Il maestro e Margherita
Roma, Teatro Trastevere, dal 16 al 21 dicembre 2025

Opera complessa ed originale, di non facile rappresentazione teatrale, densa di sottesi significati e fortemente critica verso la Russia sovietica dove il romanzo è ambientato.

Sono diversi i piani narrativi presentati nella rappresentazione “Il maestro e Margherita” in scena al Teatro Trastevere fino al 21 dicembre. Il famoso romanzo di Michail Bulgakov, uno dei più grandi autori del novecento, i cui capolavori, a causa della censura operata nel suo Paese, sono arrivati in Europa con anni di ritardo, unisce la sprezzante ironia del testo a profondi significati coniugando armoniosamente poesia e realtà. Per gli amanti della letteratura russa la storia è certamente molto conosciuta: uno scrittore in crisi creativa, una giovane donna che diventa musa ispiratrice, un diavolo che si insinua nella complessa vicenda tirandone le fila. Al centro del racconto un manoscritto che non riesce a vedere la luce, ma che, anche se distrutto, rinasce a vita propria perché, come ricorda il protagonista Woland “I manoscritti non bruciano”.
La drammaturgia proposta in questa versione del romanzo scava a fondo nella genesi tormentata del lavoro dell’autore, rimandando lo spettatore ad una turbolenta, illiberale ed atea Mosca degli anni trenta, dove l’oppressione è palpabile e gli intellettuali sono necessariamente piegati al regime. La storia d’amore tra lo scrittore (Andrea Lami) e la sua musa Elèna (Giulia Sanna) si sovrappone e si intreccia con quella del romanzo e sul palco si accavallano momenti diversi temporalmente ed emotivamente, suggestioni capaci di far emergere le varie personalità dei protagonisti. La regia di Miranda Angeli e Alfio Montenegro sceglie di adottare una struttura narrativa definita “a matrioska”, in grado di contenere al suo interno molteplici piani di recitazione e lettura: vicende umane e frammenti del romanzo si affiancano a lettere e narrazione di ricordi.
Dominante la figura di Woland (Francesco Polizzi) un bianco Satana che muove le fila della vicenda con il sovversivo intento di smascherare l’ipocrisia della società sovietica. I continui spostamenti di tempo e di luogo, di reale e fantasioso, rendono la rappresentazione estremamente dinamica con un ritmo incalzante e dialoghi serrati. Lo spazio scenico è totalmente invaso e le frequenti incursioni in sala con coinvolgimento del pubblico animano ulteriormente la narrazione. L’ironia dissacrante di Bulgakov, diventa strumento per stemperare la tragedia che si sta consumando ed anche il diavolo, seppure espressione del male della società, diviene un personaggio accattivante e ammaliatore del quale non si riesce ad avere timore. Molto simpatica la modalità di rappresentazione di una delle scene più famose del libro: Margherita che vola nuda  a cavallo di una scopa.
In questa rilettura teatrale del capolavoro di Bulgakov l’attenzione non può mai cedere, sia per l’incalzare degli eventi, che per la difficile interpretazione del testo, specie per chi non è un conoscitore del romanzo. Grande prova attoriale per i tre interpreti in grado di avvicendare scene divertenti con momenti di estrema drammaticità, in un alternanza tra cruda realtà e atmosfere surreali.
“Il maestro e Margherita” ricorda come la fantasia possa essere una via di fuga dalla cupa realtà e in questa rappresentazione i significati sottesi all’opera riescono ad emergere in tutta la loro importanza. Un romanzo immaginifico capace di portare lo spettatore a riflessioni sull’oppressione del potere, sull’importanza della cultura e della lettura, oltre che sull’energia che l’amore è capace di sprigionare. Considerazioni valide in ogni epoca e periodo storico, sempre attuali e di grande impatto che in questa rappresentazione appaiono più che mai condivisibili.



Questa recensione si riferisce alla rappresentazione del 16 dicembre 2025.

Il Maestro e Margherita
I manoscritti non bruciano
Tratto dall'omonimo romanzo di Michail Bulgakov
di Miranda Angeli e Alfio Montenegro
con
Andrea Lami
Giulia Sanna,
Francesco Polizzi
Aiuto regia Martina Sergi
Costumi di Benedetta Nicoletti
foto di scena: Chiara Cappiello

Nella Russia sovietica, Michail Bulgakov è in piena crisi creativa, a causa della continua censura a cui vengono sottoposte le sue opere. Da anni infatti lavora a un manoscritto che sembra destinato a non vedere mai la luce, ma l’incontro con Elèna, una sua ammiratrice che gli fa promettere di finire il libro a ogni costo, gli ridà speranza. In poco tempo, tra i due si instaura un’amicizia profonda, poi una passione tormentata, scandita dai frammenti della storia del diavolo Woland, giunto a Mosca per mettere sottosopra i suoi benpensanti cittadini. Così, le avventure narrate nel manoscritto prendono vita e si intrecciano alla storia d’amore tra Michail ed Elèna, resa impossibile dal matrimonio di lei, e alla vita dello scrittore che ingaggia una lotta impossibile contro il bigottismo del regime.
Michail Bulgakov è stato uno dei più grandi autori del Novecento, capace di unire la sua dissacrante ironia a una poetica, in realtà, piena di speranza. In molti casi, i suoi capolavori sono arrivati in Europa con molti anni di ritardo. Il Maestro e Margherita, per esempio, è stato completato nel 1940, ma è stato pubblicato nella sua forma non censurata solo nel 1989. In questo lungo processo editoriale, così come nel processo creativo, una parte fondamentale la ebbe Elèna Šilovskaja, l’ultima moglie di Bulgakov, nonché la persona che molti pensano abbia ispirato la figura di Margherita. Non è difficile immaginare come lo stesso Bulgakov si immedesimasse in parte nell’irriverente Woland, ma soprattutto nel tormentato Maestro. Nello spettacolo, così, il lavoro di Bulgakov sul manoscritto negli ultimi mesi della sua vita si intreccia e confonde con la storia del manoscritto stesso, dando vita a un racconto su più piani, a matrioska, con lo spostamento dinamico e continuo tra la realtà cupa di Bulgakov alla sua psichedelica immaginazione. L’atmosfera brillante e rock mette poi in risalto l’ironia pungente e trasgressiva dell’opera originale, senza però tralasciare il climax tragico che è intrinseco al tema della censura, e in questo senso un elemento fondamentale sta nella colonna sonora, composta da pezzi di diverse epoche, dai brani di Stauss ai successi più famosi dell’electric e glam rock degli anni Settanta e Ottanta.
(Fonte: comunicato stampa)

Teatro Trastevere
Via Jacopa de’ Settesoli 3
Roma
Prenotazioni: 06 5814004 – 328 3546847
www.teatrotrastevere.it

 


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