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"Eichmann - Dove inizia la notte" è un'opera teatrale che traspone fedelmente su palco il concetto della "banalità del male", sostenuto dalla giornalista Hannah Arendt nel suo saggio più noto, diario che l'autrice, in qualità di inviata del The New Yorker, redasse durante il processo ad Adolf Eichmann che si tenne davanti al tribunale distrettuale di Gerusalemme, tra l'11 aprile e il 15 dicembre 1961.
Proprio i due personaggi sono i protagonisti di questa interessante rappresentazione ove, scavando nell'animo del gerarca nazista, si svela che il suo ruolo decisivo in seno all'Olocausto non fu certo dovuto ad una sua indole maligna, ad un animo perverso, ad una morale deviata, quanto, piuttosto, ad una totale inconsapevolezza degli effetti sottesi al proprio agire. L'opera trae spunto dal volume "Eichmann. Dove inizia la notte. Un dialogo fra Hannah Arendt e Adolf Eichmann" di Stefano Massini (Fandango Libri, 2020) che, a sua volta, riprende l'intervista effettuata dalla Arendt all'ex nazista, non certo un mostro, ma un uomo normale, combattuto tra la consapevolezza della propria mediocrità e il desiderio di riscatto grazie alle stratificate possibilità di carriera offerte dal regime nazista. Al riguardo, appaiono piuttosto esemplari le interpretazioni di Laura Garofoli, in grado di infondere al suo personaggio un substrato emotivo piuttosto altalenante, ora pervaso da indignato rigetto, ora da improvvida ed inaspettata meraviglia, e di Alessandro Giova, che tratteggia un Eichmann insipido ed incolore ma assai pericoloso, allorquando minimizza il suo ruolo di mero burocrate inserito in un meccanismo asseritamente impossibile da fermare. L'opera sarebbe esente da critiche, se non fosse per la proiezione di un filmato di una manciata di minuti che alterna sequenze ambientate nei campi di concentramento, catturate all'indomani della liberazione, ad estratti di notiziari televisivi odierni attinti dal solo conflitto bellico Israele-Hamas, nei quali si evidenziano gli effetti devastanti dell'attuale politica estera israeliana: una scelta che, stando alla sinossi ufficiale, dovrebbe mettere "in relazione i genocidi del passato con quelli che ancora oggi avvengono sotto gli occhi del mondo". A modesto avviso di chi scrive, la scelta registica appare criticabile per due motivi: in primis, va precisato che la guerra in terra palestinese rappresenta una questione assai complessa, certamente non liquidabile in pochi minuti, previa proiezione di frammenti di filmati, meritando, al contrario, un dibattito articolato, peraltro non avulso da un'approfondita analisi storica; in secondo luogo, sfugge a chi scrive la relazione tra la Shoah e le vittime, pur innocenti, di un conflitto bellico assai cruento, con ciò riferendosi sia ai civili israeliani morti per conto dei terroristi provenienti dalla Striscia di Gaza, sia ai più numerosi civili palestinesi deceduti in quel lembo di terra a seguito dell'aggressiva azione militare israeliana. La scelta registica, in sintesi, nella sua propensione ad evidenziare i nefasti effetti dell'incalzante agire di Israele, si sostanzia non soltanto quale balzo temporale totalmente decontestualizzato, allorquando si parla di Olocausto, ma potrebbe anche qualificare una faziosa direzione verso un pericoloso ribaltamento dei ruoli di vittima e carnefice.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 17 gennaio 2026.
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Eichmann – Dove inizia la notte di Stefano Massini
con Alessandro Giova Laura Garofoli
Regia di Monica Falconi Produzione Associazione Palcoscenici Produzioni Teatrali
"Eichmann – Dove inizia la notte" non è uno spettacolo sull’Olocausto, ma sul concetto universale e tragicamente ricorrente di crimine contro l’umanità. Attraverso la figura di Adolf Eichmann, il testo scava nel cuore del male come meccanismo umano, storico e politico, che non appartiene a un’epoca né a un popolo specifico. Lo spettacolo mette in relazione i genocidi del passato con quelli che ancora oggi avvengono sotto gli occhi del mondo, interrogando lo spettatore su una verità scomoda: la storia non procede per fratture definitive, ma per ricorsi, per ripetizioni, per ritorni del medesimo orrore in forme diverse. In scena emerge con forza l’idea che chi nasce vittima possa diventare carnefice, che il confine tra innocenza e responsabilità non è mai netto e che il male non è prerogativa di pochi, ma una possibilità che riguarda chiunque. cit. Eichmann non viene rappresentato come un mostro, ma come un uomo normale, inserito in un sistema che legittima l’orrore e lo trasforma in procedura, in dovere, in lavoro. La regia costruisce un confronto serrato tra passato e presente, ponendo una domanda centrale: dove inizia davvero la notte dell’umanità? (Fonte: comunicato stampa)

Teatro Trastevere Via Jacopa de’ Settesoli 3 Roma Prenotazioni: 06 5814004 – 328 3546847 www.teatrotrastevere.it
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