Escaped Alone
Milano, Piccolo Teatro Grassi, dal 10 gennaio all'8 febbraio 2026

Prima assoluta di Escaped Alone al Piccolo, il penultimo testo di Caryl Churchill portato in scena da La Casa d’Argilla e mai rappresentato prima in Italia.

2016: Caryl Churchill ha 78 anni quando scrive quest’ opera, e probabilmente pensa che il mondo stia cadendo a pezzi. Inscena perciò una sua personale fine del mondo, offrendo a quattro donne, attempate quanto lei, thè e pasticcini nel cortile di una casa inglese, in una sequenza ininterrotta di lunghi pomeriggi estivi.
Quattro donne che si conoscono bene e che vivono nello stesso ambiente: chiacchiere apparentemente futili scavano nella realtà più intima in un lavoro corale di ricostruzione delle esistenze, come solo le donne sanno fare. Arrivata per ultima e autoinvitata c’è anche Jarret, la signora J: l’unica con il cappotto, che tiene addosso per un po’, come se si fosse fermata per un breve saluto, pronta a continuare la sua passeggiata. “Attivatrice, scompigliatrice, impicciona”: così la descrive Lisa Ferlazzi Natoli, che ha curato la regia insieme ad Alessandro Ferroni.
La signora J (Tania Garribba) ha l’irrefrenabile necessità di ricordare fatti e catastrofi del mondo esterno, una incursione al di fuori del giardino e del tempo presente, una sorta di lucida e spassionata spiegazione della catena di eventi che hanno trasformato il pianeta (e il giardino) in quello che vediamo adesso.
La scenografia inquietante di Marco Rossi e Francesca Sgariboldi delimita il giardinetto sul retro della casa di Sally con un confine di siepi bruciacchiate. Il prato è avvelenato da scorie sconosciute che fermentano lentamente, sollevando di tanto in tanto zolle, bubboni che liberano infetti miasmi. L’unica nota rassicurante è data dal tavolo da giardino in ferro verniciato di bianco, le sedie da giardino colorate e le tazze da thè in porcellana. L’esterno del giardino è ancora più inquietante: un lattiginoso sfondo senza una chiara consistenza, che pone la scena in uno spazio ambiguo. Per quanto ne sappiamo il giardino potrebbe essere sottoterra, in una caverna in cui l’umanità si è salvata, o dentro un’astronave che sta portando gli ultimi sopravvissuti alla ricerca di una nuova terra. Tra lo sfondo e la siepe di confine levita un enorme ledwall, che scandisce un tempo artificiale con l’alternanza di cieli sereni e tramonti.
Ogni tanto le luci calano e un’ombra rotante oscura lo spazio lattiginoso, inghiotte il giardino e il ledwall con un colore malato, da morte termica dell’universo. Quando la luce torna, il ledwall riprende il suo ruolo. Oltre a scandire il tempo, ci propone un famigerato AI Channel, curato da Maddalena Parise, su cui spezzoni di video ci mostrano pubblicità del passato, del mondo scomparso, che avremo visto nel nostro probabile futuro. Tra tutte quella più intrigante è Quantum Island, in cui è possibile specchiarsi avanti e indietro nel tempo, ovvero esistere contemporaneamente a tutte le età.
Il ledwall è quasi ignorato dalle quattro signore tranne quando si allineano sulle sedie da giardino a prendere un sole artificiale e cantare approssimativamente ma sentitamente Smell like teen spirit dei Nirvana, probabilmente l’inno di una generazione per la compagine di cinquantenni che interpreta il gruppo di ben più anziane protagoniste: un atto collettivo di ritorno alla giovinezza.
Le signore sono molto più concentrate su sé stesse, sulla loro vita presente e passata, su ciò che è, vissuto attraverso anche minime cose, e ciò che è stato: il lavoro ormai abbandonato, i negozi che non esistono più e le tragedie personali. Non c’è posto per il futuro e forse è proprio questa la fine del mondo. Il dialogo corale si accende con un acuto più significativo nel lungo monologo del gatto, in cui Sally (Caterina Carpio) da sfogo alle sue fobie, le esplora con dettagli maniacali e finalmente esprime nelle poche battute finali il suo bisogno dell’altro.
Il continuo mettersi a nudo emotivamente, l’aprirsi alla intimità più quotidiana in questo sparuto gruppo di sopravvissute senza futuro è sottolineato dalla regia con il progressivo spogliarsi di Jarret, che arriva fino a defecare dietro la siepe e restare in sottoveste: un atto suggestivo, ma non necessario.
Il bellissimo testo della Churchill è come sempre una sfida alla regia che, vista anche la totale mancanza di indicazioni dell’autrice su ambiente ed emozioni, consente una pericolosa libertà di messa in scena.
In questo caso è necessario sottolineare un eccessivo ricorso a tempi lenti e dilatati, che non riescono ad amplificare i significati, anzi li annacquano, fatta eccezione per il già citato bel monologo del gatto e le memorie delle catastrofi della signora J, che colpiscono sempre dritto allo stomaco. Anche l’AI Channel non ha quel ritmo serrato che ci aspetteremmo dal linguaggio pubblicitario. In effetti rispetto alle messe in scena inglesi, che duravano meno di un’ora, ci troviamo davanti a 75 minuti di spettacolo, una ventina di minuti in più che non sono giustificabili dall’utilizzo dell’italiano, sicuramente più prolisso rispetto all’originale inglese. Scenografia e luci (a cura di Luigi Biondi) hanno creato un ambiente molto stimolante, ma riempito con una materia troppo diluita. In ogni caso Caryl Churchill e La Casa D’Argilla riescono sempre a farci pensare ed Escaped Alone spicca nei cartelloni teatrali milanesi.


La presente recensione si riferisce allo spettacolo del 10 gennaio 2026

Recensioni di Artists and Bands di altri spettacoli di Caryl Churchill:
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ESCAPED ALONE
di Caryl Churchill

traduzione Monica Capuani
un progetto di lacasadargilla
regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
con Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzi
dramaturg Margherita Mauro
paesaggi sonori e ideazione spazio scenico Alessandro Ferroni
drammaturgia del movimento Marta Ciappina
scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi
ambienti visivi Maddalena Parise,
drammaturgia delle luci Luigi Biondi
costumi Anna Missaglia
accompagnamento alla ricerca Marco D’Agostin
assistente alla regia Matteo Finamore
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale



Dopo il grande successo di
Anatomia di un suicidio, vincitore di cinque Premi Ubu, lacasadargilla porta in scena, per la prima volta in Italia, Escaped Alone di Caryl Churchill, tra le massime drammaturghe inglesi viventi. Al Teatro Grassi, dal 10 gennaio all’8 febbraio, quattro imprevedibili signore – sono giovani, già mature, anziane? – interpretate da Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzi e dirette da Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni – sorseggiano tè, confessano segreti e immaginano catastrofi in un insolito pomeriggio estivo da fine del mondo. Si racconta, così, lo scandalo gioioso della vita e della vecchiaia femminile in un mondo di perpetua giovinezza.

Sally, Vi, Lena – amiche di lunga data – e la Signora Jarrett – la nuova arrivata – si capiscono al volo, senza bisogno di finire un discorso, si interrompono correggendosi, e lasciano fluttuare un embrione di pensiero finché qualcun’altra non si inserisce con i suoi racconti. Nell’allegro chiacchiericcio delle quattro donne, fatto di un’irresistibile incontinenza verbale e improvvisi cambi d’umore, i soliloqui della signora Jarrett – richiami diretti al pubblico e alle tre amiche a metà tra il presagio e l’anatema – sono il formidabile espediente drammaturgico con cui Caryl Churchill agita il languore delle nostre vite, scompiglia preconcetti, abitudini e rimossi, ancorando ogni particolare dell’esistenza delle protagoniste a un minaccioso e vivissimo affresco del nostro presente. E così, mentre il pomeriggio volge al tramonto e le quattro amiche consumano il declino della vita sorseggiando tè, si annuncia con un inquieto ritornello anche il possibile tramonto di questa nostra umanità.
(fonte: comunicato stampa)


Piccolo Teatro Grassi

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