Ritorno a casa
Milano, Piccolo Teatro Grassi, dal 10 febbraio al 1 marzo 2026

Risate al vetriolo al Piccolo con Ritorno a casa, capolavoro della maturità di Pinter. Popolizio porta in scena la famiglia disfunzionale descritta nel 1964 dallo scrittore inglese, lasciandosi (forse) alle spalle ogni problema di politically correct: violenza e giochi di potere in un interno inglese, trattati come una sit-com televisiva.

Popolizio sceglie un’ambientazione perfettamente aderente al tempo e al luogo originali, con tanto di sedie da cucina di formica rossa con le gambe in acciaio cromato, mescolate a pezzi di mobilio in stile, sporchi e rovinati; tutto in giro il disgustoso disordine di una casa di uomini soli da tempo, per radio la musica della swinging London. Una testa di vacca montata a trofeo sopra l’ingresso ci illustra con divertita ironia il mestiere del padrone di casa, Max, un macellaio ormai in pensione, interpretato da Popolizio. Sessant’anni dal tempo presente, in una nazione così profondamente diversa dalla nostra sono una distanza sufficiente per far sentire lo spettatore al sicuro dalle prime aggressioni verbali, attribuendole semplicisticamente ad un “altro” modello. D’altronde lo stesso Pinter dichiarava in una intervista del 1967 “…a me interessava proprio questa particolare famiglia, che non va vista in riferimento ad altre famiglie, o all’idea di famiglia. Mi interessava soltanto la loro realtà. Dal mio punto di vista l’intera commedia si svolge su un piano strettamente realistico.”.
Ma realistico e naturalistico non sono la stessa cosa: la rinuncia ad una interpretazione totalmente naturalistica a favore di toni più grotteschi aiuta curiosamente proprio in questo, nel non considerare in modo simbolico quanto stiamo guardando.  Però attenzione, così come Popolizio ci fa ridere, poi ci richiama all’ordine e ci fa tornare alla azione, con un ritmo così serrato che lo spettacolo, non tra i più brevi della stagione, vola in un lampo. In questo evidentemente il regista e il magnifico gruppo di attori hanno recepito in pieno il punto di vista dell’autore: “One thing I know about my own work - is that it makes me laugh. I really do get a lot of laughs out of it…..I believe in two things: one is get a laugh, if it’s a natural laugh, and the other is stop it. Dead.”.
Già, ma cosa stiamo guardando? Di cosa si occupa Ritorno a casa? Sempre secondo Pinter si occupa di amore e di mancanza di amore; personalmente aggiungerei che si occupa di come violenza e sesso funzionano da strumenti di potere quando l’amore non c’è. I personaggi parlano moltissimo di amore, l’amore della mamma, della moglie, della cognata. Ma quest’amore è più inventato che reale. Per farcelo capire basta una fulminante battuta dell’insopportabile Max:” Non è mai più entrata una puttana sotto questo tetto, da quando è morta tua madre.”.   Solo la bellissima e seducente Ruth, interpretata da una strepitosa Giorgia Salari, non parla mai di amore. Lei è la vera protagonista, il perno attorno a cui gli altri si muovono, il catalizzatore che attiva le trasformazioni, la manipolatrice. Tuttavia, nessuno sarà mai in grado di capire perché ha lasciato Londra per sposare Teddy e andare con lui negli USA, cosa ha fatto prima di sposarlo, dov’è andata la notte del suo arrivo in casa del suocero né perché accetta il contratto scellerato con la famiglia del marito. È evidente che per Pinter è più importante indagare su come lei usi il sesso per manipolare rispetto al perché lo fa. Giorgia Salari è magnifica nel renderci questo personaggio, nel farlo evolvere dalla prima apparizione in un vestito bianco rilucente di argento e cristallo, quasi una Cenerentola al ballo, ma in tacchi a spillo, riluttante a entrare in questa casa di soli uomini, linguaggio pulito e dolce, per poi cedevolmente accettare un gioco più ambiguo in cui fa la mammina sexy, e infine trasformarsi anche nella voce, nel linguaggio e nei gesti in una sfrontata donna dominatrice.
E così tutti, in un modo o in un altro, restano impaniati nella loro stessa trappola. Nessuno avrà quello che vuole: il “normale” Teddy (Eros Pascale), che vorrebbe solo la madre dei suoi figli e la sua bella mogliettina, Lenny (un perfetto debosciato nella interpretazione di Christian La Rosa) che cerca una donna da sfruttare, Max, che vuole una sostituta della moglie, Joey (Alberto Onofrietti), un credibile aspirante pugile stolido e forte come un bue, che non troverà una docile compagna di sesso e nemmeno il tenero Sam, interpretato alla perfezione da Paolo Musio, che forse vuole solo la cosa giusta per tutti, ma deve assistere a ripetuti tradimenti dei patti non scritti di amicizia e parentela.
Se la leggessimo con occhi del passato potremmo pensare che vinca Ruth, ma nemmeno lei scampa alla sua sorte, perché alla fine è proprio lei quella che ritorna a casa.
Ferocemente divertente, scandalosamente improbabile, a sessant’anni dalla prima messa in scena Popolizio ci fornisce una godibilissima occasione per (sono parole sue) “guardare in faccia l’orrore del mondo e tornare a casa senza sentire il bisogno di suicidarsi!”. Applausi.


La presente recensione si riferisce allo spettacolo del 10 febbraio 2026

Altre recensioni di questo spettacolo su Artists and Bands:
Teatro Carignano - novembre 2025









RITORNO A CASA
di Harold Pinter

traduzione Alessandra Serra 
regia Massimo Popolizio 
con Massimo Popolizio 
e con (in ordine alfabetico)
Christian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti,
Eros Pascale, Giorgia Salari 
scene Maurizio Balò 
costumi Gianluca Sbicca e Antonio Marras 
luci Luigi Biondi 
suono Alessandro Saviozzi

Produzione Compagnia Umberto Orsini, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa in collaborazione con AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali e Comune di Fabriano



Ambientato in una claustrofobica casa alla periferia di Londra, lo spettacolo ritrae un vero e proprio “Gruppo di famiglia in un interno”, dove si innesca una spirale di tensioni e desideri repressi. In questo soffocante contesto casalingo, la cui solitudine è spezzata solo da continue liti familiari, ritroviamo il padre Max (Massimo Popolizio), ex macellaio e frequentatore di ippodromi, con i suoi figli Lenny (Christian La Rosa), un trentenne ex “pappa” che si vanta di avventure erotiche violente con tendenze mitomani, e Joey (Alberto Onofrietti), il fratello più giovane aspirante pugile professionista ma il più fragile della famiglia; insieme a loro convive lo zio Sam (Paolo Musio), che guida un taxi non suo e vive a spese del fratello Max, subendone i continui rimproveri.
Il precario equilibrio familiare viene sconvolto dall’arrivo notturno del figlio Teddy (Eros Pascale), affermato professore di filosofia, che dopo sei anni torna dall’America con l’enigmatica moglie Ruth (Giorgia Salari), madre dei loro tre figli, presentandola al padre, allo zio e ai fratelli. Unica figura femminile in un contesto maschile, Ruth accende desideri e scatena dinamiche conflittuali, facendo evolvere la sua apparente fragilità in una strategia di controllo e potere che incrina l’isola di solitudine domestica e la trasforma da vittima passiva in carnefice. Accettando la proposta di prostituirsi e usando la mercificazione del proprio corpo come strumento consapevole per esercitare il dominio sugli altri, Ruth si rivela una forza destabilizzante che sovverte l’ordine familiare e sociale.
Ciò che accadrà ribalterà l’equilibrio già precario di quella famiglia. Il cinismo, la cattiveria, l’humor di Pinter raggiungono la massima espressione in questa opera del 1964, dalla struttura quasi cinematografica, che Massimo Popolizio traduce in una messinscena “pericolosamente” divertente, muovendosi tra umorismo e tragedia con un ritmo quasi da “spartito emotivo e linguistico”, per svelare le tensioni psicologiche e i silenzi eloquenti tipici della scrittura pinteriana. Con un approccio radicale e innovativo Popolizio affronta questo testo, fondamentale del teatro contemporaneo, portando alla luce le sue inquietanti verità sulla natura umana e sulle dinamiche di potere all’interno della famiglia.

(fonte: comunicato stampa)


Piccolo Teatro Grassi

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