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La partitura scenica si configura come una rilettura motoria audace e stratificata della celeberrima novella di Prosper Mérimée, attraversata da un’inquietudine contemporanea che ne sovverte la narrazione archetipica. La moderna rivisitazione — si radica nella grande tradizione narrativa per condurla verso territori scenici in cui il gesto, il suono e l’assenza di parola costruiscono un dispositivo poetico e politico. Qui Carmen e José cessano d’essere individui e diventano allegorie: marionette trascinate in un afflato più grande di loro, dentro un mondo dove la libertà è concessa solo in quanto illusione. L’impianto drammaturgico — sostenuto dal lavoro di Tiziana Confalonieri — assume i contorni di un’aula giudiziaria: i fatti sono ricostruiti per frammenti, come in un processo, attraverso flashback che mettono in discussione la colpa e smascherano la frequente vittimizzazione della vittima. Un ribaltamento di prospettiva che sottrae l'iconica protagonista all’emblema della seduttrice e la riporta al suo statuto umano, complesso, fragile, tragico. Il linguaggio espressivo-corporea, frutto dell'elaborazione stilistica sviluppata anche all'interno della Scuola di Danza del Teatro Carcano, mescola tecnica classica, improvvisazione guidata e danza teatro. I corpi — quelli intensi di Laura Miotti e del pregevole sostituto di Gianmarco Martini Zani, insieme al giovane e affiatato ensemble di Formazione TAM — abitano lo spazio come superfici attraversate da tensioni interiori, tra impulso e controllo, desiderio e costrizione. La partitura sonora, che spazia da Rosa Balistreri a Olivia Sellerio, da Nilla Pizzi a sperimentazioni elettroniche firmate Lorenzo Cimarelli, Marco Enea e dallo stesso Iacobone, amplifica il cortocircuito tra antico e moderno, evocazione e rottura. Lo spettacolo non si esaurisce nella mera rappresentazione del mito femminile più incendiario dell’Ottocento letterario, ma lo interroga, lo disossa, lo espone — restituendolo come figura universale del dissenso e dell’emancipazione, vittima consapevole e carnefice designata in un mondo che ancora fatica a tollerare la libertà femminile. Convince appieno quest'opera che diventa così, più che una regia del movimento, un atto performativo che scava nei miti e li reinterpreta alla luce di urgenze sociali attuali, rendendo omaggio allo spirito ribelle dell’opera originaria ma spingendola oltre, in territori etici e artistici di grande intensità. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 24 gennaio 2026 |
CARMEN Musiche di repertorio realizzate da Sergey Skripka & Gukovskiy Symphony Orchestre Musiche originali di Lorenzo Cimarelli, Marco Enea, Davide Iacobone Principal Dancers: Laura Miotti, Gianmarco Martini Zani Corpo di ballo FormazioneTAM Supporto drammaturgico: Tiziana Confalonieri Voci Registrate: Tiziana Confalonieri e Matteo Bosurgi Prodotto da Accademia Ucraina di Balletto In questa versione, il palco si trasformerà in un’aula di tribunale. Attraverso un sapiente uso di flashback, la narrazione ricostruisce i fatti come prove a sostegno di una tesi, analizzando l'identità, il potere e il conflitto tra amore e destino. È un dramma moderno che getta luce sulle ombre del femminicidio nella società odierna, dando voce a una Carmen che diventa vittima di un sistema punitivo per il solo fatto di aver rivendicato la propria libertà e il diritto di dire no. La scena diventa quindi spazio di riflessione politica e sociale, dove l’amore si scontra con il destino e l'identità con il potere. A dare corpo a questa visione politica e sociale saranno i Principal Dancers Laura Miotti e Gianmarco Martini Zani, accompagnati dal talento del corpo di ballo FormazioneTAM. La partitura sonora unisce il repertorio classico di Sergey Skripka alle composizioni originali di Lorenzo Cimarelli, Marco Enea e dello stesso Iacobone, con il supporto delle voci registrate di Tiziana Confalonieri e Matteo Bosurgi. Il cuore pulsante dell'opera risiede nella forza di un personaggio che smette di essere solo un nome per farsi concetto universale. Lo spettacolo si sviluppa in due atti carichi di tensione: se il primo tempo mette in scena la violenza e la rovina di José, il secondo celebra il potere della libertà femminile, evidenziando le conseguenze del rifiuto non accettato e il potere della libertà femminile. La conclusione consegna al pubblico un messaggio di speranza, attraverso una marcia collettiva che trasmette solidarietà e una rinnovata forza condivisa (fonte: comunicato stampa).
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