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Nel microcosmo scenico del Teatro dei Tre Mestieri, che si disvela come una gigantesca lente d’ingrandimento sull’animo umano, Mari, scritto e diretto da Tino Caspanello, affiora come un rito sommesso e al contempo maestoso, dove il quotidiano si fa sacrale. Emerge quindi, con la forza discreta di una cerimonia quotidiana trasfigurata, un’epifania intima che fa del silenzio un controcanto alla parola e del non detto il nucleo tragico della comunicazione umana.
In scena, lo stesso Caspanello insieme a Cinzia Muscolino – attrice di magnetismo essenziale e doloroso – compone un liturgico ordito rappresentativo, dove ogni gesto, ogni inflessione di voce, si carica di senso. Autore di drammaturgie intrise di sospensione e profondità quasi sacrale, Caspanello, la cui produzione si distingue per una poetica dell’essenziale, in cui i dialoghi risultano scarnificati, i silenzi carichi di significato e nella quale viene declinato un uso raffinato del dialetto locale, inteso non unicamente come lingua d’origine ma come strumento espressivo carico di radici emotive, storiche e culturali, riesce a plasmare, anche in questa pièce, una scrittura asciutta e frammentaria che si fa eco del mare stesso: ipnotica, incalzante, apparentemente immobile ma in perenne trasformazione. L'abisso, infatti, non è solo ambientazione o fondale: è presenza spirituale, materia sonora e simbolica che accompagna il dialogo muto e lo scollamento percettivo tra i due protagonisti, intrappolati in una relazione dove l'amore non basta più a garantire accesso reciproco. La Muscolino, con sensibilità rarefatta, incarna una femminilità trattenuta e dolorosa, opponendo al protagonista maschile un’interiorità murata che si svela solo per accenni. La pièce lavora per sottrazione, evocando più che dichiarando, affidandosi a una tensione drammatica che vibra sotto la superficie come un fondale insondabile. Mari, pluripremiato e tradotto in molte lingue vero manifesto, per l'autore, della poetica dell’incomunicabilità e dell’intimità, si conferma opera di convincente coerenza formale e spirituale, dove la quotidianità si fa archetipo e la parola si ritrae, lasciando che sia il vuoto a parlare dell’inevitabile distanza che separa anche chi si ama. Una drammaturgia che restituisce al teatro la sua funzione più velleitaria: indagare il mistero dell’umano, senza semplificazioni. A sorreggerne la tessitura interviene prodigiosamente l’abbraccio della lingua madre — il dialetto messinese — che con la sua indolente cadenza fonde la ruvida riottosità del maschile a un senso materno di accoglienza inscrivibile al femminile. Due forze divergenti e convergenti, centripete e centrifughe insieme, che in scena generano un moto oscillatorio dell’anima, influenzato da tempo, distanza e ostacoli interiori. È attraverso questo idioma ancestrale che si consuma il dramma dell’incomunicabilità nella coppia: un dialogo interrotto, disarticolato, ma carico di silenziose voragini emotive. Catartico!
La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 17 gennaio 2026
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Mari
Scritto e diretto da Tino Caspanello Con Cinzia Muscolino e Tino Caspanello
Delizioso duetto musicale in dialetto messinese, dedicato dall’autore a coloro che amano senza parole, mentre vede prolungarsi un ripetuto breve addio, sulle rive del mare, tra un marito ansioso di restare solo a pescare e la moglie che continua a rinviare il rientro in cucina, riattaccando il discorso. Anche qui vibra una voce spasmodicamente interessata al linguaggio, che tende la rete invisibile di un sortilegio amoroso a imprigionare coi ritmi della sua partitura il movimento, legando le due figurine struggenti nel notturno marino. La Giuria del Premio Riccione. Un uomo e una donna, il mare; una lingua, quella siciliana, che non permette di esprimere tutte le profondità di un sentire, una lingua fatta di necessità quotidiane, che possiede solo il presente, dilatato nel testo sulla linea che separa mare e terra, su questo limite mutevole che attrae l’uno e respinge l’altra. “Mari” è quasi una partitura musicale nella struttura e nel suono delle parole accompagnate dal lento ritmo di un calmo mare notturno. Quante volte in riva al mare abbiamo parlato di Dio e del mondo, o del nostro pane quotidiano. E accade che l’uomo e la donna si parlano, non lo fanno quasi mai, e si sorprendono del loro parlare e anche del loro cantare insieme a quelle materie che solo se le conosci bene ti aiutano ad amare, anche senza la necessità di dirlo. E’ proprio per scoprire di quale materia siamo fatti che l’uomo invita la compagna a toccare il mare, quell’acqua scura che fa orrore e affascina allo stesso tempo, quell’elemento che ha permesso loro di parlarsi. E quando la donna, arrivata là apparentemente per caso, comincia ad avvicinarsi all’uomo che ama e che se ne sta solo a pensare sulla spiaggia, ecco che i due sciolgono finalmente i nodi che nessuna lingua potrà mai sciogliere, in parole che nessun suono potrà mai restituirci. L’autore. Mari ha ricevuto nel 2003 il Premio Speciale della Giuria del Premio Riccione Teatro; in una versione a leggio è stato ospitato da Outis nel settembre 2004; è apparso sulla rivista Hystrio nel 2005; è stato tradotto in francese da Bruno e Frank La Brasca e presentato a Marsiglia, Lione, Tolosa e Strasburgo tra il 2008 e il 2009 nell’ambito di “Parole in anteprima” a cura di Antonella Amirante. Pubblicato in Francia da Editions Espace 34, nella sua versione francese è stato prodotto dal Teatro de l’Atelier di Parigi con la regia di Jean Luis Benoit nel mese di maggio 2011. È stato presentato in polacco al Border Festival di Cieszyn a giugno 2012. Attualmente è nel repertorio di quattro compagnie francesi e la versione della Compagnia “La lune blanche” è andata in scena al festival di Avignone a luglio 2016. A novembre 2016 è stato rappresentato da Tino Caspanello e Cinzia Muscolino al Teatro dell’Università di Hong Kong. Nel 2018, tradotto in albanese da Arben Idrizi, è stato pubblicato in Kosovo nel volume Dy Drama da Qendra Multimedia, Pristina. Nel 2019, tradotto in turco da Senem Cevher e Furkan Tekbıyık, è stato pubblicato in Turchia da Mito Boyut, Istanbul. È pubblicato in Italia nel volume Teatro di Tino Caspanello –Editoria & Spettacolo 2012. Mari celebra nel 2017 il quattordicesimo anno di repliche (fonte: comunicato stampa).

Teatro dei 3 Mestieri
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