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Marco D’Agostin elegge con questa pièce un gesto di riverenza profonda: l’omaggio personale e performativo alla campionessa Stefania Belmondo diventa il motore di una riflessione più ampia sull’ossessione, sulla memoria e sull’agonismo come forma di esistenza resiliente. Il riferimento preciso allo scenario olimpico invernale — evocato non solo nella drammaturgia ma anche nella collaborazione con il Centro Olimpico del Fondo di Pragelato — conferisce allo spettacolo una cornice tematica coerente e intensa.
Il corpo del performer, solo in scena, si fa strumento di racconto e movimento, un organismo che rincorre, rievoca e sfinisce, in un moto perpetuo di tentativi e cadute. Il suono di LSKA avvolge e destabilizza, mentre le luci di Alessio Guerra scandiscono un ritmo rarefatto, quasi sospeso. L’assenza di scenografia accentua il vuoto, trasformando lo spazio in un campo di resistenza emotiva e fisica. La consulenza di Chiara Bersani e degli esperti del mondo sportivo rende la struttura solida, ma non didascalica. First Love non si limita a omaggiare ma mette in discussione, non esaltando ma riflettendo. E restituisce, con linguaggio asciutto e rigore formale, l’eco intima di una dedizione assoluta. Il legame tra First Love e la leggendaria 15 km a tecnica libera vinta da Stefania Belmondo alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City nel 2002 è sottile, ma pulsante. Quella gara, una delle imprese più emblematiche della fondista piemontese — conquistata con un’ultima frazione al limite della sopravvivenza atletica — diventa per D’Agostin il simbolo di una dedizione infantile, assoluta, quasi religiosa. Il "primo amore" del titolo è quello verso lo sci di fondo, un amore nato dall’ammirazione per la Belmondo, atleta minuta e instancabile, che si fece simbolo di resistenza e grazia. Ma il lavoro non si ferma al ricordo: trasforma quella fascinazione in motore drammaturgico e corporeo. L’allenamento, la ripetizione, il fallimento e la fatica diventano grammatica scenica. L'interprete mette in gioco il proprio vissuto, facendolo detonare in un dinamismo iterativo che è al contempo biografia, omaggio e analisi. Un corpo che non imita, ma elabora; che non gareggia, ma si interroga sul senso della dedizione, del sacrificio, del gesto atletico come linguaggio universale e solitario.
La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 7 febbraio 2026 |
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First Love
un progetto di e con Marco D’Agostin suono LSKA consulenza scientifica Stefania Belmondo, Tommaso Custodero consulenza drammaturgica Chiara Bersani luci Alessio Guerra produzione VAN coproduzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale/ Torinodanza Festival, Espace Malraux – Scène nationale de Chambéry et de la Savoie nell’ambito del progetto Corpo Links Cluster, sostenuto dal Programma di Cooperazione PC INTERREG V A – Italia-Francia (ALCOTRA 2014-2020) in collaborazione con Centro Olimpico del Fondo di Pragelato con il sostegno di Lavanderia a Vapore - Centro Regionale per la Danza, Inteatro, Teatro Akropolis, ResiDance XL
Spettacolo sovratitolato in inglese e in italiano nell’ambito del progetto Piccolo Aperto realizzato con il contributo di Fondazione di Comunità Milano La replica di domenica 15 febbraio è accompagnata da traduzione in LIS (Lingua dei Segni italiana)La replica di sabato 7 febbraio è accessibile a un pubblico neurodivergente
First Love è un risarcimento chiuso in una metaforica busta e indirizzato al primo amore. È la storia di un ragazzino degli anni ’90 al quale non piaceva il calcio ma lo sci di fondo – e la danza, anche, ma siccome non conosceva alcun movimento si divertiva a replicare quelli dello sci, nel salotto, in camera, inghiottito dal verde perenne di una provincia del Nord Italia. Quel ragazzo ora cresciuto, non più sciatore ma danzatore, non più sulla neve ma in scena, non più agonista ma ancora agonista, per via di un’attitudine competitiva alla coreografia che non si scolla mai, nostalgica e ricorsiva, ha incontrato il suo mito di bambino, la campionessa olimpica Stefania Belmondo, ed è tornato sui passi della montagna. È giunto il tempo di gridare al mondo che quel primo amore aveva ragione d’esistere, che strappava il petto come e più di qualsiasi altro. In una rilettura della più celebre gara della campionessa piemontese, la 15km a tecnica libera delle Olimpiadi di Salt Lake City 2002, First Love si fa grido di vendetta, disperata esultanza, smembramento della nostalgia. Nei giorni in cui Milano incarna lo spirito olimpico, First Love restituisce, nello spettacolo di danza “più parlato” di sempre, tutta la passione, l’adrenalina e l’energia di una manifestazione che unisce i popoli della Terra e che, come il teatro, chiede di essere guardata (fonte: comunicato stampa).

Piccolo Teatro Studio Melato
Via Rivoli, 6, 20121 Milano Tel: 02 21126116
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ORARIO SPETTACOLI:
domenica ore 16:00 martedì, giovedì, sabato ore 19:30 mercoledì, venerdì ore 20:30
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