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In una atmosfera intima e suggestiva prende vita la narrazione laica della gravidanza di Maria/Miriam con un punto di vista insolito ed inedito, in bilico tra simbolismo e storia biblica, in grado di incuriosire anche chi non ha una spiccata fede religiosa.
Lo spettacolo, tratto dall’opera omonima di Erri De Luca, con la regia di Gianluca Barbadori e protagonista una appassionata Galatea Ranzi, che interpreta con garbo e delicatezza una Miriàm adulta e distante dalla giovane ragazza ebrea a cui appare un angelo ad annunciare la prossima gravidanza, propone non solo la conosciutissima storia narrata dalle sacre scritture (dal Talmud ai Vangeli), ma soprattutto il racconto di una donna e madre che sfida le convenzioni e le leggi del tempo. La figura di Maria, nel corso del suo monologo, assume dimensioni e caratteristiche diverse: la felicità per l’inaspettata gravidanza e la forza che ne deriva si trasformano, man mano che il racconto procede, in un rapporto intimistico con il figlio portato in grembo per poi sfociare nella consapevolezza e la disperazione legata alla realizzazione di un destino crudele per quella creatura tanto desiderata ed amata. L’umanità ed i coraggio di Maria sono l’elemento dominate di tutta l’opera. Fedele alla scrittura di Erri De Luca, anche la Maria sul palco riesce a descrivere con parole semplici e pochissimi gesti la forza, il silenzio, la difficile accettazione di un destino implacabile, il disprezzo da parte della comunità e l’amore dell’uomo promesso sposo che non vacilla neanche di fronte alla trasgressione della legge o all’arroganza degli odiati usurpatori romani. “In nome della madre” è un’opera in grado di trasmettere allo spettatore tutta la complessità di una maternità “anomala” attraverso una prosa poetica semplice e diretta, nessun orpello linguistico, niente iperbole dialettiche, solo il racconto semplice di una donna fedele alla sua fede e convinta nei suoi valori. Lo spettacolo, è una profonda riflessione sul ruolo di Maria, non solo come madre divina, ma anche come figura femminile che vive le sue emozioni e paure, affrontando con coraggio e determinazione le sfide quotidiane, compreso un parto in solitaria dentro una stalla. Suggestiva l’interpretazione di Galatea Ranzi, una Miriam matura e cosciente del suo ruolo all’interno di un disegno divino, serena nella sua particolarissima gravidanza e intrepida nel suo ruolo di madre. Una rappresentazione intensa e coinvolgente, adatta anche a chi si approccia laicamente ai grandi misteri della fede.
Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 9 gennaio 2026. |
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In nome della madre Rilettura laica della storia di Maria di Erri De Luca regia Gianluca Barbadori con Galatea Ranzi costume Lia Francesca Morandini foto Rosellina Garbo Produzione Teatro Biondo Palermo in collaborazione con soc. coop. Ponte tra Culture / AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali con il patrocinio di Regione Marche
Dall'8 all'11 gennaio va in scena al Teatro Torlonia la rilettura laica della storia di Maria con In nome della madre, spettacolo tratto dal romanzo di Erri De Luca, per la regia di Gianluca Barbadori. Protagonista della pièce è Galatea Ranzi, che interpreta con delicatezza la storia, narrata in prima persona, di Miriàm, una ragazza della Galilea che ha una strana visione nella quale un angelo le annuncia che avrà un figlio, profetizzando per lui un destino di grandezza. Subito dopo, la giovane scopre di essere incinta. Nonostante qualche titubanza, decide di avvertire Iosef, il suo promesso sposo. Miriàm sa perfettamente che rischia di essere lapidata, ma rifiuta ogni menzogna, rivendicando il mistero della sua gravidanza e la sua assoluta buona fede. Iosef, anche in seguito ad un sogno premonitore, decide che le nozze avranno luogo come previsto, sfidando i benpensanti di Nazaret e le leggi del tempo. Intanto, gli odiati occupanti romani organizzano un censimento e per i giovani sposi si prepara un viaggio, lungo e difficile, a pochi giorni dal parto. Facendo ricorso al linguaggio semplice e terso della poesia, Erri De Luca racconta la gravidanza di Miriàm/Maria. Il Talmud, oltre un decennio di studi biblici e gli storici romani gli forniscono dati preziosi per dare alla sua storia uno sfondo credibile. Non è un'urgenza storiografica a muovere De Luca, piuttosto, il desiderio di narrare «qualcosa che non c'è», una versione laica e poetica della nascita di Gesù. In nome della madre è un testo pieno di Grazia, che commuove e fa riflettere credenti e laici, sul tema della maternità e la forza silenziosa di una donna. La messa in scena crea un intimo momento di incontro col pubblico, dove Miriàm/Maria, donna oramai adulta ha accettato con consapevolezza il destino di suo figlio e desidera condividere la sua esperienza personale, senza fronzoli, invitando a ritrasmettere il suo messaggio di amore, coraggio e speranza. (Fonte: comunicato stampa)

Teatro India sala A Lungotevere Vittorio Gassman 1 ROMA
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