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Attualizzare un classico del teatro (in questo caso del diciassettesimo secolo francese) è sempre un esercizio ardito e complesso, con elevate probabilità di perdere l’essenza dell’opera o svilirne - operando l’abbinamento alla contemporaneità - i significati intrinseci propri dell’epoca.
Nell’adattamento e traduzione di Angela Demattè della famosissima commedia di Molière “Il malato immaginario” questo rischio è ampiamente scongiurato: l’ipocondriaco Argante, divertente sognatore contemporaneo, insiste con i suoi disturbi fittizi, circondandosi di medici e farmacisti incompetenti e furbetti, la scaltra Tonina si adopera per far “svegliare” il suo padrone e tutti gli altri personaggi ruotano intorno alla malattia (ovvero richiesta di attenzione) del protagonista. Totale rispetto quindi per l’opera di Molière e per la “malattia sociale” che il grande drammaturgo francese racconta nella sua pièce più famosa, composta nell’ultimo anno di vita e intrisa di cinico realismo e viscerale odio verso la categoria dei medici. L'opera infatti, considerata quasi un'autobiografia dell’autore, nasce come una farsa, inframmezzata da stacchetti musicali e balletti, all’epoca inseriti all'unico scopo di compiacere i gusti di Luigi XIV, che oggi, nell’adattamento della Demattè e con la regia di Andrea Chiodi, ritrovano spazio e importanza, seppure proposti in una modalità che richiama il kabaret tedesco. La commistione di stili, l’attualizzazione del tema e la caratterizzazione estrema dei personaggi, rispettando comunque il testo originale (unica eccezione il discorso che Argante/Molière rivolge al re LuigiXIV), rendono lo spettacolo originale ed estremamente gradevole, confermando come nel tempo, i grandi classici teatrali non perdono la capacità di parlare al pubblico di argomenti anche scomodi e di intercettare le paure e le fragilità umane che, pur mutando i tempi, permangono inalterate: opere che con la loro comicità fanno sorridere, ma insinuano riflessioni amare. In questo “malato immaginario” è palese la capacità degli attori e del regista di mettere in scena le ossessioni (personali o sociali) porgendole al divertito pubblico con intelligenza e ironia. Quando una rilettura contemporanea riesce a coniugare rispetto del testo e sguardo attuale, il risultato è estremamente efficace e lo spettatore, anche il più purista dei classici, non può non riconoscere la valenza della rappresentazione, anche a fronte di possibili critiche nei confronti di alcuni “eccessi” che lo spettacolo propone. Impossibile, infatti, non rimanere destabilizzati dalla scelta dei costumi (o dei non costumi, di Ilaria Ariemme): un mix tra moderno, audace, kitsch, illusorio e nudo. Analogo discorso per le ridicole e grottesche coreografie (o meglio movimenti) che intervallano la recitazione, le musiche (di Daniele D’Angelo) non proprio settecentesche e le scene di Guido Buganza composte da una troneggiante vasca da bagno accanto ad un water. “Il malato immaginario” proposto fino al primo febbraio alla Sala Umberto, va visto senza pregiudizi e con la mente aperta a nuovi adattamenti. Da apprezzare l’interpretazione di Tindaro Granata: il suo Argante è tenero, ma determinato, ingenuo, ma non stupido e soprattutto esilarante. Accanto a lui Lucia Lavia è una perfetta servetta, scaltra e umana, devota, ma non compiacente. Fortissima la caratterizzazione anche degli altri interpreti (Angelo Di Genio, Emanuele Arrigazzi, Alessia Spinelli, Nicola Ciaffoni, Emilia Tiburzi e Ottavia Sanfilippo), la cui descrizione incarna perfettamente i personaggi dell’opera: i furbetti medici e farmacisti, il fratello preoccupato, la figlia devota ed il suo amante. Tradizione teatrale e sensibilità contemporanea sono gli elementi dominanti in questo spettacolo molto particolare a cui va riconosciuta l’originalità stilistica e apprezzata la spiccata creatività.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 27 gennaio 2026. |
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Il malato immaginario
Tindaro Granata e Lucia Lavia portano Molière alla Sala Umberto, per la regia di Andrea Chiodi Centro Teatrale Bresciano | in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura | Viola Produzioni – Centro di Produzione teatrale Presentano TINDARO GRANATA | LUCIA LAVIA in IL MALATO IMMAGINARIO di Molière con ANGELO DI GENIO EMANUELE ARRIGAZZI ALESSIA SPINELLI NICOLA CIAFFONI EMILIA TIBURZI OTTAVIA SANFILIPPO Regia ANDREA CHIODI adattamento e traduzione Angela Dematté scene Guido Buganza costumi Ilaria Ariemme luci Cesare Agoni musiche Daniele D’Angelo consulenza ai movimenti Marta Ciappina assistente alla regia Elisa Grilli
Molière – scrive Giovanni Macchia, tra i francesisti più autorevoli del Novecento – è uno scienziato delle nevrosi”. È un uomo malato, che teme di morire, ma che sa anche che ridere e far ridere è una difesa contro quelli che erano i suoi stessi mali: la gelosia, il dolore, l’ansia, la malinconia. C’è, dunque, dietro commedie che sembrano fatte di comicità persino farsesca, l’ombra di un autoritratto, un gioco, dice Macchia, “tra assenza e presenza”. “La mia esplorazione e curiosità per questo testo – dichiara Andrea Chiodi – inizia da questa battuta di Molière: ‘Quando la lasciamo fare, la natura si tira fuori da sola pian piano dal disordine in cui è finita. È la nostra inquietudine, è la nostra impazienza che rovina tutto, e gli uomini muoiono tutti quanti per via dei farmaci e non per via delle malattie’. Una visione che fa un po’ paura, ma che, allo stesso tempo, mi intriga moltissimo”. E sarà un Malato immaginario onirico e irriverente quello firmato da Andrea Chiodi, divertente e contemporaneo nel portare in scena le vicende familiari dell’ipocondriaco Argante, circondato da medici inetti e furbi farmacisti, ben felici di alimentare le sue ansie per tornaconto personale. Come l’avaro Arpagone, Argante è vittima di sé stesso e burattino di chi gli sta intorno, prigioniero della sua stessa paura, un’ossessione – l’ipocondria – che in questa nuova versione del capolavoro di Molière diventerà piena protagonista. Il malato immaginario, uno dei testi più fortunati di Molière, arriva in Sala Umberto dal 27 gennaio. Uno spettacolo diretto da Andrea Chiodi, con Angelo Di Genio, Emanuele Arrigazzi, Alessia Spinelli, Nicola Ciaffoni, Emilia Tiburzi e Ottavia Sanfilippo. (Fonte: comunicato stampa)

SALA UMBERTO Via della Mercede, 50 Roma
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