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Quel che non viene suggerito e mai definito, però, è quanto prevalga un elemento piuttosto di un altro in complessi rapporti sviluppati nelle varie fasi e, piuttosto, ci si limita ad un'esposizione distaccata in cui le emozioni si narrano ma difficilmente si trasmettono all'uditorio. Stefania Rocca è molto abile nel tratteggiare il carattere e le vicissitudini nelle varie fasi in cui il suo personaggio è in continua competizione persino con il ricordo della sua defunta germana; tuttavia, palesa alcune difficoltà nel percorso interpretativo per via di una chiave di narrazione che rimane in superficie nella rappresentazione della complicata relazione tra sorelle, che si arriva solamente ad intuire come potente. Con lei in un bar solitario, il misterioso Signor P interpretato da un sempre accurato Giovanni Crippa, sembra raccontare con innaturale distacco quel che invece dovrebbe configurarsi come il più distruttivo dei conflitti interiori. Mister P ci racconta di sé stesso mettendo "l'accento" su enunciazioni di storiche massime che appaiono più accademiche che esplicative del dramma vissuto. Sono temi che di certo sono stati interpretati dagli attori protagonisti più volte ed in modo sicuramente efficace, ma in questa rappresentazione, probabilmente per la chiave di lettura scelta, quel che riceve chi assiste è un racconto avulso dall'indagare gli animi ed in cui i movimenti interiori appaiono appena esplorati stridendo fortemente con l'attesa degli astanti. In una prospettiva simile, anche gli elementi che potrebbero accompagnare in profondità il livello di narrazione diventano parti che suggellano una distanza tra emozioni e vicende, finanche nei personaggi che risultano quasi oratori distaccati. Le vicende potenzialmente intense del testo di Giovanni Grasso, "L'amore non lo vede nessuno", potrebbero comunicare lacerazioni, tensioni emotive, rapporti familiari in cui rivalità e sentimento di appartenenza risultino quasi inscindibili, parlando dell'amore oltre le convinzioni e convenzioni. Assistendo all'opera in scena, invece spiace dirlo, giunge assai poco per una scelta di equilibrio che risulta rendere asettico ogni sentimento, in un'attesa che diviene fine a se stessa, ove persino il momento potenzialmente più sconvolgente diventa una semplice fase di una storia. Questa recensione si riferisce allo rappresentazione del 03 Febbraio 2026. |
L'amore non lo vede nessuno
“L’ amore non lo vede nessuno” il testo che Giovanni Grasso ha tratto dal suo omonimo romanzo, è la terza prova teatrale dopo Fuoriusciti e Il Caso Kaufman presentato con successo la scorsa stagione e ancora in tournée in questa al San Ferdinando di Napoli e al Teatro Sociale di Brescia. Prodotto da Teatro Quirino, Centro Teatrale Bresciano e Mercadante di Napoli lo spettacolo chiude il Festival di Spoleto 2025. Protagonisti, Giovanni Crippa, Stefania Rocca e Franca Penone anche in questo caso con la regia di Piero Maccarinelli È un giallo? E cosa può c’entrare Dio con un giallo? Chi sono quelle due donne la sorella e l’amica? Chi è Federica morta in un incidente stradale? Da dove viene l’amore? Se sapessimo rispondere a questa domanda, avremmo svelato il mistero della vita. Qui in due spazi compresenti, la casa piccolo borghese di Silvia, sorella della giovane donna morta nell’incidente, e un piccolo bar equivoco di periferia si confrontano le vite dei tre personaggi. Ogni martedì pomeriggio in un anonimo bar Silvia incontra un affascinante sconosciuto che ha visto per la prima volta al funerale di Federica, sono legati da un patto: lui le ha promesso di rivelarle ogni particolare della sua relazione con Federica, lei in cambio si è impegnata a non fare ricerche per svelare l’identità del suo interlocutore Ma fino a che punto siamo disposti a fidarci di uno sconosciuto? Fino a che punto possiamo svelare i nostri più intimi segreti e far conoscere le nostre profonde emozioni? L’amica Eugenia mette in guardia Silvia, ma Silvia sempre più coinvolta in un crescendo di colpi di scena arriverà ad affrontare un groviglio di segreti e contraddizioni di Federica fra amori assoluti e giochi di potere. Saranno assolvenze e dissolvenze senza soluzione di continuità accompagnate dalle musiche di Antonio Di Pofi. L’amore non lo vede nessuno è un testo potente, un’indagine spietata sul senso dell’esistenza che ci costringe davanti allo specchio con la parte più oscura di noi e ci interroga sulla necessità di perdonare e perdonarci.
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