Sabato, domenica e lunedì
Torino, Teatro Carignano, dal 27 gennaio al l'8 febbraio 2026

Sabato, domenica e lunedì” è forse il testo dal respiro più europeo di Eduardo De Filippo, riprendendo l’opera di maestri del dramma borghese come Henrik Ibsen e soprattutto Anton Céchov. Proprio come accade per la tensione latente che attraversa “Il Gabbiano” (peraltro recentemente rappresentato proprio al Teatro Carignano e già oggetto di una precedente recensione), il celebre ragù domenicale funge da catalizzatore per un'esplosione di gelosie e rancori sopiti.

In entrambi i drammi, la tragedia scaturisce dal logorio dei rapporti e dall'incapacità dei protagonisti di farsi comprendere da chi sta loro più vicino; in entrambi i casi, la struttura corale evidenzia l’isolamento e la sordità emotiva alle ragioni dell'altro; in entrambi i casi, il conflitto generazionale è alimentato dalla incapacità delle vecchie generazioni di comprendere come le pulsioni modernizzatrici dei figli nascano dall’esigenza di affermarsi come individui autonomi e non come mere prosecuzioni di un passato rassicurante, ma ormai esaurito; in entrambi i casi, infine, tutti questi elementi vengono resi con sottile finezza psicologica, grazie a una scrittura che privilegia i silenzi, le incertezze e i non-detti.
Questa dimensione di incomunicabilità e isolamento, che permea l’intera opera, era necessaria a un dramma che Eduardo vedeva come anticipatore del tema del divorzio e dell’emancipazione femminile: Rosa Priore non è una sposa sottomessa, ma una donna che rivendica la propria dignità, con le proprie esigenze e il proprio bisogno di essere riconosciuta in quanto individuo, e non solo come un ingranaggio della macchina domestica. Questa prospettiva di emancipazione emerge chiaramente nel finale, quando il chiarimento tra i coniugi non è un semplice ritorno all'ordine precostituito, ma la conquista di un nuovo equilibrio basato sulla comunicazione paritaria.
E tuttavia, profondissima è la divergenza circa l’esito del conflitto.
In “Sabato, domenica e lunedì”, il gelo che cala sulla tavola domenicale non è una condanna definitiva, ma una crisi necessaria all’evoluzione della relazione coniugale. La tempesta verbale tra Rosa e Peppino funge da catarsi, permettendo ai personaggi di costruire un legame più autentico. In questo senso, in Eduardo la parola ha ancora un potere terapeutico e risolutivo, probabilmente grazie alla base comune di affetti e valori che i protagonisti condividono.
Al contrario, nell’opera di Čechov è il linguaggio stesso a costituire un elemento di ulteriore mistificazione e dissimulazione, tale da rendere l'incomunicabilità strutturale e ontologica, fino al gesto estremo di Treplev nel finale del dramma.
Si scorge, quindi, nell’opera eduardiana la speranza di ricostruire, attraverso la sincerità e la genuinità degli affetti, un terreno di incontro che non solo consenta di superare il conflitto, ma persino di accedere a relazioni più autentiche e giuste.
Per quanto riguarda la rappresentazione odierna, la regia di Luca Fusco sceglie consapevolmente di intervenire il meno possibile sulla conformazione originale della commedia, puntando a “essere un regista-interprete, che non si azzarda a spostare una nota della partitura, come un buon direttore d’orchestra, piuttosto che un regista-demiurgo che tende a diventare il vero autore dello spettacolo”. Il risultato è un esempio di alto artigianato teatrale, cui si può forse rimproverare un calligrafismo a tratti eccessivo. Proprio la mancanza di particolari innovazioni sceniche, d’altronde, è funzionale a valorizzare al massimo grado le performance attoriali, vero punto di forza di questo allestimento.
Teresa Saponangelo interpreta una Rosa consapevole della propria centralità emotiva, combattiva ma conscia delle proprie e delle altrui fragilità, in grado di battersi per la propria dignità di donna, sposa e madre ma anche di comprendere e perdonare.
Accanto a lei, Claudio De Palma riprende i manierismi che furono di Eduardo, riuscendo a infondere nel suo Peppino Priore quasi la stessa malinconica esaustione esistenziale e la stessa insicurezza.
Incisive anche le prove di Anita Bartolucci nei panni della zia Memé e di Francesco Biscione in quelli di Antonio Piscopo, sempre a suo agio in un ruolo che rischia di prestarsi al macchiettismo e che invece viene valorizzato nella sua grande carica drammatica. Ma è, in definitiva, tutto il cast a offrire una prova solida e coinvolgente, in grado di porre in risalto gli aspetti più tragici della vicenda senza mai perdere di vista la vis comica propria dell’opera eduardiana.
Ottimo anche il lavoro svolto da Marta Crisolini Malatesta ai costumi e soprattutto alle scenografie, in grado di dare un taglio quasi bergmaniano allo spazio domestico e ricollegandosi così alla tradizione dei “drammi da camera” di cui “Sabato, domenica e lunedì” rappresenta un particolarissimo esempio in cui, per una volta, a vincere non è la desolazione dei rapporti umani ma la speranza di una ritrovata intimità.



La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 28 gennaio 2026


Sabato, domenica e lunedì

di Eduardo De Filippo

regia Luca De Fusco
con Teresa Saponangelo, Claudio Di Palma
e con Pasquale Aprile, Alessandro Balletta, Anita Bartolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Renato De Simone, Antonio Elia, Maria Cristina Gionta, Gianluca Merolli, Domenico Moccia, Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersila Sokoli
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi

Teatro di Roma
Teatro Stabile di Torino
Teatro Stabile di Bolzano
Teatro Biondo di Palermo

Scritta nel 1959, Sabato, domenica e lunedì, commedia intramontabile di Eduardo De Filippo, tra ironia e tensione esplora le dinamiche familiari attorno a un pranzo domenicale. Luca De Fusco firma una regia nitida e rigorosa, capace di far emergere la profondità emotiva di un’opera solo in apparenza borghese e dal tono cechoviano. La famiglia De Piscopo oggi ci appare compatta, capace di curare le proprie ferite, grazie a una zia anticonformista, ai figli che sdrammatizzano le liti dei genitori e a un nonno protetto da tutti. É una commedia corale, in equilibrio tra leggerezza e profondità, e restituisce intatto lo spirito di Eduardo, dimostrando quanto il suo teatro resti sorprendentemente attuale. Sul palco spicca Teresa Saponangelo, attrice versatile e nota al grande pubblico per le sue interpretazioni cinematografiche e televisive
(fonte: comunicato stampa)



Teatro Carignano


Piazza Carignano, 6,
10123 Torino
Tel: 011 5169411
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

ORARIO SPETTACOLI:

27 gen 2026 ore 19.30
28 gen 2026 ore 20.45
29 gen 2026 ore 19.30
30 gen 2026 ore 20.45
31 gen 2026 ore 19.30
01 feb 2026 ore 16.00
03 feb 2026 ore 19.30
04 feb 2026 ore 20.45
05 feb 2026 ore 19.30
06 feb 2026 ore 20.45

Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.