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La regia di Eugenio Monti Colla, affiancata nella ripresa da Franco Citterio e Giovanni Schiavolin, dà vita a una narrazione sospesa tra l’onirico e l’allegorico, in cui i personaggi teatrali – animati con maestria da un ensemble di tecnici di rara perizia – incarnano non solo figure specifiche, ma anche archetipi eterni della letteratura e dell’immaginario collettivo. La fiaba di Perrault, qui restituita nella brillante traduzione ottocentesca di Carlo Collodi, trova una dimensione tridimensionale che attinge alla poetica musicale di Čajkovskij, la cui partitura – seppur selezionata – accompagna, scolpisce e amplifica la trama con una forza evocativa impareggiabile. La drammaturgia, suddivisa in due atti, si muove lungo un crinale affascinante tra la lezione perraultiana e le rivisitazioni successive (Grimm inclusi), proponendo una propria variante narrativa: qui le fate sono otto, ma il vero equilibrio viene rotto dall’assenza – più che dalla presenza – delle due figure chiave, Desolazione, non invitata, e Armonia, giunta tardi ma provvidenziale per temperare la maledizione. Un’intuizione che carica di simbolismo la vicenda, enfatizzando la potenza della dimenticanza e della disattenzione nel determinare i destini. Franco Citterio, autore anche delle scene e delle luci, costruisce un mondo visivo di struggente bellezza, dove i colori, ora fastosi ora delicati, tracciano i confini morali ed emotivi tra bene e male, tra sonno e risveglio. I costumi, disegnati da Monti Colla stesso e confezionati dalla Sartoria Grupporiani, sono una festa per gli occhi, cesellati nella foggia e nella cromia, contribuendo a quell’atmosfera sospesa, quasi musicale, che pervade l’intero spettacolo. In conclusione, La Bella Addormentata nel Bosco di Monti Colla non è soltanto un racconto messo in scena, ma una celebrazione della tradizione fabulistica come specchio dell’animo umano, della musica come voce dell’inconscio, e del teatro di figura come forma d’arte totale. Un’esperienza che si radica nella cultura europea e ne riafferma le radici più profonde, conferendo senso e splendore a un repertorio spesso dimenticato ma ancora straordinariamente vitale. Le voci recitanti, impeccabili e cesellate nei timbri e nelle intenzioni (si segnalano Marco Balbi, Gianni Quillico e Milena Albieri), trasmettono la gravitas della narrazione con eleganza misurata, lasciando che siano il gesto, la luce e la musica a veicolare le emozioni più profonde. La direzione tecnica di Tiziano Marcolegio orchestra con puntualità la complessa macchina teatrale, senza mai sottrarre respiro alla dimensione poetica. La compagnia, erede di una tradizione ultracentenaria, porta avanti con rigore e amore un’arte nobile, che trova in questo allestimento un’espressione particolarmente felice e riuscita. Le marionette, affrancate da ogni retorica infantile, sono qui strumenti di un teatro colto e profondamente evocativo, capace di parlare tanto ai piccoli quanto agli adulti, con livelli di lettura stratificati e mai banali. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 31 dicembre 2025 |
fiaba in due tempi di Eugenio Monti Colla i marionettisti Franco Citterio, le voci recitanti (edizione registrata nel 2001) Milena Albieri, Ispirato alle fonti letterarie di Perrault (in una brillante traduzione di Collodi, da cui Eugenio Monti Colla ha tratto il testo teatrale) e di La Fontaine, lo spettacolo porta lo spettatore in una dimensione fiabesca sospesa fra nuvole bianche o minacciose che nulla hanno di vero e di reale. Due soli gli ambienti chiamati a restituire luoghi legati al mondo della natura: una terrazza edificata fra i colori e la curva dell’arcobaleno e il bosco, tempio consacrato al lungo sonno e all’amoroso risveglio. In questi ambienti si muovono i personaggi in bilico fra la narrazione fabulistica e la struttura librettistica del balletto di Čajkovskij da cui lo spettacolo attinge la parte musicale. Stizza, ira e invidia sono alla fonte di una maledizione terribile che il dispiegarsi degli eventi trasforma in una lunga attesa a cui partecipano i mortali e le creature del sogno. Il castello che si addormenta altro non è che teatro nel teatro. Alla misteriosa profezia che ferma il tempo, si contrappone la filastrocca della Fata Armonia in cui rime e assonanze si susseguono teneramente a ripetere l’eterno rito della figura materna che acquieta l’animo del bimbo con racconti fantastici. L’arrivo del Principe Desiderio restituisce al “fabulistico” il sapore della vita cavalleresca: una leggenda che suscita curiosità, fascino e subitaneo amore per la bella principessa vittima del maleficio. Ma la vicenda si snoda verso l’immancabile lieto fine: sconfitte le creature evocate dalla perfida fata, il sentimento si sostituisce a ogni eroica impresa; il bacio profetizzato risveglia la bella e gli abitanti del castello e annuncia le nozze dei due giovani principi. Ed ecco, infine, il magico libro delle fiabe che si apre per accogliere i celebri personaggi simboli di paure, di trepidazioni, di trasalimenti e di soluzioni gioiose, nel perenne susseguirsi delle generazioni. La bella addormentata nel bosco della Carlo Colla & Figli, creata nel 2001, è subito diventato uno degli spettacoli più amati dal pubblico e più rappresentati anche all’estero. Lo spettacolo, dall’anno della sua creazione, ha girato il mondo nella versione in lingua italiana ma anche in quella inglese, russa e araba. È stato rappresentato infatti a Dubai, a New York, a Muscat, a Novosibirsk, a Charleston, a Satka e a Boston (fonte: comunicato stampa). durata dello spettacolo: 95 minuti, incluso intervallo spettacolo consigliato dai 4 anni
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