Orlando
Milano, Piccolo Teatro Studio Melato, dal 17 al 22 febbraio 2026



“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni […] perché la letteratura è immortalità” diceva Umberto Eco. Mi azzarderei a dire che si può estendere questo concetto anche a chi scrive: chi più degli autori di storie ha vissuto centinaia di vite, si è frammentato in plurime esistenze che mescolavano l’immaginazione al proprio privato? In questa reinvenzione di sé si può diventare chiunque: è dunque semplice valicare la barriera dei sessi, e non c’è romanzo che meglio lo dimostra di Orlando di Virginia Woolf.

In realtà, lo spettacolo, diretto da Andrea De Rosa, non è mera riduzione del libro, ma un lungo monologo di Anna Della Rosa, la quale ripercorre il percorso creativo dell’autrice nello scrivere il romanzo, interpretando a parti alterne creatrice e creazione, passando fluidamente da una all’altra. La recitazione di Della Rosa è semplicemente vitale: passa senza fatica dalla carica adolescenziale e virile di un Orlando sedicenne, alla grazia e seduzione di un’Orlando donna adulta, per poi tornare ai patimenti e alle riflessioni sulla natura della letteratura della Woolf, che in quel ragazzino/donna riversa tutta sé stessa, come moltissimi altri scrittori. L’esempio più lampante è l’infelice storia d’amore del giovane con la principessa russa Sasha, mescolata agli alti e bassi della relazione di Virginia con Vita, ossia Victoria Sackville-West, amica e amante della donna, nonché ispirazione proprio del protagonista. «"Orlando è Vita", come si apre il monologo, così come il romanzo con la propria dedica: è quella donna verso cui l’autrice ha nutrito sentimenti contrastanti fino alla sua morte; ma è anche vita, quell’anelito ad esistere e sperimentare più cose possibili, ad essere sé stessi ma reinventandosi costantemente, alla ricerca di un’immortalità di un qualche tipo.
La scenografia è semplice, ma di forte impatto visivo. Su un quadrilatero di erba sintetica si erge il massiccio tronco di una quercia, albero plurisecolare per eccellenza, i cui anni di vita largamente eccedono quelli degli uomini: un perfetto osservatore dell’esistenza frastagliata di Orlando, durata a sua volta secoli, e di quella ben più breve della sua creatrice. Attorno il perimetro del prato e la cima del tronco si trovano i riflettori, che guidati da Pasquale Mari inondano la scena di colori ora caldi, ora cupi, mentre il reparto del suono (a cura di G.U.P. Alcaro) decora il racconto con suoni ambientali della Londra di Orlando al Sussex dell’autrice. Ma il vero pezzo da novanta dello spettacolo sono le quattro impalcature all’altezza dei tralicci dei riflettori, sopra le quali sono posizionati ciclostili che espellono regolarmente durante la pièce fogli che piovono sul palco. Fogli di carta bianchi, su cui scrivere poesie, saggi, memorie, ma soprattutto storie, tutte le esistenze che gli autori riescono così a vivere per interposta persona. E se all’inizio è solo una pioggerellina leggera, più si avanza nello spettacolo più la pioggia si fa fitta, portando a un iconico momento dove Anna Della Rosa cammina e danza tra tutte quelle pagine da riempire di un’infinità di creature e ricordi, eternando loro e, si spera, anche te stesso. Mozzafiato, non c’è altra parola per descriverla.
Orlando dura un’ora, ma quando le luci si spengono per l’ultima volta sembrerà sia passato molto meno tempo: il distacco è doloroso, ma gli applausi del pubblico, la sua pura gioia, i suoi elogi dell’attrice protagonista, sono per questo ancora più palpabili. Chissà se Virginia Woolf ha potuto assistere a questo spettacolo, dovunque ella ora sia. Non lo saprò mai, ma voglio credere di sì. E voglio credere altrettanto che si sia commossa: perché anche lei, come la sua creazione, è ora immortale. È più della vita stessa.

 

Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 17 febbraio 2026





ORLANDO
dal romanzo di Virginia Woolf
e dal carteggio tra Virginia Eoolf w Vita Sackville-West

Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli Editore)

drammaturgia Fabrizio Sinisi
traduzione Nadia Fusini
regia Andrea De Rosa

con Anna Della Rosa
scene Giuseppe Stellato
luci Pasquale Mari 
suono G.U.P. Alcaro
costumi Ilaria Ariemme
assistente alla regia Paolo Costantini
musica di scena Sinfonia n.6 Patetica di Pëtr Il’ič Čajkovskij 

produzione TPE – Teatro Piemonte Europa

Con la regia di Andrea De Rosa e la drammaturgia firmata da Fabrizio Sinisi – che integra la nuova traduzione del romanzo curata da Nadia Fusini e i brani epistolari tratti da Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli Editore) – Orlando approda sul palcoscenico nell’interpretazione di Anna Della Rosa. Il 9 ottobre 1927, Virginia Woolf scrive all’amata Vita Sackville-West: «Supponi che Orlando si riveli essere Vita e che sia tutto su di te e la lussuria della tua carne e la seduzione della tua mente… ti secca? Di’ sì o no». Vita non si sottrae, accettando di diventare oggetto, musa, modello e interlocutrice di uno dei romanzi più originali della letteratura moderna. Nasce così Orlando, secondo Fabrizio Sinisi «la più spericolata lettera d’amore che la storia ricordi»: un omaggio e un atto di gioia offerto a una donna e al mondo. Se è vero, come ricorda il regista Andrea De Rosa, che «l’identità è un fantasma», Orlando è un invito a «viaggiare nello spazio e nel tempo, a oltrepassare quello steccato che ci tiene imprigionati nella trappola dell’identità, del maschile, del femminile, e di tutte quelle convenzioni che sono solo il frutto del tempo in cui viviamo». Con l’inesauribile vitalità del suo protagonista – nato uomo nel XVI secolo, vissuto per più di quattrocento anni e, infine, transitato nel Femminile –, l’opera intreccia biografia e letteratura in un monumento di parole e gesti capace di abbattere i confini dei sessi e delle identità.

(fonte comunicato stampa)

Teatro STUDIO MELATO

Via Rivoli, 6 - 20121 -  Milano
Tel: 02 21126116
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ORARIO SPETTACOLI:
martedì, giovedì, sabato ore 19:30
mercoledì, venerdì ore 2:30
domenica ore 16:30







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