Amleto in salsa piccante
Roma, Teatro Roma, dal 22 gennaio al 1° febbraio 2026

Se è vero come è vero che uno degli indici di popolarità di un artista è la parodia del medesimo o delle sue opere, con Shakespeare non solo da tempo siamo andati fuori scala, perdendo il conto di farse, libere ispirazioni e scimmiottature di ogni livello qualitativo, ma è stato rovesciato qualsiasi paradigma potendo annoverare, tra le creazioni fiorite grazie alle meraviglie del Bardo, veri e propri capolavori animati di vita propria (un esempio su tutti, tra gli spin – off, "Rosencrantz e Guildenstern sono morti", di Stoppard).

In questo immenso paesaggio ovazionale si inserisce il gioiellino di Aldo Nicolaj, in scena in questi giorni al Teatro Roma, nel quale il prolifico ed eclettico commediografo piemontese, dalla vita a dir poco movimentata e difficile soprattutto in gioventù (antifascista, osteggiato dalla censura del Ventennio, venne internato per due anni nei lager della Germania nazista), decide di muovere i fili del più noto prodotto del Cigno dell’Avon dalle cucine del castello di Elsinore, mettendo in mano alla servitù il joystick dei destini di corte.
Il mondo dei potenti, quindi, campo da gioco preferito di Shakespeare in caso di tragedia, viene guardato dal buco della serratura, scandagliato nelle sue espressioni più terrene (che hanno ad oggetto, ca va sans dire, il sesso, il pettegolezzo, il tradimento, il cibo … motori non propriamente nobili eppure eterni delle umane vicende) da personaggi vivacissimi e furbi, appartenenti al popolo, che nell’Amleto non esistono proprio (lo chef di corte, sua moglie e sua cognata che lo aiutano e una cameriera) e quindi non solo canzonato ma preso di mira, colpito e affondato. La fantasiosa e divertentissima rivisitazione di Nicolaj non è quindi una “semplice” farsa ma si eleva, nel surreale, a critica sociale e satira (il Re, padre di Amleto sarebbe morto per un’ennesima abbuffata e non per un intrigo di corte…) vestita da teatro dell’assurdo, con qualche affaccio nel metateatro (omaggio evidente al play within the play dell’Amleto stesso).
Sei attori per una decina di personaggi in tutto, snocciolano con bravura per un centinaio di minuti un testo non semplice perché ricco di ingredienti propri dell’ambito culinario, condito al punto giusto di lessico medievalesco e farcito di scambi veloci che servono a mantenere alto il ritmo di una trama che dovendo seguire quella della più lunga tragedia shakespeariana va comunque dipanata fino alla falcidia finale.
Molto ben diretta da Vanessa Gasbarri, che ha saputo tirar fuori agli interpreti l’espressività e la fisicità necessarie al grottesco e una coordinazione perfetta dei cambi di costume in alcuni casi obbligatoriamente veloci, la ormai collaudata squadra capitanata da un energico e pirotecnico Massimiliano Vado (il loquace e impulsivo cuoco Froggy, che meditando vendetta nei confronti del depresso principe, per ragioni professionali ovvero gastronomiche, dà fuoco alle polveri nel domino delle disgrazie del regno danese), diverte molto, peraltro dando l’impressione di divertirsi altrettanto nel farlo.
Claudia Ferri, nella parte di Cathy, moglie di Froggy e Veronica Milaneschi, nei doppi panni di Inge, sorella di Cathy e della sfortunata Ofelia, sono guizzanti e complici assai efficaci soprattutto nel parare i colpi di gelosia (ben fondata) del congiunto-chef, mentre della regina Gertrude/Danila Stalteri si apprezza una efficacissima ed esilarante mimica facciale che donata all’approccio confidenziale della sovrana con la parte femminile della servitù strappa sincere, frequenti risate.
Ben centrati anche Leonardo Bocci, col suo Amleto che buffamente afflitto, appena sopportato dalla servitù e vittima della crudeltà vindice di Froggy ci regala spassosi décalage e Walter Del Greco che impegnato in più vesti (Orazio e Laerte quelle più nobili), strappa divertiti applausi soprattutto quando “prima donna” en travesti della compagnia di comici di scena ad Elsinore lamenta il calo di notorietà dovuto a una villosità che incede. 
Dubbio, tradimento, brame di potere e di vendetta sono temi fondamentali, senza tempo e trasversali delle società organizzate d’ogni epoca: "Amleto in salsa piccante", col cinismo e il pessimismo tipici dei grandi umoristi, ci dice che questi argomenti si possono affrontare anche in chiave ironica ma che alla fine tutte le strade, anche quella della farsa più spinta, portano al dramma. Una risata ci seppellirà.
Da vedere.



Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 22 gennaio 2026.

Amleto in salsa piccante
di Aldo Nicolaj

regia: Vanessa Gasbarri
assistenti alla regia: Francesca Bruni Ercole, Alessandra Nastasi;

interpreti:
Massimiliano Vado
Danila Stàlteri
Claudia Ferri
Leonardo Bocci
Veronica Milaneschi
Walter Del Greco


maestro d’armi: Stefano Cabianca Fabrizi;
scene e costumi: Crew on stage;
luci e fonica: Raffaele Fracchiolla;
produzione: StArtLAB

Una visione originale della celebre tragedia shakespeariana è quella che va in scena al Teatro Roma (Via Umbertide, 3) dal 22 gennaio al 1° febbraio 2026, con le vicende di Amleto Principe di Danimarca narrate da un punto di vista inedito, quello delle cucine. Con 'Amleto in salsa piccante' finiscono sotto la lente d'ingrandimento non solo i temi classici dell'opera, ma anche le dinamiche umane che avvengono nei luoghi più intimi e quotidiani. Accanto ai nobili personaggi del capolavoro shakespeariano, qui rappresentati in chiave ironica, gravitano numerosi cuochi e personale di servitù, partoriti dalla fantasia audace e geniale di Aldo Nicolaj e capitanati dal cuoco Froggy (Massimiliano Vado), sua moglie Cathy (Claudia Ferri), la cognata Inge (Veronica Milaneschi), aiutati dalla sguattera Brecka (Danila Stàlteri). Tra un piatto e l'altro, nei sotterranei del castello di Elsinore, la servitù racconta una storia coinvolgente e spassosa, una nuova versione della tragedia più famosa del poeta e drammaturgo inglese tra gossip e verità mai dette. L'ambientazione culinaria diventa una metafora potente: i fornelli ardono, proprio come le passioni e le vendette che si sviluppano tra i ranghi della corte. Il privato si mescola al pubblico, creando un intrico di relazioni complesse che riflettono la condizione umana in tutta la sua varietà. In scena, accanto alla brigata delle cucine, anche i volti della corte danese, già visti nell'originale shakespeariano a partire da Amleto (Leonardo Bocci), la regina Gertrude (Danila Stàlteri), i nobili Ofelia (Veronica Milaneschi) Orazio, Laerte e il comico Elios (questi ultimi interpretati da Walter Del Greco). Diretta da Vanessa Gasbarri, questa produzione StArt Lab trasforma ogni figura in un tassello di un puzzle fatto di ambizione, rivalsa e grottesco. L'adattamento realizzato per questa messa in scena, pur ispirato ai canoni classici dell'autore, spazia in maniera disinvolta tra il teatro dell'assurdo, il teatro dell'arte e incursioni nel meta-teatro, presentando al pubblico una girandola di personaggi e situazioni in uno spettacolo caleidoscopico e divertente (fonte: comunicato stampa).

Teatro Roma
Via Umbertide 3
Roma
Info e biglietti: www.ilteatroroma.it
Tel. 06.78.50.626


Questo sito NON utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei “social plugin”. Se vuoi saperne di più sull’utilizzo dei cookie nel sito e leggere come disabilitarne l’uso, leggi la nostra informativa estesa sull’uso dei cookie .

Accetto i cookie da questo sito.