 Un racconto di vita e di dinamiche sociali collocato in un momento storico che inizia negli anni sessanta per procedere fino ad un tempo non meglio definito, seguendo le tappe di crescita di una bambina che diventa adolescente e poi (forse) adulta.
Eleonora Gusmano, autrice ed interprete del monologo, racconta la storia di M, una donna che attraverso ricordi a più voci, ripercorre alcuni momenti salienti e significativi della propria esistenza. Su un palco dove troneggia solo una vasca da bagno piena di fogli, la protagonista in un, a volte criptico, dialogo col pubblico inserisce i suoi ricordi, descrivendo uno spaccato sociale nel quale emergono specifici elementi distintivi: la condizione femminile che confina la donna in una posizione subalterna all’uomo (il padre e il fratello mangiavano di più) precludendole attività fondamentali quali lo studio e la socializzazione con le amiche; la società patriarcale; la famiglia estremamente chiusa e a volte anaffettiva (mio padre, mia madre, mio fratello, mia sorella e “mi”); preconcetti nei confronti di alcune categorie (i vicini napoletani). Lo spettacolo propone una ricerca di identità e di un posto nel mondo, un nuovo orizzonte oltre quello segnato dalle pareti della propria stanza, metaforicamente ricreata nella vasca da bagno. “Il tuo è un posto dove non posso arrivare” è una rappresentazione complessa e non adatta a tutti. A parte qualche dialogo particolarmente concitato, per il resto lo scorrere dell’opera è lento e l’utilizzo in molti passaggi in dialetto piemontese non ne facilita la comprensione. A questa modalità espressiva si aggiungono poi alcuni concetti espressi in rima, creando così un ulteriore stacco alla già precaria fluidità dei dialoghi. Assolutamente di livello, la performance di Eleneora Gusmano: grande capacità interpretativa, frequentissimi cambi di registro, notevole mimica, ma nonostante ciò, lo spettacolo non riesce a toccare particolari corde nello spettatore, né a creare un reale coinvolgimento. L’alternarsi di realismo (specifiche vicende raccontate nei dettagli) a un immaginario infantile e quasi da fiaba (accentuato anche dal disegno luci e dalle musiche) tendono a disorientare un po’ lo spettatore, che si ritrova continuamente catapultato su diversi piani interpretativi e situazionali rispetto ai quali è chiamato a districarne l'ordine. Una storia sicuramente di grande umanità, ma che non convince totalmente, lasciando in sala quasi un senso di incompiuto.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 23 gennaio 2026. |
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Il tuo è un posto dove non posso arrivare di e con: Eleonora Gusmano regia: Daniele Aureli adattamento per la scena: Daniele Aureli Ania Rizzi Bogdan Eleonora Gusmano dramaturg: Giusi De Santis profondità sonore | sound designer: Alessandro Romano LORCO aiuto regia: Lorenzo Del Buono estetica: Ania Rizzi Bogdan produzione: Focus 2 coproduzione: Fortezza Est
E’ la storia di M, la storia di una donna, nata tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. Ed è anche la storia di tante donne e uomini, ragazzi e ragazze… La storia di uno spaccato sociale e umano, filtrato dalle parole di una ‘ragazza dagli occhi azzurri’ che, attraverso un monologo incalzante, ricerca i pezzi mancanti della vita di M, per ricreare il suo non-posto nel mondo; per ritrovare la sua voce e, con essa, la sua identità. Riportando alla luce la sua storia anche attraverso le testimonianze di coloro che non l’hanno più vista. Un tempo congelato. Come un orologio senza pile, un loop infinito di un giorno eterno, una foto di famiglia immobile. È da qui che prende vita la storia, scavando nel vissuto personale dell’autrice e interprete, esplorando l’invisibile. Un monologo a più voci, audace. e impertinente, punteggiato dalle testimonianze reali di chi ha vissuto questi eventi, legato ai sogni di una donna mai cresciuta. Seguiamo i ricordi di una bambina che diventa adolescente ma non adulta. I vestiti troppo larghi per nascondere la femminilità, la pelle bianca vietata al sole, le scelte imposte. Legami familiari immobili, prigionieri dei loro rituali, gesti ripetuti, copiati, annullati, dove i coinvolti sono incapaci di rispondere alle esigenze affettive richieste dall’altro. M si ammala lentamente, invisibile agli altri. Insieme alla sua identità, perde contatto con il suo corpo e con la voce. Ma in questo disegno di vita, emergono possibilità. Momenti spartiacque che possono portarla a chiudersi alla vita, troppo pericolosa, o a tentare di uscire a respirare aria nuova. M è sola in scena, ma mai completamente. Nella sua stanza riaffiorano voci, scene e dialoghi. La scena è essenziale: lei e la sua stanza. Un vuoto con una vasca al centro. Luci che spiano come occhi. Fogli, possibili finali di una storia o richieste d’aiuto mai ascoltate. Un dentro e un fuori. Il corpo, non abitato nella sua interezza, sfocato nella percezione, dove il gesto è espressione di un mondo interiore sommerso. E una vocalità che diventa accadimento poetico nella sua espressione più irresistibile. “Il tuo è un posto dove non posso arrivare” racconta in parallelo le vicende della protagonista, della ragazza dagli occhi azzurri e di tutti i personaggi narrati. Il cuore abita un luogo fisico che diviene un non luogo per tutti gli altri. Un posto dove nessuno riesce ad entrare e dove lei chiude a chiave i suoi desideri e la sua voce. Un’impossibilità di incontro dei sentimenti. La ricerca di rapporti validi. (Fonte: comunicato stampa)

TEATRO TRASTEVERE Via Jacopa de’ Settesoli, 3 Roma Prenotazioni: 06 5814004 – 328 3546847
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