Otello
Torino, Teatro Carignano, dal 13 al 18 gennaio 2026

Tra le tragedie shakespeariane, Otello è una tra quelle che, per il carattere universale e sempre attuale della vicenda narrata, meglio si presta a riletture modernizzanti.

Se ogni epoca è portata a interrogarsi su temi di volta in volta diversi, è indubbio che nella nostra ad attirare maggiormente l'attenzione è quello della violenza di genere, la quale si dimostra una forma di discriminazione forse ancora più radicata e distruttiva rispetto a quella razziale, che pure pervade buona parte dei personaggi e che è alla base dell'insicurezza di Otello, su cui Iago fa leva per distruggerlo.
La versione diretta da Giorgio Pasotti, forte della drammaturgia di Dacia Maraini, decide quindi di porre in particolare risalto questa tematica, in uno sforzo lodevole di impegno civile, che passa inevitabilmente attraverso il coinvolgimento del pubblico nella tematica. Questo risultato viene raggiunto sia a livello di impianto visivo (lo specchio che riflette il pubblico in sala, spingendolo a identificarsi nelle vicende narrate), sia a livello di scrittura, semplificando e attualizzando il testo originale (peraltro, uno dei più lunghi e articolati del Bardo). In quest’opera di sostanziale riscrittura, che a tratti altera la trama stessa della vicenda (per esempio per quanto riguarda la sorte del personaggio di Brabanzio), Maraini e Pasotti riescono a dimostrarsi efficaci e coinvolgenti, forti anche della regia ritmata e cinematografica di quest’ultimo, evitando quelle forzature che spesso affliggono questo tipo di allestimenti e riuscendo a parlare a un pubblico anche poco avvezzo alle forme teatrali.
Il rovescio della medaglia, che peraltro sembra consapevolmente accettato dagli autori, sta nella sostanziale semplificazione del testo, che tende a un dualismo forse troppo manicheo tra vittime e carnefici: la motivazione dell’atto omicida di Otello non ha né può avere una giustificazione, e per evidenziare questo punto, restituendo tutta la mostruosità della violenza maschile, si sceglie di rinunciare a indagare approfonditamente le motivazioni psicologiche dei personaggi. Questo elemento, tuttavia, unito all’alleggerimento dell’intreccio, rischia di rendere meno credibile e troppo precipitoso lo svolgersi degli eventi, sacrificando sull’altare della responsabilità civica e morale la complessità del testo originale. Un esempio di ciò è il personaggio di Otello che, non avendo il tempo di evolvere progressivamente da eroe di guerra ad assassino roso dalla gelosia, e vedendo al contempo fin troppo alleggerito l’intrigo del fazzoletto, deve affidarsi a tic nervosi per giustificare la sua trasformazione repentina, suggerendo una follia che peraltro risulta essere un’attenuante per il suo delitto.
Per quanto riguarda il comparto tecnico, l'alchimia gelida e geometrizzante creata dall'insieme di luci, suoni e scenografie svela fin da subito il carattere tragico delle vicende narrate: esemplare, in questo senso, la scelta di Giovanni Cunsolo di affidare l'intera scenografia a un raffinato gioco di specchi che, seppur palesemente debitore della celebre scenografia ideata da Josef Svoboda per la “Traviata degli specchi”, risulta efficace nel rendere tangibile l'ambiguità della realtà e degli esseri umani; e proprio la manipolazione della verità rappresenta, invero, un secondo nucleo tematico di stringente attualità.
Curiosa, ma azzeccata e originale, la scelta di Sabrina Beretta di adoperare costumi giapponesi, che sottolinea il carattere universale della vicenda e si presta ad interessanti parallelismi tra culture lontane nello spazio ma forse non nel sistema di valori.
Su queste premesse, già più che buone, si muove un cast d'eccezione che trova in Giorgio Pasotti la sua vera star: l'attore genovese ci restituisce uno Iago freddo, spietato e vibrante d'odio, mai macchiettistico ma lucido nel suo disprezzo. Da applausi anche l'interpretazione di Gerardo Maffei nei panni di Brabanzio, abilissimo a mostrare il razzismo e il paternalismo di una società oppressiva, ma anche il genuino dolore di un padre che presagisce ciò che avverrà.
In un cast di attori avvezzi al teatro, il giovane Giacomo Giorgio, giovane divo del noto serial televisivo “Mare Fuori”, non sfigura, riuscendo nell'impresa non semplice di donare al suo Otello quella fragilità emotiva che porta alla gelosia ossessiva e perturbante. Apprezzabile, soprattutto nelle scene più drammatiche, Claudia Tosoni, capace di restituire una Desdemona coraggiosa nella sua innocenza.
Unica nota stonata è il personaggio del Doge (interpretato da Salvatore Rancatore) che, seppur dotato di un'innegabile vena satirica anche nell'opera originale, diviene qui fin troppo grottesco e finisce col contrastare con i toni cupi del resto della vicenda. Interessante, invece, la scelta di munirne la figura di elementi contemporanei, così da interrogare direttamente il pubblico sulla persistente rilevanza della vicenda.
In definitiva, siamo davanti a un’operazione senz’altro coraggiosa che, seppur non priva di difetti, ha il merito di ricordarci che le grandi opere d'arte non smettono mai di parlarci.



La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 14 gennaio 2026


Otello

di William Shakespeare

drammaturgia Dacia Maraini
adattamento scenico Antonio Prisco
regia Giorgio Pasotti
con Giacomo Giorgio
e con Giorgio Pasotti, Claudia Tosoni, Gerardo Maffei, Diego Migeni, Salvatore Rancatore, Andrea Papale, Dalia Aly
scene Giovanni Cunsolo
costumi Sabrina Beretta
immagini Thierry Lechanteur
musiche originali Patrizio Maria D'Artista
luci Marco Palmieri


Teatro Stabile d'Abruzzo
Marche Teatro
Stefano Francioni Produzioni
in collaborazione con Teatro Maria Caniglia


Da oltre cinque secoli Otello di Shakespeare continua a parlare, a scuotere a rivelarsi contemporaneo. In scena, Giorgio Pasotti  dà vita a Iago, il maestro dell’inganno, e, accanto a lui Giacomo Giorgio, amatissimo dal grande pubblico per il ruolo di Ciro in Mare Fuori, interpreta Otello con intensità e magnetismo, restituendo, la passione, la gelosia e la fragilità di un personaggio senza tempo. Il Moro di Venezia è tragicamente attuale, ed è specchio del dolore e dello sgomento di vite tradite, mostrate senza filtri e senza mediazioni. La drammaturgia di Dacia Maraini accompagna lo spettatore dentro le pieghe più intime della tragedia, con uno sguardo profondo e poetico, mentre sul palco, ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio diventano un invito a sentire, riflettere e lasciarsi travolgere dal potere universale del teatro.
(fonte: comunicato stampa)



Teatro Carignano

Piazza Carignano, 6,
10123 Torino
Tel: 011 5169411
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ORARIO SPETTACOLI:

13 gen 2026 ore 19.30
14 gen 2026 ore 20.45
15 gen 2026 ore 19.30
16 gen 2026 ore 20.45
17 gen 2026 ore 19.30
18 gen 2026 ore 16:00


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