’oltreoceano e del teatro lirico italiano. Il musical si può dividere in due metà, una all’insegna della semplicità e l’altra della spettacolarità. Semplice è la sceneggiatura: è un palco diviso in tre sezioni separate da teli, nascondendo sul fondo la parete che richiama una facciata in marmo della cattedrale, con appigli per arrampicarsi durante le acrobazie; muro che a tratti apre alcune delle sue finestre per mostrare l’interno di quel luogo. Elementi mobili possono essere calati dall’alto (le campane di Notre Dame, le travi della Corte dei Miracoli, impalcature varie), trasportati sul palco da rotaie (le colonne con gargoyle, le sbarre del carcere), o direttamente dal cast (transenne, la ruota della tortura). Semplici sono anche i costumi, infedeli agli abiti d’epoca e più interessati a rappresentare i ruoli sociali: Frollo indossa una veste nera con cappuccio che rimanda all’Inquisizione, Febo una argentea che richiama alle maglie di un’armatura, i rom sono caratterizzati da abiti stracciati e capelli raccolti in dreadlock, segni degli stranieri dei nostri giorni, le tute nere degli sbirri parigini reminiscenti delle divise dell’ICE (coincidenza fortunata o genio della regia?). Oppure, i costumi richiamano i colori distintivi: rosso per Quasimodo, verde per Esmeralda, la livrea blu per Gringoire e rosa per Fiordaliso. La spettacolarità sta in primis nelle coreografie ideate da Martino Müller, agite dai 17 membri del corpo di ballo, i quali ricordano artisti circensi: si dondolano su campane e funi, si arrampicano su per muri, contorcono i propri corpi, danno vita a scene di risse per la strada. La bellezza delle coreografie è enfatizzata dall’altro pezzo forte del musical: le luci. Non si limitano a seguire i movimenti di attori e ballerini, ma creano giochi d’ombre di grande effetto per le scene più drammatiche. Non solo: i proiettori a più riprese ricreano su teli e sulle pareti della sala le vetrate di Notre Dame e i suoi rosoni, così come attenzione è stata data alle scene dove si mostrano le luci interne alla chiesa, come i ceri che illuminano le navate. Un esempio di particolare bravura era il numero Cuore in me di Febo, dove l’indecisione dell’uomo tra le due donne era traslata in un gioco dove le ombre ingigantite delle due sul telo in sfondo parevano ghermirlo, mentre dietro il telo i ballerini rappresentavano i tumulti del suo cuore con danze contorte e frenetiche. Gli attori sono stati tutti eccezionali, garantendosi gli applausi scroscianti ed euforici del pubblico, applausi che sono soltanto aumentati a dismisura con la comparsa sul palco di Riccardo Cocciante, l’uomo che ha reso questo spettacolo realtà, il quale ha chiamato a condividere i riflettori il resto dello staff dietro quest’opera d’arte, Gilles Maheu, Pasquale Panella, Martino Müller, Luc Plamondon e il resto dei tecnici. Così, voglio lasciarvi con le sue stesse parole, raccolte nel messaggio d’amore d’Esmeralda: “Vivere per amare, amare quasi da morire, morire della voglia di vivere, […] con la voglia di vivere”.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 26 febbraio 2026
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NOTRE DAME DE PARISL da Victor Hugo
liriche: Luc Plamondon musica: Riccardo Cocciante versione italiana Pasquale Panella
produzione David Zard cura e distribuzione Vivo Concerti
Dopo aver conquistato 13 milioni di spettatori nel mondo e oltre 4.5 milioni di spettatori in Italia, a grande richiesta torna NOTRE DAME DE PARIS! L'opera teatrale popolare senza tempo, che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo, ritorna al TAM a febbraio 2026.
L’evento arriva pochi mesi dopo la riapertura della Cattedrale di Notre-Dame, che, dopo il devastante incendio del 2019, riaprirà ufficialmente le sue porte nel dicembre 2024. Una rinascita simbolica, che non solo restituisce alla città di Parigi uno dei suoi tesori più preziosi, ma trasmette anche un messaggio di speranza e resilienza a livello globale. Esattamente 23 anni fa, il 14 marzo del 2002, lo spettacolo andava in scena per la prima volta in Italia, dando inizio a un viaggio straordinario che continua ancora oggi e che tra due anni, nel 2027, celebrerà il venticinquesimo anniversario di quel debutto storico, un traguardo che segnerà un quarto di secolo di emozioni, musica e poesia. Al centro di questo incredibile progetto, c'è Riccardo Cocciante, autore delle musiche, con una colonna sonora unica che include brani come "Bella", "Il tempo delle cattedrali" e "Vivere per amare", che raccontano la drammatica storia d'amore tra Esmeralda e Quasimodo, sullo sfondo della maestosa Cattedrale di Notre-Dame di Parigi. «Portare Notre Dame de Paris in Italia è sempre un'emozione profonda. Questa commovente opera popolare tratta temi universali, tocca il cuore di chiunque, ha la straordinaria capacità di superare confini e generazioni. È senza tempo perché si connette con l'anima umana, fragile e in continua ricerca di giustizia e amore, ed è proprio per questo che rimarrà sempre attuale. La potenza dell’opera vive nel legame speciale che crea con il pubblico, che riesce sempre a immedesimarsi nei destini di Esmeralda e Quasimodo, due esseri umani che lottano contro le ingiustizie della vita e per un amore che sembra impossibile. La musica, con le sue radici profonde, e la danza, che unisce stili come la breakdance e il balletto classico, danno vita a un'esperienza straordinaria. Lo spettacolo si reinventa continuamente, continuando a emozionare e a celebrare la bellezza e le fragilità che ci rendono umani; con un nuovo cast, non vediamo l'ora di far rivivere questa straordinaria storia, che continua a far breccia nell’anima di chi la guarda a distanza di anni come se fosse la prima volta.» -Riccardo Cocciante.
(fonte comunicato stampa)

Teatro ARCIMBOLDI
Viale dell'innovazione, 20 - 20126 - Milano Tel: 02 86454545
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ORARIO SPETTACOLI: da martedì a venerdì ore 21:00 sabato ore 16.00 e ore 21:00 domenica ore 17:00 e ore 21:00
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