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Nel nuovo spettacolo "I promossi sposi", Antonio Provasio (regista e interprete della matriarca Teresa), Enrico Dalceri (l’eccentrica Mabilia) e Italo Giglioli (il bonario Giovanni) scardinano, con il consueto piglio parodico il capolavoro manzoniano, trasformando l’epopea romantico-storica in una irriverente e surreale operetta padana, dal retrogusto di varietà canzonato. Il titolo gioca sul doppio senso, suggerendo al tempo stesso l’eco letteraria e il tono scanzonato dell’operazione. L’intelaiatura scenica si articola in numeri musicali, scambi fulminei e dialoghi incalzanti che alternano serratamente satira sociale e umorismo popolare, senza mai rinunciare alla complicità del pubblico. La regia, affidata a Provasio, orchestra un ritmo concitato, affidandosi a scenografie variopinte e coreografie dal gusto retrò che amplificano l’effetto straniante e caricaturale della messinscena. I costumi, come sempre, sono parte integrante del racconto: appariscenti, minuziosi, studiati per sottolineare l’eccesso e l’artificio tipico del genere. Nonostante l’impianto volutamente "fuori dal tempo", lo spettacolo funziona tout court anche come specchio deformante di un’Italia ancora abbarbicata a convenzioni, provincialismo e contraddizioni. La comicità verbale e fisica, mai fine a se stessa, diventa pretesto per far emergere una messinscena pop che conserva — dietro lo sfacciato e inarrestabile sorriso — un sottotesto malinconico, quasi crepuscolare. Il rinomato collettivo scenico si conferma costituito da interpreti consolidati da una tradizione artistica proletaria che, pur mantenendo una sua riconoscibilissima efficacia comunicativa, inizia a mostrare i segni di una formula ormai ritualmente rodata. Al romanzo storico manzoniano, la formazione affida ancora una volta il binomio paradosso-nostalgia e la rappresentazione di un’italianità sferzante, costruita con mestiere e consueta leggerezza, ma priva di evidenti slanci innovativi. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 4 febbraio 2026 |
I Legnanesi presentano Teresa (interpretata da Antonio Provasio): capofamiglia indiscussa, è la tipica donna di cortile, dal carattere forte e dominante. A tratti un po' bisbetica e severa, ha però un cuore grande e generoso, sempre pronta ad aiutare le donne del suo cortile. Alle prese con un marito “avvinazzato e pigro” e una figlia “zitella e sognatrice”, Teresa è una donna che, nonostante le difficoltà, riesce sempre e comunque a tenere la famiglia unita e sulla retta via. Mabilia (interpretata da Enrico Dalceri): figlia zitella di Teresa, incarna il cliché di un certo mondo femminile di provincia, dove l’apparenza è tutto. È una ragazza che sogna di emergere e diventare una soubrette, sempre al di sopra delle sue possibilità, ma incapace di staccarsi da mamma e papà. Mabilia, con la sua vanità e i suoi sogni di gloria, è un personaggio esilarante che strizza l’occhio al pubblico più giovane, rappresentando l’eterna lotta tra aspirazioni e realtà. Giovanni (interpretato da Italo Giglioli): unico uomo del cortile, è costantemente ignorato e poco considerato sia dalla moglie che dalla figlia. La sua vita si divide tra casa, lavoro e osteria. Di poche parole, Giovanni è un personaggio inconfondibile, con il naso perennemente rosso e una camminata incerta, tipica di chi alza un po’ troppo il gomito. Con la sua semplicità e la sua ironia sottile, Giovanni è il simbolo dell’uomo comune, pacato e senza pretese.
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