La coscienza di Zeno
Milano, Teatro Elfo Puccini, dal 24 febbraio al 1 marzo 2026

Menzognera e beffarda, La coscienza di Zeno si dibatte come un microbo ciliato sotto la grande lente che domina la scena. Alessandro Haber, nei panni di uno Zeno ormai vecchio, si pone al lato della scena e da una comoda poltrona riguarda gli episodi salienti della sua vita, dialogando con sé stesso giovane, interpretato da Francesco Godina, e con gli altri personaggi.

Qual voce narrante, scava nella memoria e lancia la rievocazione di questo o quel momento cruciale; da regista che sta girando il film della sua vita, corregge le intonazioni di questo o quel personaggio; dibatte anche, lui-attore-in-scena, del mestiere di attore con il suggeritore di sé-stesso-Zeno; infine rievoca, in piena autofinzione, elementi della sua vita personale, la famiglia mista e l’infanzia a Tel-Aviv, in cerca di affinità con l’autore e il protagonista.   
Come Svevo stesso dice, una autobiografia non può che essere una menzogna e l’adattamento di Monica Codena e Paolo Valerio esalta in vari modi questo concetto, ben supportato da ogni elemento della messa in scena.      
La scenografia di Marta Crisolini Malatesta è scarna e funzionale, formata solo da ricchi tendaggi di velluto grigio e tante sedie grigie, adattate ad essere letti, divanetti, e così via. Al centro campeggia l’enorme, rotonda lente di ingrandimento, di volta in volta oblò sulla vista soggettiva di Zeno, occhio della introspezione psicanalitica, finestra aperta sul paesaggio esterno. La scenografa firma anche i bei costumi tutti giocati su deliziose tonalità di grigio e in tessuti che assorbono la luce. In questo modo tutto lo spazio scenico può ricevere le luci e le proiezioni audiovisive di Alessandro Papa, fondamentali per creare sia i diversi ambienti in interno ed esterno sia le soggettive e gli accenti dentro la grande lente. In questo habitat scenico il gruppo degli attori agisce in modo corale e coreografato, quasi a creare il sottofondo della Trieste di primo Novecento, e anche il substrato magmatico dei ricordi. Poi, ripescati dalla memoria di Zeno vecchio, unico a non far parte della coreografia, questo o quel gruppo di personaggi emergono e vengono messi a fuoco e agiscono. Zeno vecchio lascia agire il suo giovane alter-ego reclamando per sé solo alcuni dei momenti più piacevoli.         
Lo spettatore, come anche il lettore, non può sapere se gli episodi sono tutti e solo quelli “realmente” significativi: si deve accontentare del fatto che siano quelli significativi per Zeno, e per il regista. Ma che vuol dire realtà, e verità? Davvero Ada rideva così tanto delle buffonate di Zeno? E Augusta era davvero così stolidamente acquiescente? Ada ha veramente capito l’odio di Zeno per Guido, o ha ragione Zeno a protestare il suo affetto? E forse Augusta non è brutta come ce la dipinge Zeno, né Ada così bella. E lo spettatore non sa che sentimento provare per questo essere umano nel quale è facile rivedere sé stessi in modo disturbante. Ciò fino al famosissimo e potente monologo finale, il cui senso sarà, per chi non lo avesse mai letto prima, come una salva di cannoni e sarà ancora più deflagrante per chi lo conosce, nella semplice e magistrale interpretazione di Haber.    
Non è questa la sede per discutere della attualità di Svevo e del suo capolavoro, ma certamente questo nuovo adattamento de La Coscienza di Zeno merita il successo che sta sperimentando, avendo raggiunto già il suo quarto anno di repliche. Il problema per lo spettatore sarà quello di trovare un biglietto: solo pochi posti sono rimasti disponibili!



Questa recensione si riferisce allo spettacolo del 25 febbraio 2026



Recensione spettacolo stagione 2024 teatro Carcano Milano
Recensione spettacolo stagione 2025 teatro Quirino Roma





LA COSCIENZA DI ZENO
di Italo Svevo

regia di Paolo Valerio

con Alessandro Haber

e con Alberto Fasoli, Valentina Violo, Alessandro Dinuzzi, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati, Francesco Godina, Caterina Benevoli, Stefania Ugomari Di Blas, Chiara Pellegrin, Giovanni Schiavo
scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta
luci di Gigi Saccomandi
musiche di Oragravity
video Alessandro Papa

movimenti di scena Monica Codena

Produzione Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia, Goldenart Production

«Capolavoro della letteratura del Novecento, romanzo antesignano di respiro potentemente europeo, ironico e di affascinante complessità, La coscienza di Zeno ha celebrato nel 2023 i cent’anni dalla pubblicazione. Il romanzo sgorga dagli appunti del protagonista che si sottopone alle cure dello psicanalista Dottor S. cercando, per quella via, di risolvere il suo mal di vivere, la sua nevrosi e l’incapacità di sentirsi ‘in sintonia’ con il mondo e con la realtà. Il suo percepirsi inetto e malato ed i suoi ostinati – ma mai del tutto convinti – tentativi di cambiare e guarire portano Zeno ad attraversare l’esistenza intrecciando sorprendentemente quotidianità borghese ad episodi surreali ricchi di humour e di verità. 
Come scrive Giorgio Strehler, La coscienza di Zeno è “una pietra nel cuore di tutti i triestini” e per me è una sfida davvero particolare. Ho affrontato questo lavoro privilegiando fortemente la narrazione di Svevo: ho voluto racchiudere in questa esperienza teatrale alcune pagine che trovo straordinarie, indimenticabili, costruendo un altro Zeno accanto all’Io narrante. Quindi Zeno – interpretato da Alessandro Haber – si racconta e si rivive attraverso il corpo di un altro attore.Zeno ci rivela l’inciampo, l’umanità… E anche il personaggio di Alessandro Haber s’intreccia a questa inettitudine e talvolta, durante lo spettacolo, si sovrappone l’uomo all’attore, per sottolineare “l’originalità della vita”. Zeno ci appartiene, racconta di noi, della nostra fragilità, della nostra ingannevole coscienza, della voce che ci parla e che nessuno sente e che ci suggerisce la vita.Attraverso l’occhio scrutatore del Dottor S. ho cercato di restituire la dimensione surreale, ironica e talvolta bugiarda di Zeno, immersa nell’atmosfera della sua Trieste e di tutti gli straordinari personaggi che la vivono. Un immaginario il cui respiro cerebrale dialoga con il mondo dell’arte, con la psicoanalisi e dove ho cercato di rendere con forza la dialettica fra ‘esterno e interno’ nella spietata analisi che Zeno fa della propria esistenza, lasciando costantemente aperta una finestra sul proprio mondo interiore».Paolo Valerio


(fonte Comunicato Stampa)


TEATRO ELFO PUCCINI
Corso Buenos Aires, 33 MILANO
tel: 02 00660606
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.






Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.