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Ci sono dei grandi interrogativi che si celano, senza troppe maschere, dietro sceneggiature travolgenti: che cos’è davvero una relazione? Quanto bene pensiamo di conoscere le persone che amiamo? Come e perché ci si fida? È quasi come se il regista, Paolo Genovese, avesse deciso di abbattere la quarta parete e far partecipare lo spettatore al gioco che architettano i sette interpreti nella storia. La vicenda è questa: quattro uomini, amici da una vita, si ritrovano a cena a casa di uno di loro in compagnia delle mogli che a loro volta sono diventate amiche. È una tranquilla serata primaverile, sembra una rimpatriata nostalgica, finché a tavola, durante la cena i commensali non decidono di sfidarsi, riflettendo su quanto l’avvento dei social abbia totalmente cambiato le dinamiche intrapersonali. La cena va avanti e mentre dall’antipasto si arriva al dolce, il dramma si fa sempre più intenso. Tensioni, mezze verità, tradimenti e intrighi assolutamente familiari vengono a galla, e il gioco procede mietendo sempre più vittime. Non è tanto interessante analizzare la portata di ciò che viene scoperto durante questa cena, quanto piuttosto qual è il vero significato dietro a queste pesanti rivelazioni. E ciò che più affascina di un film del genere è proprio che il significato, e naturalmente il significante, è personale e cangiante. Per capire davvero cosa ci sia nella mente di Paolo Genovese, cosa volesse imbastire e perché, occorrerebbe guardare e riguardare questa pellicola. È come un libro cult, che assume un senso diverso ogni volta che viene letto, in base al momento della vita in cui viene ri-letto. Esiste una relazione vera? È questo che viene spontaneo domandarsi dopo aver concluso la visione, scoprendo che in realtà si è basato tutto su una fantasia, perché la disputa non è mai iniziata. Ma è la sceneggiatura a intervenire, sono gli scatti che immortalano i piccoli dettagli dall’inizio alla fine: un paio di orecchini accanto al telefono di Eva, uno scambio di sguardi tra Rocco e Cosimo, il silenzio forte mentre Beppe si manifesta senza più fiducia negli amici di una vita. O ancora il rossetto che Bianca mette dopo aver realizzato di star vivendo qualcosa che non aveva mai voluto davvero e il fondamentale momento di diverbio tra Carlotta e Lele. Quali tradimenti sono più consoni? In che modo è più accettabile, verrebbe da dire decoroso, essere sleale? Questo film lascia lo spettatore con più domande di quante ne avesse prima di assistere alla pellicola, ed è così che dovrebbe essere. Anche se tutto sembra tornare normale dopo l'eclissi a cui i sette assistono, ci sarà davvero una normalità? Alla fine, che fosse un sogno o meno, la solitudine fa da padrona finché si sceglie il male minore. Quest’opera è in commercio dal 2016 e, ancora dopo nove anni, merita di essere rivista, per interrogarsi su ciò che riaffiora dalle nostre disilluse quotidianità. |
Perfetti sconosciuti Anno: 2016
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