Romeo e Giulietta -Torino, Teatro Regio, dal 5 al 14 dicembre 2025

Il balletto Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev, rappresentato per la prima volta al Teatro Nazionale di Brno nel 1938, si staglia come una delle creazioni più insigni e durature della coreografia novecentesca.

Non si tratta soltanto di un adattamento musicale del dramma shakespeariano, ma di una vera e propria reinvenzione scenica, capace di tradurre in movimento e suono la tensione tragica che percorre l’opera originale. La partitura di Prokof’ev, vibrante e intensa, riesce a fondere la drammaticità incalzante con momenti di lirismo delicato, creando un tessuto musicale che accompagna lo spettatore in un viaggio emotivo di straordinaria ricchezza. La struttura narrativa, organizzata in quadri ben definiti, non è mai rigida: diventa piuttosto un mosaico dinamico che scandisce con precisione le tappe della vicenda, mantenendo sempre viva la tensione drammatica.
Uno degli elementi più celebrati dell’opera è l’uso sapiente del leitmotiv. Prokof’ev attribuisce a ciascun personaggio principale un tema musicale breve, incisivo, che si trasforma e si evolve insieme alla psicologia del protagonista. Questo procedimento consente di seguire con immediatezza l’evoluzione interiore dei personaggi, evitando ogni caduta nel sentimentalismo e mantenendo sempre un equilibrio tra intensità emotiva e rigore formale: così, il motivo di Giulietta, limpido e cristallino, evoca la freschezza e la purezza della giovinezza, mentre quello di Romeo, impetuoso e virile, restituisce la passione ardente e la forza del sentimento amoroso. Le danze di carattere, come quelle dei Capuleti, con la loro rudezza ritmica e la loro energia quasi brutale, richiamano invece la violenza sotterranea e il clima di conflitto che permea la società veronese.
Il Balletto del Teatro Nazionale di Praga propone la celebre versione ideata da John Cranko e presentata per la prima volta nel 1962 dal Balletto di Stoccarda. In una svolta epocale per la coreografia moderna, Cranko sceglie di abbandonare la pantomima convenzionale, privilegiando un linguaggio corporeo diretto e incisivo, capace di raccontare con chiarezza la vicenda e di scandagliare in profondità la psicologia dei personaggi. In questo modo, la narrazione diventa più fluida e immediata, e il gesto stesso si trasforma in parola, in veicolo di emozione e significato, superando in ciò il già straordinario allestimento originale di Lavrovskij, cui pure il coreografo sudafricano si è ispirato.
A rendere ancora più suggestivo l’impatto scenico contribuiscono le scenografie e i costumi di Jürgen Rose che, creando un ambiente sospeso tra realismo evocativo e stilizzazione raffinata, immergono lo spettatore in un contesto storico credibile, ma al tempo stesso carico di simbolismo. Ogni elemento visivo, dai colori ai dettagli architettonici, contribuisce a costruire un mondo scenico che amplifica il senso universale della tragedia senza smarrirne le coordinate storiche, rendendo la vicenda di Romeo e Giulietta non solo un dramma individuale, ma anche un affresco sociale e culturale.
Il Balletto del Teatro Nazionale di Praga si distingue per la precisione e l’energia con cui affronta i momenti più complessi della partitura, come la Danza del Popolo nella prima scena del secondo atto, eseguita con brio e dinamismo, capace di trasmettere la vitalità collettiva e la tensione sotterranea che prepara lo sviluppo tragico della vicenda. Tra gli interpreti spicca, per leggiadria e compostezza, la squisita Alina Nanu, eccezionale nel restituire lo slancio vitale di una Giulietta che, nell’opera di Prokof’ev, non è mai figura idealizzata, ma giovane donna in carne e ossa.
La direzione orchestrale del maestro Václav Zahradník completa l’insieme con vigore e intensità espressiva. La sua bacchetta guida i ballerini con sicurezza, sostenendo la fusione tra musica e gesto e permettendo alla partitura di sprigionare tutta la sua forza evocativa.
Il risultato è un’opera che, a distanza di quasi un secolo dalla sua creazione, conserva intatta la sua attualità e la sua capacità di emozionare. Lo spettacolo offerto al pubblico torinese diventa così non solo una riproposizione di un capolavoro, ma anche una testimonianza della sua perenne modernità, della sua capacità di parlare ancora oggi con voce universale e di toccare corde profonde dell’animo umano.



La presente recensione si riferisce alla rappresentazione del 4 dicembre 2025


Romeo e Giulietta

di Sergej Prokof'ev

coreografia John Cranko
direzione artistica Filip Barankiewicz
direzione d'orchestra Václav Zahradník
messa in scena Jane Bourne
scene e costumi Jürgen Rose
luci Jürgen Rose, Valentin Daumler


Solisti e corpo di ballo del Balletto del Teatro Nazionale di Praga
Libretto di Sergej Prokof'ev e Sergej Radlov


Nuovamente ospite a Torino dopo La bella addormentata di Čajkovskij andata in scena nel 2023, il Balletto del Teatro Nazionale di Praga porta sul palco del Regio Romeo e Giulietta di Prokof’ev. Alla compagnia ceca, composta da danzatori di diciotto nazionalità diverse, è richiesto di dare corpo a un’ampia varietà di sentimenti, dall’aggressività alla tenerezza, seguendo i ritmi della ricchissima partitura nella storica coreografia di John Cranko. La struttura musicale del balletto accosta in pannelli policromi, dai colori accesi come un’iconostasi ortodossa, scene e personaggi della tragedia di Shakespeare.

Romeo e Giulietta sarebbe dovuto andare in scena per la prima volta al Teatro Bol’šoj di Mosca, ma una serie di contrasti tra Prokof’ev e il teatro sovietico fecero sì che il balletto vide la luce a Brno, non lontano da Praga, nel 1938. Inizialmente si pensò a un lieto fine, con la scusa dell’impossibilità di mettere in danza il momento della morte, cosa che infine Prokof’ev si risolse di attuare: l’esito fu mirabile, grazie alle qualità visive della sua scrittura musicale, che spinsero in quello stesso anno Ėjzenštejn a collaborare con lui. In effetti Prokof’ev arrivò qui a una sintesi delle due tendenze che si dibattevano in lui: quella barbarica e disgregatrice (di opere come la Suite scita) e quella che anelava a una classicità sentita come perduta. Il lavoro riuscì così bene che Prokof’ev trasse tre suite sinfoniche da Romeo e Giulietta, la seconda delle quali comprende quella che è forse la sua pagina più celebre, la Danza dei cavalieri.
(fonte: comunicato stampa)



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