|

Edipus 30 anni dopo di Tiezzi-Lombardi al Piccolo Teatro Studio Melato: una occasione da non perdere!
Non so se gli anniversari mi piacciono, ma hanno il pregio di offrire l’opportunità di rimediare a errori e sfortune: così 30 anni dopo chi non c’era, chi non poté o non seppe assistere all’evento ha ora il privilegio di poter vedere nuovamente l’Edipus di Testori nella memorabile interpretazione di Sandro Lombardi, con la pluripremiata regia di Federico Tiezzi: occasione da non perdere, da andarsela a cercare anche in un’altra città se non si riesce ad andare al Piccolo. Un cervo e un cardinale ci accolgono nel prologo con le parole di Lombardi che fin dall’inizio spiega e giustifica il suo essere attore qui e ora: una dichiarazione programmatica d’amore.
“Eccomi a portare in scena non soltanto quelle parole e quella lingua – ma anche la gioia, la paura, l’azzardo di un corpo diverso, di una fatica maggiore; porto in scena quella lontananza, simile alla luce di certe stelle, di cui non possiamo sapere se siano già morte o splendano ancora, più intense di prima. Il mondo è cambiato: s’è incupito, incattivito. Eppure siamo qui, ancora una volta, per scrutare quest’uomo, questo linguaggio, questa teatralità, e per risuscitare i segni di un contagio, di una misteriosa notte oscura che trova nel teatro parola e guarigione.“ (Sandro Lombardi)
Un cervo e un cardinale: in questa immagine è anche una sintesi della figura di Testori come drammaturgo, critico d’arte, scrittore e uomo. Così ci viene ricordato che fu Testori a far conoscere in Italia Francis Bacon e le sue tormentate visioni. Nello stesso tempo il cervo evoca le radici dell’opera e del teatro nel mito greco di Dioniso. Ma quello del cervo è anche un simbolo del sacrificio di Cristo e dunque ci ricorda la profonda e tormentata fede che caratterizzerà la vita e l’opera di questo incredibile e per certi versi misconosciuto intellettuale. Già tanta suggestione e commozione, e l’opera non è ancora iniziata. Ancora il buio in sala e di nuovo luce, una luce su quel magnificente straccione, quell’ossimoro umano che è lo Scarrozzante, nello stesso tempo “Re mitrato et papante” e povero uomo solo, reietto e abbandonato. Una creatura che affonda le sue radici negli umori stessi della vita, quelli più bassi, reali, corporali, che Gaudenzio Ferrari rappresentò nel Sacromonte di Varallo tanto ammirato da Testori e che di certo era nel suo substrato iconografico e simbolico quando si fece affascinare dai ricordi dei guitti sul carro di Tespi e scrisse per Franco Parenti quell’incredibile trilogia di cui Edipus è l’ultimo atto. E la voce arriva, quella voce dell’attore che sola rende viva la lingua, che la fa sbalzare fuori inusitata eppure perfettamente comprensibile. Tanto si è scritto sulla lingua di Testori e sulla interpretazione di Lombardi: qui si descriverà soltanto la meraviglia di chi ha potuto almeno in questa occasione esserci, essere testimone di questo miracolo del teatro. La trama impasta le vicende dei personaggi con le disavventure del capocomico, rimasto solo in scena a rappresentare la tragedia di Sofocle, con l’unico aiuto di un distratto tecnico interpretato da Antonio Perretta. Nell’urgenza di portare alla luce la verità del mito, lo Scarrozzante crea un Edipus che uccide consapevolmente il padre Laio e altrettanto consapevolmente commette incesto con sua madre Giocasta e nello stesso tempo ci sollecita con un impulso di vita totale. Tenterà persino di trasmettere il germe del teatro al tecnico improvvisamente promosso attore, ma verrà trafitto da una improvvisa mitragliata che sembra uscita dagli anni di piombo. Erano gli anni della genesi dell’opera testoriana, anni in cui gli emigrati erano di Nerviano, anni evocati anche con il sottofondo musicale di Un anno d’amore di Mina e della mala cantata dalla Vanoni. Ma quello che rende eterna quest’opera, che la porta al di là della citazione storica della stella rossa con falce e martello incastonata sulla mitra coronata di Laio, è la bruciante verità che traspare attraverso gli strati della finzione, quella verità che ci restituisce la voce autentica di un vecchio che ancora chiama la mamma morta e ne invoca i baci. Il mito remoto, i passati più o meno prossimi e il presente buio di un mondo incattivito, tutti coesistono su questo palcoscenico grazie alla grande magia, e Tiezzi e Lombardi ce lo vogliono ricordare in tutti i modi celebrando il teatro e anche se stessi, maestri di quest’arte “metafisica, patafisica e metabolica” che ci fa ridere e piangere e pensare.
La presente recensione si riferisce allo spettacolo del 25 novembre 2025
|
|

EDIPUS di Giovanni Testori 30 anni dopo
uno spettacolo di Federico Tiezzi e Sandro Lombardi
con Sandro Lombardi e Antonio Perretta regia Federico Tiezzi scene Pier Paolo Bisleri costumi Giovanna Buzzi luci Gianni Pollini regista assistente Giovanni Scandella produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Fondazione Teatri di Pistoia e Associazione Giovanni Testori con il sostegno del Comune di Firenze, Regione Toscana e MiC
.jpg)
A trent’anni di distanza, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi portano nuovamente in scena, al Teatro Studio Melato, dal 25 al 30 novembre, l’ultimo capitolo della Trilogia degli scarrozzanti di Giovanni Testori: la vicenda tragica e grottesca, narrata in una lingua dirompente, di un capocomico costretto a interpretare, da solo, sera dopo sera, l’Edipo di Sofocle. Federico Tiezzi e Sandro Lombardi tornano, a trent’anni dal loro primo allestimento, sul dirompente e rivoluzionario Edipus di Giovanni Testori. Lo spettacolo, nel 1994, a pochi mesi dalla scomparsa dell’autore, riapriva coraggiosamente il discorso sulla sua drammaturgia. Con Edipus lo scrittore di Novate aveva concluso, nel 1977, la Trilogia degli Scarozzanti: fantastica reinvenzione del mondo grottesco e disperato di una compagnia di guitti, in cui Sofocle e Shakespeare convivono con l’avanspettacolo, il melodramma con il varietà, il mito con il quotidiano. Protagonista è un capocomico che porta in scena la tragedia di Sofocle da solo, interpretando tutti i ruoli e arrivando a confondere, nel corso della rappresentazione, il piano del racconto con quello della sua disastrata vicenda biografica. Scritto nel 1977 per il talento di Franco Parenti, il testo, che segue L’Ambleto e Macbetto, ha trovato in Lombardi un altro interprete ideale. «Chi avrebbe potuto immaginare – scrisse infatti Franco Quadri – che sarebbe toccato a un toscano del Casentino divenire l’interprete ideale di Giovanni Testori?» (fonte: comunicato stampa)

Piccolo Teatro Studio Melato
Via Rivoli 6 20121 - Milano Tel: 02 21126116
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
ORARIO SPETTACOLI: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16
|