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L'impronta registico-coreografica della Prina si distingue per una chiara volontà satirica e dialettica, che esalta la polarità tra la purezza eterea della protagonista e l’eccesso ridondante delle figure antagoniste, attraverso una grammatica cromatica sapientemente orchestrata: toni tenui, cipriati, pastello per gli elementi legati alla bontà e all’ingenuità; colori accesi, irriverenti, quasi grotteschi per l’universo della sopraffazione e del narcisismo. La partitura originale del giovane Antonio Ignoto, pur discostandosi dall'imponente archetipo prokof'eviano — vero monumento modernista composto durante gli anni bellici 1940-1944 — si rivela coraggiosa e funzionale: una scrittura musicale filmografica, con ampie aperture liriche, momenti incalzanti di tensione, e una tavolozza orchestrale che rievoca suggestioni da cinema europeo degli anni '60, restituendo un ascolto che alterna evocazione fiabesca a ironia leggera. La genesi letteraria dell’opera, radicata nelle narrazioni seicentesche di Giambattista Basile, trasfigurate e moralizzate da Charles Perrault, viene filtrata dalla direttrice artistica con consapevolezza storica e lucida modernità. Perrault, nel suo intento civilizzatore e cortigiano, epurò le versioni più crude della fiaba, trasfondendovi una pedagogia per élite: la coreografa, in un gesto speculare, reinterpreta quell’intento con una morale visuale, accessibile e stratificata, giocata tra simbolismo coreutico e teatralità plastica. Dal punto di vista esecutivo, la compagnia TAM Ballet ha offerto una prova compatta. La prima ballerina nel ruolo di Cenerentola ha saputo sostenere con grazia il peso dell’interiorità del personaggio: la sua arabesque penchée, trattenuta e dolente, come i suoi pas de bourrée quasi in sospensione, hanno ben veicolato l’evoluzione del personaggio da soggezione a emancipazione. Di rilievo anche la prova del primo ballerino nel ruolo del principe, solido nei grand jeté, espressivo nei duetti, ma ancor più convincente nella costruzione del personaggio sognante e romantico, sottratto alla mera funzione decorativa. Veemente l'impatto dell’apparizione della matrigna, volutamente affidata a un ballerino en travesti, interprete virtuosistico e sfrontato, che ha saputo cesellare la sua performance con una caricaturalità sapida e ben misurata, evitando destramente l'insidioso inciampo nel cliché da farsa. Le sorellastre, volutamente dissonanti nei tempi e nei gesti, sono diventate elemento coreografico di contrasto, agendo da controcanto narrativo efficace. Meno incisiva la fila delle ballerine, in alcune scene poco coese nel sincronismo, con incertezze nei port de bras e nei développé, dove l’unisono è risultato talvolta sfilacciato. Di grande riverbero scenico la scelta di amplificare l’universo faunistico, spesso relegato a cornice, in vera compagine simbolica: topoloni, scoiattolini, coniglietti e uccellini, creature danzanti animate da una mobilità gioiosa e plastica, in costumi curatissimi e dalle linee burtoniane. Gli imponenti destrieri bianchi, dalle folte criniere, veri catalizzatori visivi, hanno rappresentato non solo l’eburneo ingresso nella dimensione del sogno, ma anche la proiezione estetica del desiderio di riscatto. Nel complesso e indubbiamente un allestimento tersicoreo di raffinata intelligenza: un balletto classico che dialoga con la tradizione senza restarne prigioniero, innestando la fiaba nella contemporaneità con lessico tecnico preciso, una forte impronta metanarrativa e una regia coreografica che coniuga rigore, visionarietà e ironia. Un'esperienza sensoriale e semantica che, pur mantenendo saldo il codice accademico, invita lo spettatore a interrogarsi — danzando — sul significato stesso del lieto fine. La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 27 dicembre 2025 |
Dopo la morte del nobile padre, Cenerentola vive come una serva nella dimora di famiglia, succube della matrigna e delle bruttissime sorellastre Anastasia e Genoveffa. Obbligata a svolgere i lavori più umili in casa, Cenerentola non ha amici al di fuori di alcuni simpatici topolini che abitano la soffitta dove dorme. Un giorno nel regno si diffonde la notizia che il Re ha indetto un grande ballo, perché il figlio trovi tra le giovani del regno la sua sposa. Cenerentola vuole partecipare all’ evento, ma la matrigna e le sorellastre glielo impediscono con la prepotenza. È allora che interviene la fata Smemorina, che con un potente incantesimo trasforma gli stracci della ragazza in un sontuoso abito da sera, una zucca in una carrozza, e i topolini in prodi destrieri. Cenerentola si reca così al ballo, il principe chiaramente se ne innamora subito. Ma la fata Smemorina si era raccomandata: a mezzanotte l’incantesimo si spezzerà, e tutto tornerà come prima. Nella fretta di fuggire dalla festa per non rivelare le sue vere condizioni al principe, Cenerentola fugge via e perde la leggendaria scarpetta di cristallo. Sarà a partire da quella che il principe la cercherà in tutto il regno. Cenerentola avrà bisogno dell’ aiuto di tutti i suoi amici (e di qualche colpo di bacchetta magica) per coronare il suo sogno d’ amore ancora una volta ostacolato dalle perfide matrigna e sorellastre (fonte: comunicato stampa).
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