La cagnotte. Labiche avec le coeur
Milano, Teatro Litta, dal 13 al 18 gennaio 2026



La premessa de La cagnotte è semplice: in un paesino provinciale, sei borghesi della Francia di secondo ‘800 si riuniscono a giocare a carte, come loro solito.

Sono il comandante dei pompieri Teofilo Champbourcy (Antonio Brugnano), l’agricoltore Giovanni Colladan (Riccardo Dell’Orfano) e lo speziale (e scapolo) Cordenbois (Umberto Banti); assieme a loro, le due donne della famiglia Champbourcy, la sorella nubile Leonida (Carola Boschetti) e la figlia Bianca (Cinzia Brogliato), che invita alle giocate il suo spasimante Felice Renaudier, notaio (Michele Clementelli). La regola è che a ogni vincita si mettono dei soldi in un salvadanaio generale, raccogliendo una colletta, l’eponima cagnotte. Quando essa raggiunge la considerevole somma di 410 franchi, il gruppo mette ai voti sul come spenderli: l’esito è un viaggio a Parigi, la capitale, per mangiare ai ristoranti, vedere i monumenti, curarsi, divertirsi. Soprattutto, però, per incontrare persone: Leonida in particolare spinge per andare a Parigi, siccome ha ricevuto notizia dal sensale Cocarel (Enrico Ballardini) che le ha trovato un uomo con cui accasarla, così da andarsene finalmente dalla casa del fratello. Quel che segue è una serie di peripezie e sventure da film comico di questi borghesucoli che arrivano nella grande città e ne combinano di ogni, da camerieri indispettiti a inseguimenti con la polizia. Insomma, risate assicurate.
La vaudeville è un genere modesto, seppur dall’alta portata satirica, e tale modestia è tradotto nell’allestimento: il palco è pressocché spoglio, se non per la presenza di questi simil-podi lignei mobili, che servono per ricostruire gran parte degli ambienti, da divani di un salotto, tavoli di un bar, banchi di un commissariato alle mura di una prigione. Solo l’ambiente dell’agenzia matrimoniale di Cocarel mette in scena, in virtù della sua raffinata professione (o per tentare di dare una patina di bellezza a soggetti altrimenti repellenti), sedie da altolocato salotto francese e un lampadario di vetro. Sul fondale si trovano dei drappi bianchi che separano lo spazio scenico vero e proprio dal corridoio delle entrate ed uscite, lì dove si trovano anche i cinque riflettori che portano alla luce (dalle tonalità calde, con una predilezione per il rosso) le sventure dei sei borghesi.
Accanto a questa semplicità c’è una componente grottesca e pacchiana. Il pacchiano è nei costumi d’epoca, tutti sgargianti nella palette dei colori, oppure appariscenti per altre componenti del vestiario, tra parrucchini, stivaletti e pantaloncini rigonfi; menzione d’onore per i pantaloni attillati e tacchi a spillo nella divisa da cameriere di Beniamino (Enrico Ballardini) o l’intera mise di Cocarel, un accappatoio cremisi abbinato a tacco alto, outfit che non sarebbe fuori posto in una sfilata di drag queen. Il grottesco sta in tutto il resto: intanto, i campagnoli si riconoscono subito dalla folla parigina per i loro menti adunchi (posticci), ma il vero grottesco sta nella recitazione. Essa è caricaturale, già dai vocioni da basso e contralto: i personaggi si muovono come pantomimi, enfatizzando ogni movimento e gesto, saltellano, strillano, sbraitano, balbettano, camminano in punta di piedi e muovono le braccia col portamento di attori da melodramma lirico. Paragone, questo, non del tutto infondato vista la forte componente musicale: infatti nelle transizioni da una scena all’altra si tengono spesso dei numeri musicali, canzoni d’ensemble riservate al gruppo dei borghesucoli, con a volte alcuni ospiti d’eccezione. Sia chiaro, le canzoni non possiedono coreografie elaborate alla Broadway, tutta l’attenzione e la bravura sta nelle doti canore degli attori e su ciò non ci sono dubbi: il cast è stato eccezionale.
Parlando proprio di bravura, la palma d’oro, a giudicare dalle reazioni in sala, non può non andare ad Enrico Ballardini, esilarante sia nel ruolo di Cocarel, ma soprattutto di Beniamino: mai in tutti gli spettacoli a cui ho assistito, ho visto una platea sbellicarsi dalle risate davanti alla mera presenza di un cameriere in pantaloncini attillati e tacchi che squadrava il pubblico dall’alto al basso (ruolo peraltro non semplice, visto che richiedeva di parlare sempre con forte accento francese, per distinguersi dai quei rozzi borghesi di campagna). Oltre a lui, complimenti anche al camaleontismo di Michele Clementelli, che si è alternato tra tre personaggi agli antipodi, tra l’ansioso felice, il dongiovanni Silvano e l’autoritario (ma ingenuo) commissario Béchut
La cagnotte è quel tipo di spettacolo perfetto per chi cerca di passare una serata a ridere fino allo sfinimento, godendosi della sana slapstick comedy ai danni di questi gradassi che si credono degli splendidi altolocati, quando in realtà altro non sono che dei buzzurri. Solo, un piccolo consiglio: se avete studiato francese, durante gli anni di medie o liceo, dategli una ripassata. Credetemi, ne avrete bisogno.

Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 13 gennaio 2026





LE CAGNOTTE. LABICHE AVEC LE COEUR
di E
ugène Labiche

con Enrico Ballardini, Umberto Banti, Carola Boschetti, Cinzia Brogliato, Antonio Brugnano, Michele Clementelli, Riccardo Dell'Orfano

regia Claudio Orlandini
trucco Beatrice Cammarata
canzoni e musiche Gipo Gurrado, Stefano Piro
scene e costumi Vittoria Papaleo, Rossella Annicchiarico

produzione Comteatro
si ringraziano Luca Chieregato e Marzio Paioni


La posta in gioco è… il gioco stesso!
Un pretesto, giusto per partire. Un pretesto per partire, partire per Parigi. Parigi, la capitale. I monumenti, i ristoranti, cose da vedere persone da incontrare.
La cagnotte è presto raccontata. Mettete insieme una combriccola di borghesi che si annoiano a morte, e il gioco è fatto. L’unica cosa che conta è divertirsi, litigare per divertirsi, viaggiare per divertirsi, divertirsi per non morire.
Come va a finire lo sappiamo già, lo sappiamo subito: non ci resta che aspettare, che assistere incantati al labirinto di eventi, scoppi, musiche e capitomboli che il gioco del teatro regalerà. La cagnotte è un capitombolo continuo, un esercizio per funamboli senza filo.
E il pubblico dove si mette? Assiste incredulo alla crudele commedia della vita, vede restituita sulla scena la clowneria stanca e rituale delle chiacchiere, delle risate, degli stratagemmi e delle trappole che come poveri uomini ordiamo alle spalle dei nostri simili, alle spalle di noi stessi.

(fonte comunicato stampa)

Teatro LITTA

Corso Magenta, 24 - 20121 -  Milano
Tel: 02 86454545
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ORARIO SPETTACOLI:
da martedì a sabato ore 20:30
domenica ore 16:30







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